Chi ha paura di Aldo Moro. Lo spettacolo che rilegge un momento chiave della nostra storia

Chi ha avuto paura di liberare Aldo Moro? Può uno Stato che si dice democratico non tentare qualunque strada per liberare l’ostaggio? E chi oggi, a distanza di quarant’anni dai fatti, ha ancora paura di Aldo Moro?

Chi ha paura di Aldo Moro di Giovanni Gentile, è innanzitutto uno spettacolo coraggioso che condensa, in poco più di un’ora, un dramma dal quale il nostro paese non sì è mai davvero ripreso. Sulla scarna scena, composta da alcuni pannelli mobili, rigorosamente rossi, uno sgabello e un drappo della Brigate rosse, si muove una sola attrice, la bravissima Barbara Grilli, che da voce ai protagonisti del nostro undici settembre, lasciando la parola direttamente alla storia. Da Barbara Balzerani, una delle brigatiste del commando di via Fani, a Francesco Zizzi, uno dei cinque uomini della scorta, al suo primo giorno di lavoro accanto al politico pugliese in quel drammatico 16 marzo e ad altri  protagonisti che animano la scena, attraverso racconti, sensazioni, ricordi, emozioni.

Barbara Grilli, in questo caleidoscopio di fatti e personaggi, interpreta anche lo schivo maresciallo Leonardi e naturalmente Moro, colui che coraggiosamente stava aprendo ai comunisti, non rendendosi conto di firmare, così, la sua condanna a morte.

Chi ha paura di Aldo Moro, dopo essere stato portato su diversi palcoscenici italiani, è approdato, lo scorso weekend, a Roma, al Teatro Furio Camillo, un piccolo scrigno, dove il teatro civile è da sempre di casa.
Chi ha paura di Aldo Moro è un racconto plurale fra fatti, misteri, supposizioni, ipotesi e drammatiche certezze. Il resoconto minuzioso di quei 55 giorni, dal primo sanguinoso capitolo, fino all’inevitabile epilogo del 9 maggio, osservato da più punti di vista, da occhi che indagano e da bocche che testimoniano.

Da via Fani a via Caetani, dalla prigione di via Montalcini alla messinscena di un funerale con una bara vuota, un filo mai reciso che unisce a fatica un paese lacerato.

Questo bellissimo e coraggioso spettacolo prova fare nomi, a citare fatti, a svelare incredibili retroscena, come quello del 4 agosto del 1974, l’inizio di una stagione orribile.
Quattro anni prima di via Fani, Moro fu fatto scendere in fretta da un treno fermo alla stazione Termini di Roma e diretto in Trentino. A convincere l’onorevole democristiano fu un dirigente del Ministro degli Interni. Quel treno partì senza Moro, ma con un carico esplosivo che detonò alcune ore dopo, uccidendo 12 persone, e ferendone più di cinquanta.

Quello è solo uno dei mille misteri del caso Moro, tasselli che riemergono con forza nel corso dello spettacolo, trovando alla fine la loro drammatica, incredibile collocazione.

Fatti più noti, come quello della famosa seduta spiritica alla quale partecipò anche l’ex presidente del consiglio Romano Prodi, o più caliginosi, come il mancato arresto di Mario Moretti.

Il futuro capo delle Brigate Rosse, il 6 settembre 1974, grazie a una soffiata, venne avvisato di non presentarsi all’incontro con Renato Curcio e Alberto Franceschini. Moretti, inspiegabilmente, non avvisò i due compagni che, invece, a Pinerolo, il luogo dell’incontro, l’8 settembre, trovarono i carabinieri diretti dal generale Dalla Chiesa. I fondatori delle Br furono arrestati e il vertice dell’organizzazione terroristica decapitato. Leader incontrastato del movimento divenne Mario Moretti, il regista di tutta la vicenda Moro.

Uno spettacolo, quello della Compagnia Teatro Prisma, (diretta dal bravissimo Giovanni Gentile e che ha all’attivo 8 produzioni con oltre 300 repliche, alcune delle quali anche in Francia e i Australia), che si inserisce di diritto nell’alveo del teatro civile, scoprendo carte di un giallo mai risolto, mostrando una cicatrice mai completamente rimarginata.

Quando cala il sipario e la bravissima Barbara Grilli riceve i meritatissimi applausi, nell’atmosfera della sala rimangono sospese, come gocce di pioggia mai cadute, mille rabbiose domande. Una, più di tutte, però, sferza davvero ed è quella pronunciata da Francesco Zizzi, per tutti Franco:

«…ma poi chi l’ha vinta questa guerra? Io sono morto e quelli si sono fatti trent’anni di galera. E allora dove sono i vincitori? Lo Stato? Quale Stato? Il mio, no di certo.»

Maurizio Carvigno

Nato l'8 aprile del 1974 a Roma, ha conseguito la maturità classica nel 1992 e la laurea in Lettere Moderne nel 1998 presso l'Università "La Sapienza" di Roma con 110 e lode. Ha collaborato con alcuni giornali locali e siti. Collabora con il sito www.passaggilenti.com

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