Un “cittino” di Civitella diventato uomo al Teatro dell’Orologio

La Strage di Civitella in Val di Chiana è stata una delle più tremende azioni compiute dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale in Italia. La sua storia, raccontata attraverso gli occhi del comandante delle forze partigiane Edoardo Succhielli, è al centro dello spettacolo “El mi cittino” di Andrea Ferri e Matteo Malfetti, andato in scena il 5 ed il 6 aprile al Teatro dell’Orologio

Edoardo Succhielli è un giovane appartenente all’esercito italiano, che combatte con onore e lealtà, caratteristiche tipiche di ogni soldato che si rispetti. Ma siamo nel 1943 e, dopo l’armistizio, tutti gli equilibri saltano. Gli amici diventano nemici e la vita di Edoardo cambia. Da questo momento prende il via “El mi cittino” di Andrea Ferri e Matteo Malfetti, in scena in prima nazionale il 5 ed il 6 aprile al Teatro dell’Orologio.

teatro dell'orologio

Edoardo decide di darsi alla macchia nella sua Toscana, entrando nei partigiani con il nome di Renzino, ma ogni tanto si ricorda di essere un bambino, un “cittino” come si dice a Civitella in Val di Chiana (AR), dove vive ancora la sua mamma. Ma quel bambino sarà costretto a diventare uomo quasi subito, perché la guerra non aspetta, la guerra non perdona.
Il testo, prodotto da Agiteatroscritto dai due valenti giovani autori, ed interpretato da Matteo Malfetti con la regia di Andrea Ferri, racconta con assoluta partecipazione ed anche con punte di agghiacciante ironia tutto ciò che segue. Matteo salta da una parte all’altra del palco come un clown impazzito nell’interpretare tutti i personaggi di questa storia, ma soprattutto lui, Edoardo, la cui squadra fu costretta ad aprire il fuoco contro tre soldati tedeschi. La rappresaglia sarà tremenda. I paesi di Civitella, Cornia e San Pancrazio saranno messi a ferro e fuoco e 244 persone saranno uccise nella maniera più atroce.
Con il suo teatro di narrazione, senza scenografie ma solo con l’uso del suo corpo e della sua voce, Matteo ci fa rivivere quei momenti, ci fa conoscere Edoardo, uomo che ancora oggi sconta la colpa da uomo libero, ma anche Don Alcide, il parroco coraggioso che decise di condividere la stessa sorte dei suoi fedeli, e ancora un impiegato comunale che vede sua moglie e sua figlia bruciare vive in quell’inferno di fuoco, la sua casa. Noi siamo con loro perché noi siamo loro, insieme con Matteo su quelle assi del palcoscenico. Vediamo le case bruciate, i corpi martoriati, gli alberi distrutti e la speranza completamente spazzata via. Sentiamo anche la voce di una superstite, anche grazie alla riproduzione di alcuni file audio di alcune registrazioni fatte dagli autori, con il rumore assordante dei nastri delle audiocassette quando si riavvolgono.
Da vedere assolutamente.
Marco Rossi
@marco_rossi88

Storico dell'arte e guida turistica di Roma, sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza, ed è per questo che ho deciso di studiare Storia dell'Arte all'Università. Nel tempo libero pratico la recitazione. Un anno fa incontrai per caso Alessia Pizzi ed il suo team e fu amore a prima vista e mi sono buttato nella strada del giornalismo. Mi occupo principalmente di recensioni di spettacoli e di mostre, concerti di musica classica e di opere liriche (le altre mie grandi passioni)

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui