Un “Bus” che ti travolge al Teatro Viganò

Un bus pieno di simpatici e strani personaggi nell’omonimo commedia scritta e diretta da Simone Esposito con La Compagnia di Andy, in scena il 21 ed il 22 novembre al Teatro Viganò di Roma. 

In scena sono presenti sette personaggi: Marina, Anna, Filippo, Marco, Alberto, Katia ed un bizzarro operaio. Ognuno di loro riceve un volantino che gli dice di recarsi ad un appuntamento prendendo il bus della linea 10, ma nessuno di loro sa dove sta andando. Il loro sarà un viaggio che si concluderà con un incidente presso la Chiesa degli Arcangeli.
Attraverso questo viaggio, vengono fuori le varie personalità: c’è chi cerca un riscatto personale, ma soprattutto chi vuole trovare nuove emozioni. Alla fine calano la maschera: sono tutti matti.
La commedia, in scena il 21 ed il 22 novembre al Teatro Viganò di Roma, scritta e diretta da Simone Esposito, giovane e bravissimo attore e regista romano, con i membri della Compagnia di Andy, indaga in maniera divertente ed ironica il senso di follia che spesso pervade i membri della società odierna. Si ride e si ride di gusto, ma si pensa anche. L’autobus, in questo contesto, è esempio assoluto di covo di personalità straordinarie, affascinanti, misteriose e pericolose.
Ciò che traspare è la voglia di spensieratezza, di ridere e di far ridere nel senso buono, soprattutto in questo periodo difficilissimo.
I bravissimi attori Simone Costantini, Carlotta Franciotti, Emanuele Malandrino, Amanda Iannone, Mario Battisti, Barbara Ravesi e Christian Conti hanno recitato, cantato e ballato (vi erano inserti stile musical) divinamente, sotto la guida sapiente di Simone Esposito, un vero e proprio enfant prodige.
Da citare anche la fonica e l’audio di Giorgia Merlonghi, il bellissimo disegno luci (molto colorato) di Fabrizio Petretto, le altrettante belle scenografie di Bruno Secci, le musiche di Fabrizio Petretto e di Valerio Romagnoli, il quale ha curato anche le proiezioni video. Da citate il contributo nell’organizzazione del centro servizi del DLF (Dopolavoro Ferroviario) di Roma e l’ufficio stampa Pennarossa PressLab nella figura di Caterina Falomo.
È stato inoltre possibile inoltre visitare la mostra allestita nel foyer e nella sala “Non dire gatto se non l’hai ritratto” di Valentina Pierella. Gli spettatori sono stati allietati anche con le musiche originali del gruppo “La fattoria degli animali“.
Segue l’intervista a Simone Esposito:
D.: Questa è la tua prima esperienza da regista o se ce ne sono state altre?

S.E.:È effettivamente la mia primissima esperienza da regista ed autore, perché io l’ho scritto e diretto. Sono circa otto anni che faccio teatro, tra prosa, commedie musicali, comico e meno comico, ma questo spettacolo è mio figlio. La gente che ha visto, vedrà o vorrà vedere “Bus” ha visto e vedrà mio figlio sul palco“.
D.: Com’è passare dall’essere attore all’essere regista?
S.E.:È una bella domanda. Diciamo che è sia facile che difficile. È facile perché se tu hai dimestichezza con alcune cose come: i tre quarti, il diaframma, la dizione, etc. da regista ti viene quasi più semplice di spiegarlo agli altri, però nello stesso tempo è difficilissimo, perché da attore vorresti salire. Il mio grande rammarico è di non aver fatto qui un cammeo visivo. Ho solo prestato la mia voce per qualche audio“.
D.: Come nasce “Bus”?
S.E.: Bus nasce circa tre anni fa perché, essendo un assiduo frequentatore dei mezzi di trasporto, mi sono reso conto che stando sull’autobus vedi il mondo, vedi delle persone che, inconsapevolmente, sono tutte attrici, come nel film “The Truman Show” di Jim Carrey. Io mi sono sempre chiesto, ma perché sono inconsapevoli? Io li voglio portare sul palco. Voglio portare dei matti, questa follia. Ma il vero dubbio è: sono matti loro o sono matto io che li guardo? Mistero!
D.: In fondo, anche noi quando siamo sull’autobus facciamo parte di quella follia.
S.E.:Esatto“.
D.: La “Compagnia di Andy” come nasce? Questo è il primo lavoro che fanno?
S.E.:Questi sette amici (loro per me non sono i miei attori, ma sono i miei amici. Io non sono il loro regista ma il loro amico) sono stati tutti miei compagni nel mio percorso lavorativo-artistico. Altre persone le ho viste in altre compagnie ed altre hanno fatto spettacolini più piccoli, meno e più importanti. Io ho visto che in tutti loro c’era ancora qualcosa da dire, non avevano ancora detto tutto. Li ho presi e li ho messi in mezzo a questo viaggio folle. Si chiama “La Compagnia di Andy” perché è riferita ad Andy Kaufman, la cui vita fu il soggetto del film “Man on the Moon” con Jim Carrey. Era un attore poliedrico, un cabarettista, comico, drammatico etc… Lui voleva “arrivare sulla luna”. Infatti Man on the Moon significa Uomo sulla Luna. Il suo più grande sogno era comunicare qualcosa al pubblico, parlare con il pubblico, ed il mio obiettivo è questo. I membri della “Compagnia di Andy”, cioè gli amici di Andy Kaufman, hanno qualcosa da dire come lui ed è arrivato il momento di esprimerci, di far capire qualcosa in più alla gente“.
D.: Di arrivare sulla vostra luna praticamente.
S.E.:Esatto, prima o poi c’arriveremo!
D.: Allora Simone, ti ringrazio moltissimo e ci vediamo presto.
S.E.: A prestissimo“.

Marco Rossi 
(© Foto di Marco Rossi)

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui