T.S. Eliot al Gasometro: “The Waste Land” in scena al Teatro India

Locandina di "The Waste Land" di Esercitazioni Invisibili.

A chiusura del festival Dominio Pubblico al Teatro India va in scena The Waste Land, una originale rilettura del testo di T. S. Eliot ad opera della compagnia Esercitazioni Invisibili.

Audace è l’esperimento di Simone Giustinelli, il giovane regista di The Waste Land. Lo spettacolo è una rilettura del capolavoro del 1922 di T. S. Eliot. Com’è noto, il poeta articola in cinque sezioni una lirica polifonica che descrive Londra e l’Occidente come Terra Desolata.

Locandina di "The Waste Land" di Esercitazioni Invisibili.
Locandina di “The Waste Land” di Esercitazioni Invisibili.

Lo spettacolo, dunque, si basa innanzi tutto sul testo di Eliot, che viene recitato in parte da voci fuori campo – per cui a volte si perde, bisogna ammetterlo, un po’ d’effetto – e in parte dagli attori. Un personaggio maschile (Cesare D’Arco) si aggira irrequieto nella terra desolata. Tre donne (Giulia Adami, Dacia D’Acunto, Noemi Francesca) gravitano attorno a lui. Adombrano le figure del poema, la Dama delle Rocce, la Ragazza dei Giacinti, Lil.  Lo amano, lo odiano, cercano di abbracciarlo e di divorarlo. Ora si intrecciano con lui in amplessi poderosi, ora lo sbranano come una preda. In alcuni momenti non pronunciano parole comprensibili ma sono pervase da gemiti e urla disumane.

Questa danse macabre è accompagnata da musiche (di Giorgio Stefanori) che spaziano dai toni lugubri a quelli patetici. Così anche le luci (Cristiano Di Nicola) illuminano sapientemente i diversi scenari, scandendo le visioni dipinte dal testo di Eliot. Vengono ripercorsi i diversi episodi: Il seppellimento dei morti, Una partita a scacchi, Il sermone del fuoco, Morte per acqua, Ciò che disse il tuono.  Le varie figure, Fleba il Fenicio, Tiresia e gli altri si avvicendano sul palco tramite una gamma diversificata di rese sceniche. I vari episodi sono drammatizzati e ogni nucleo ha una vita propria.

Città irreale,
Sotto la nebbia marrone d’un’alba d’inverno,
La gente si riversava su London Bridge, tanta
Ch’io non avrei mai creduto che morte tanta n’avesse disfatta.

 

La Terra Desolata, nell’idea di Eliot, è gravida di significati. È la terre gaste che i cavalieri medievali devono attraversare alla ricerca del Santo Graal. Al tempo stesso è anche l’Europa del dopoguerra, nonché la Londra contemporanea, in cui la folla sul London Bridge trasuda ignavia dantesca.

Per Esercitazioni Invisibili, però, la Terra Desolata è anche un’altra. È la landa all’ombra del Gasometro (menzionato nello spettacolo) e l’ex-fabbrica divenuta Teatro India. Il poema di Eliot crea dell’arte proprio a partire da un quadro desolante. Allo stesso modo, si può dire che lo spettacolo si erge sulle rovine dell’archeologia industriale e fa anche di questo la sua arte.

I cavalieri del ciclo arturiano erano vittime di sortilegi ed illusioni nella loro ricerca del Graal. La loro missione era costellata di ostacoli. La terra desolata, dunque, è anche quel Teatro dell’Orologio ora chiuso, per il quale lo spettacolo era originariamente destinato. Questo ostacolo non ha frenato la compagnia e, anzi, probabilmente ha arricchito la gestazione dello spettacolo, che è ha visto infine la luce il 4 giugno al Teatro India.

Al di là di tutto, forse questo è il merito più grande di The Waste Land. L’aver inglobato le desolazioni contemporanee in un discorso che, poiché già verteva sulla desolazione, non ne ha perso in valore, bensì ne ha guadagnato. E se l’operazione di Simone Giustinelli ci sembra audace, ricordiamoci, con il poeta, che a volte audentes fortuna iuvat.

Davide Massimo

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