La Guerritore con “L’anima buona di Sezuan” omaggia Strehler

Guerritore

Monica Guerritore ha appena tributato al Teatro Quirino il suo omaggio a Strehler che nel 1981 metteva in scena questa versione de L’anima buona di Sezuan del grande Bertolt Brecht.

La Guerritore, regista e interprete del grande lavoro del drammaturgo tedesco, dice del suo ultimo lavoro: “Mettere in scena la meravigliosa parabola di Brecht risponde alla missione civile e politica del mio mestiere. Teatro civile, politico, di poesia”

E l’emozione che si prova dopo aver assistito allo spettacolo è proprio la consapevolezza della propria condizione umana, tragica nella mancata corrispondenza tra senso morale e riconoscimento sociale.

Perchè la parabola che la Guerritore interpreta nello splendore della sua maturità umana e artistica appartiene ad ognuno di noi e provoca quel languore esistenziale che dovrebbe avere la funzione etica del riconoscimento di sentimenti come l’empatia, la solidarietà, la giustizia.

La storia si svolge nella capitale della provincia cinese del Sezuan dove giungono tre dèi alla ricerca di qualche anima buona e ne trovano solo una nella prostituta Shen Te, che accorda loro ricovero per la notte.

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Foto di Luigi Cerati

Il compenso per tale atto di bontà è una tonda sommetta, mille dollari d’argento, ossia, per Shen Te, la possibilità di vivere bene.  Ma il compenso è accompagnato dal comandamento di continuare a praticare la bontà.

La povera Shen Te apre una tabaccheria e si trova subito addosso uno sciame di parassiti, falsi e veri parenti bisognosi, esigenti fino alla ferocia, da cui Shen Te è costretta a difendersi; per farlo, una notte, si traveste da cugino cattivo e spietato con tutti.

Iniziano così una serie di colpi di scena tra i quali l’Amore, sentimento ingrato e redentore allo stesso tempo.

Nell’Anima buona di Shen Te risiede la fatica e il disincanto di resistere alla durezza del destino che condanna i poveri a distruggersi tra simili e ad annullare persino le caratteristiche di umanità.

Sono tempi duri ed attuali quelli che che vengono narrati da Monica guerritore nello stile del suo Maestro. L’architettura delle luci di Pietro Sperduti è notevole così come le scene di Luciano Damiani.

Come unico appunto, avrei preferito una parte finale più essenziale e minimalista nella struttura e nella scenografia ma la grande statura della protagonista ha reso il contorno, anche se a tratti enfatico, poco rilevante sul piano dell’efficacia.

I personaggi e interpreti (in ordine alfabetico) sono Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni e Lucilla Mininno.

Uno spettacolo che segna la nuova giovinezza di Monica Guerritore.

Antonella Rizzo

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