Un mondo intero che si chiama “Respiro” al Teatro Argentina

“Respiro” di Riccardo Vannuccini, andato in scena dal 28 al 30 giugno al Teatro Argentina, racconta tante storie ed una storia insieme: quella dell’immigrazione e della speranza

Ognuno di noi ha una speranza, ognuno di noi vive di speranza. Ci sono diverse tipologie di speranze: speranza di trovare lavoro, speranza di avere una famiglia ma anche di non averla, speranza di essere circondato da persone che ci amino e ci sappiano comprendere. E la speranza è anche il motore che spinge i ragazzi provenienti dalle parti più povere del mondo a cercare una vita migliore. Questo è alla base di “Respiro” di Riccardo Vannuccini, seconda parte della trilogia del Teatro del Deserto andato in scena dal 28 al 30 giugno al Teatro Argentina.

Teatro Argentina
Per vivere abbiamo bisogno di respirare. Il respiro è la vita, ma spesso l’aria si trasforma in una cappa opprimente quando non vi è aspettativa per il futuro. Lo spettacolo è una metafora del viaggio che tutti questi bravissimi attori, ragazzi rifugiati del C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, hanno dovuto subire nella loro giovane vita. Il viaggio è la metafora stessa della vita, un continuo andare verso un porto a noi sconosciuto, che può essere sicuro o pericoloso. Il loro viaggio è carico di pensieri, c’è la volontà di uscire dalla notte della disperazione per raggiungere il sole della felicità.
È bello vedere l’incontro tra varie culture, sentire varie lingue parlare insieme (e tutto questo lo si percepisce anche stando seduti in sala quando ci sono tanti volti differenti ma uguali allo stesso tempo), in un mondo che sembra sempre più spaccato dalle lacerazioni interne, come sembrano dimostrare gli ultimi fatti. Questi ragazzi rappresentano un mondo pulito, fatto di sacrifici e sofferenze, ma con tanta voglia di dire ce la posso fare, ce la possiamo fare tutti, basta solo conoscersi, e non nascondersi dietro il famoso dito, che in questo caso assume una parola per me inconcepibile: pregiudizio!
Successo meritatissimo per tutti questi gioiosi e sanamente folli ragazzi (alla fine uno di loro, correndo per prendere gli applausi, è caduto dal palco, e speriamo che non si sia fatto niente) ma la loro gioia era anche la nostra.
Marco Rossi
(Foto di Francesco Galli)

Storico dell'arte e guida turistica di Roma, sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza, ed è per questo che ho deciso di studiare Storia dell'Arte all'Università. Nel tempo libero pratico la recitazione. Un anno fa incontrai per caso Alessia Pizzi ed il suo team e fu amore a prima vista e mi sono buttato nella strada del giornalismo. Mi occupo principalmente di recensioni di spettacoli e di mostre, concerti di musica classica e di opere liriche (le altre mie grandi passioni)

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