Arkady di Anonima Sette lotta per non sbandare sul palco

Arkady di Anonima Sette lotta per non sbandare sul palco
Arkady di Anonima Sette lotta per non sbandare sul palco

Arkady di Anonima Sette è un viaggio in camion nella notte che però trascura la complessità delle sfere emotive

Roma || Arkady di Anonima Sette, andato in scena il 23 gennaio al Teatro Trastevere, è la storia di un giovane camionista, che non convince per sovraccarico di tematiche. Scritto da Giacomo Sette con regia di Azzurra Lochi, in Arkady troviamo Giulio Clerici (Arkady), Simone Caporossi (padre di Arkady), Alice Giorgi (ragazza), Ana Kusch (entità).

Camionisti

Lo spettacolo nasce da uno studio mostrato in anteprima al Carrozzerie not il 21 aprile 2017. Arkady è il nome del ragazzo di origini moldavo-russe che per non addormentarsi alla guida del suo camion nella tratta Taranto, Cabo de Roca (Portogallo), Le Havre (Francia) parla da solo. Si trova così ad interagire direttamente con i propri ricordi, evocati intorno a lui nelle lunghe fasi di insonnia alla guida o nei più probabili colpi di sonno. Raccontare è l’abilità del nostro Arkady, che avrebbe preferito fare il poeta.

Le dure condizioni di lavoro dei camionisti, in particolare gli incidenti per colpi di sonno, sono un argomento raro per il teatro. È dunque apprezzabile che Giacomo Sette abbia scelto di parlarne. La musica dal vivo di Ana Kusch e il canto di Alice Giorgi sono una sorpresa e danno un dinamismo ben pensato alla narrazione.

Gli attori in scena, però, non riescono a stare nel personaggio. Giulio Clerici sa essere Arkady quando di fatto si presenta come un semplice ragazzo, coetaneo del giovane attore, alle prese timidamente con l’amore. Quando Arkady è un camionista, un uomo che fa un lavoro dagli orari impossibili, costantemente in cabina, con le mani screpolate e spaccate al volante, Giulio Clerici non è più credibile. Non aiuta la scelta drammaturgica di creare un personaggio di origini straniere. Nemmeno analizzarne i retroscena ideologici, i vissuti, in meno di un’ora. Non migliora unirvi una componente fiabesca di lunga durata. Un insieme di topoi narrativi e citazioni.

Ex dissidente sovietico: l’età è tutto

Qualcosa di simile accade a Simone Caporossi, padre di Arkady, un ex dissidente sovietico negli anta inoltrati. Come potrebbe, senza essere comico, un attore di vent’anni interpretare un ex dissidente sovietico oltre i sessanta, questa era una domanda che andava posta in regia molto prima dello spettacolo. Meglio Alice Giorgi e Ana Kusch, non brillanti ma sì nel personaggio.

Non tutti i ruoli sono alla portata di un attore fin dall’inizio della sua carriera. Molti lo saranno quando sarà entrato in una fase matura, dopo decenni. A meno di non voler adottare criteri brechtiani, dadaisti, insomma, d’avanguardia o straniamento, l’età dell’attore conta tanto quanto l’età del personaggio. Se invece questa era l’intenzione, l’effetto non è stato quello sperato.

Gabriele Di Donfrancesco

@GabriDDC

Foto di Giulia Castellano

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