Un libro per Monica Vitti, la grande attrice che non ricorda la sua storia

Monica Vitti. Recitare è un gioco

Tra i Muracci Nostri e la street art all’Ex Manicomio Santa Maria della Pietà, si trova la libreria Iaiamanu, ennesima perla culturale nei pressi di Primavalle.

Via Pietro Maffi, che la ospita, è diventata nota di recente, grazie all’inaugurazione del Circolo Letterario Alda Merini, diretto da Manuela Solidani e nato con la collaborazione dell’Assessore Marco Della Porta, neo vicepresidente del XIV Municipio capitolino.
La cultura è rivoluzione sana che nasce dalle periferie: con questa frase inizia l’incontro dedicato alla giovane Chiara Ricci, autrice del libro Monica Vitti, Recitare è un gioco. La Ricci non è al suo primo tentativo, specialmente con le attrici: la precedente impresa era infatti dedicata ad un’altra grandissima del cinema nostrano, Anna Magnani. Sin dall’inizio della presentazione si tende purtroppo a parlare della Vitti all’imperfetto, data la sua sparizione dagli schermi per problemi di salute, ma l’attrice è viva e ha ben 85 anni. Questo, quando si pensa alla sua vita, getta senz’altro un velo di infinita tristezza su tutti noi. Essere una protagonista della storia cinematografica italiana e non ricordarlo sembra uno scherzo che il destino poteva davvero risparmiarsi.
Ad intervistare Chiara, è Manuela, che con semplicità e attenzione ha tentato di scavare in quella che è stata la ricerca certosina della scrittrice, dagli archivi storici della RAI alle interviste, come quella a Maurizio Costanzo (che l’ha recentemente intervistata a sua volta sul libro appena uscito). La Vitti non può partecipare al progetto e suo marito (Roberto Russo) dà la benedizione alla Ricci ma si tira fuori, come ennesimo gesto galante nei confronti della compagna, sposata nel 2000 dopo ben 27 anni di fidanzamento.
Durante l’intervista si ripercorrono velocemente le tappe della vita dell’attrice: dal difficile rapporto con la madre, che cresce una donna piena di piccole ossessioni, ma portatrice di una bellezza acqua e sapone, ai primi approcci col grande schermo dopo l’Accademia Silvio D’Amico. Si ricorda quindi la grande passione con Michelangelo Antonioni: “Lei ha una bella nuca, potrebbe fare del cinema” le disse il regista mentre doppiava Dorian Gray ne Il Grido.
Da quel momento si delinea un’attrice versatile, sia per le interpretazioni drammatiche, come nella “tetralogia dell’incomunicabilità” (L’avventuraLa notteL’eclisse e Deserto rosso), che per quelle comiche,  come ne La ragazza con la pistolaAmore mio aiutamiDramma della gelosia e Polvere di stelle.  Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, insieme a lei, la cosiddetta “Quinta Moschettiera” sfilano di fronte a noi, tra le domande, le risposte e gli interventi dei partecipanti all’evento, fino ad arrivare a quel Leone D’Oro, che, insieme ad altri numerosissimi premi, ha scandito la carriera di una donna davvero unica nel suo genere.
Bionda, alta, snella, con quella voce roca si distruggeva ogni particolare, non trovandosi mai bella. Affermava che le donne sono forti e possono farcela, anche se c’è poco spazio per loro (nel cinema e non).
Così, questa mosca bianca vola tra le pagine ricostruite dalla Ricci, che ha cercato di carpirne la vera essenza, l’inaspettata malinconia. Malinconia che si insinua anche in noi, nel ricordare quella donna pimpante che oggi non sa chi sia e che rivive attraverso il ricordo degli altri, delle persone che ha fatto emozionare col suo talento. Il libro, che vanta la prefazione di Giancarlo Governi e le foto di Romano Milani, è un volumetto da sfogliare piacevolmente, un excursus in una grande storia al Femminile, un tributo ad un inimitabile profilo di Donna.
Alessia Pizzi

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