Fallisci facile: non ho bisogno di te, se ho i biscotti o il tabacco!

Fallisci facile - Dominio Pubblico

“Fallisci facile”, testo e regia di Alessia Giovanna Matrisciano, è andato in scena al Teatro India di Roma, in occasione del Festival della creatività Under25 “Dominio Pubblico”.

Nello spettacolo “Fallisci facile” ci sono un uomo e una donna. E un’altra donna.

La scena un po’ buia si apre sull’altra donna, che traccia una linea bianca di separazione tra due corpi addormentati in una specie di bozzolo. Due giovani sono sdraiati sul pavimento di legno, coperti da lenzuoli di leggerissima plastica trasparente. L’altra donna li scopre e inizia il dialogo/non dialogo.

Lei è una tabagista, che vuole smettere di fumare. Lui sembra farle da coach. Ma a sua volta ha un problema con il cibo, non fa che pesarsi, guardarsi la “ciccia”. Il fitness dovrebbe aiutare lei a combattere gli attacchi di astinenza, lui a dimagrire, forse.

I due battibeccano e si sfidano a colpi di biscotti. Dei biscotti lei sente il bisogno per sostituire le sigarette. Dei biscotti lui ha voglia, perché è dipendente dagli zuccheri trasformati.

L’altra donna è incinta e confusa: non sa se vuole più essere madre o mandare a quel paese la propria di madre, decisamente invadente. Vive la futura maternità come una scelta obbligata, desidera la libertà. E’ isolata dagli altri due, del cui rapporto sembra essere solo spettatrice.

Fallisci facile

L’autrice ed i protagonisti sembrano volerci dire, in modo originale, qualcosa di importante sui rapporti uomo-donna.

I due aspiranti amanti restano tali, però, non a causa delle loro dipendenze, ma grazie alle loro dipendenze. La nicotina e il cibo sembrano mezzi per colmare dei vuoti. Una volta riempiti questi ultimi, non sembra esserci più bisogno di cercare l’altro da sé, un uomo, una donna. Per questo “fallisci facile”. La dipendenza diventa un alibi. “Fallisci facile” se te ne resti da solo e ti ripieghi tu te stesso.

I tre attori, Valentina Fornaro, Giacomo De Rose e Chiara De Concilio, sono molto bravi a interpretare il disagio e la solitudine dei personaggi in modo ironico e crudele insieme, quasi fastidioso. Il meccanismo di minima interazione fra i tre sembra perfetto.

L’allestimento incuriosisce fin dall’inizio, quando agli spettatori vengono offerti proprio i biscotti oggetto di dipendenza. Colpisce la scena del tentativo di contatto vero tra lei e lui: si abbracciano sotto il lenzuolo leggero di plastica. Ci provano e ci riprovano a stare davvero vicini.

La trama è quasi inesistente ed i messaggi che si vorrebbero veicolare restano alquanto misteriosi. Ma, in fondo, è soprattutto uno spettacolo sulla fragilità e questo Alessia Giovanna Matrisciano e gli interpreti sono riusciti a trasmetterlo bene.

Stefania Fiducia

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