Luci, colori e glamour: Priscilla la regina del deserto!

priscilla la regina del deserto

Altra esclusiva regionale, al teatro delle Muse. Priscilla, la regina del deserto ha scaldato il palco (e non solo) di Ancona.

Priscilla la regina del deserto è spettacolo puro, nel senso più letterale del termine. Luci, costumi, musiche e coreografie si fondono in un unico complesso che racconta, con successo, la storia on the road delle tre drag queen australiane.

Il musical, ispirato all’omonimo film del 1994, recupera la medesima trama, ricorrendo in alcuni punti significativi agli stessi dialoghi.

Eppure quello in scena è un prodotto molto diverso. E per fortuna, aggiungerei.

Con questo non voglio dire che il film sia brutto o mal riuscito. Semplicemente è un prodotto artistico diverso, con possibilità espressive molto diverse. La bravura di chi approccia un genere o un altro sta proprio nella capacità di sfruttare al massimo le potenzialità del genere stesso.

Concretamente, cosa vuol dire questo? Che l’aspetto coreografico, scenografico e canoro nel musical supera il predecessore (che, tuttavia, non si era risparmiato affatto su questo fronte!). Il sipario si apre con un trionfo di luci e musica, le quali proiettano il pubblico dentro un’atmosfera inusuale ma che, allo stesso tempo, proibisce di restarne estraneo. Indifferente.

La pellicola di Elliott aveva trattato negli anni novanta una tematica ancora del tutto attuale, mescolando bene la leggerezza della commedia al dramma sociale. Nel loro viaggio, i personaggi non devono cercare  nulla. Hanno già trovato la loro identità. Escono dalla città e compiono questo viaggio per far vedere a noi, il loro pubblico dentro e fuori dalla finzione, il loro rapporto (complesso) con la società.

Tutto questo viene preso e riportato sul palco del musical. La tematica sociale è molto forte e non viene mai abbandonata. Ma i metri del musical sono altri rispetto a quelli del film. Lo abbiamo detto. Anche l’aspetto psicologico scorre in secondo piano, sebbene non venga mai trascurato. Persino le scene più crude, quelle che nel film lasciano con l’amaro in bocca, vengono mitigate dal fascino delle coreografie e dallo splendore dei costumi.

Prendiamo ad esempio la scena del tentativo di violenza nei confronti di Felicia. Chi conosce già la storia, sa bene a cosa la nostra eroina va in contro. Eppure, durante lo spettacolo non può far a meno di muoversi a tempo con quelle musiche, non può che restare affascinato dagli espedienti usati per mimare la “caccia all’uomo”.

Tutto questo non vuol dire che il musical abbia snaturato il film. Al contrario. Se il musical fosse stato troppo fedele, non sarebbe stato che una brutta copia e sarebbe mal riuscita proprio perché avrebbe opacizzato i suoi punti di forza.

Priscilla la regina del deserto è spettacolo puro. Possiamo dirlo a gran voce.

I protagonisti Manuel Fratini, Mirko Ranù e Christian Ruiz hanno reso degna giustizia ai loro personaggi. Perfettamente calati nella parte, con delicatezza e sobrietà. Il rischio di cedere alla caricatura, alla macchietta è davvero alto se si indossano dei cappelli piumati o dei top ricoperti di lustrini. Ma sono stati bravi e hanno eluso tutto questo con un movimento di bacino ben riuscito raccontandoci con simpatia e rispetto un mondo diverso da quello che di solito vediamo uscendo di casa.

Priscilla la regina del deserto resterà al teatro delle Muse di Ancona fino al 6 gennaio. Se volete un consiglio per la befana, datemi retta. Fatevi un regalo: andatelo a vedere!

Serena Vissani

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