“Una ragazza lasciata a metà” è una storia dominata dal trauma del sesso

"Una ragazza lasciata a metà" è una storia dominata dal trauma del sesso

Una ragazza lasciata a metà, con Elena Arvigo e scritto da Eimear McBride, racconta con forza dolorosa la distruzione di un’anima fragilissima.

Roma 7.11.17 || Al Teatro Argot Studio è andato in scena Una ragazza lasciata a metà, testo tratto dal romanzo omonimo della scrittrice irlandese Eimear McBride, con regia di Elena Arvigo e Giuliano Scarpinato.

Lo spettacolo è una lettura articolata tra leggii e cumuli di foglie, in cui Elena Arvigo, unica interprete, sa costruire dinamismo e sentimento. L’attrice rende con fedeltà la scrittura frammentaria, da flusso di coscienza, dell’autrice, stregando l’aria che la circonda. Complice della riuscita della messa in scena è la traduzione di Riccardo Duranti, traduttore italiano di Raymond Carver, che ha curato l’uscita del libro di McBride per Safarà Editore.

Il trauma del sesso

Ciò che accade in Una ragazza lasciata a metà è frutto della fantasia della scrittrice. Il mondo cattolico irlandese di una giovane senza nome è da manuale. Nel romanzo, la protagonista ha un fratello malato di cancro al cervello e una madre umorale, abbandonata dal marito e impegnata a pregare per la salute del figlio.

Durante la prima adolescenza, la ragazza viene molestata dallo zio. Questo evento, un vero e proprio stupro, è descritto come un’iniziazione al trauma del sesso, dal quale la protagonista non saprà più liberarsi. Il sesso diventerà in età adulta annichilimento e illusione di potere. A letto con decine di partner, cercherà l’umiliazione nella violenza, ripetendo l’esperienza dello stupro.

Nulla si può detrarre al lavoro di Elena Arvigo. La vicenda di Una ragazza lasciata a metà è talmente vissuta dall’attrice da avvolgere il pubblico nel dolore e nella crudezza delle parole. L’unica nota negativa è da ricercarsi nel testo di Eimear McBride. Non nello stile, quanto nella scelta di far concatenare una serie di sofferenze e aggressioni che, senza la mediazione attoriale, sfiderebbero la soglia della credibilità.

Gabriele Di Donfrancesco

@GabriDDC

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