Tremate, le streghe son tornate in un libro più “Iratae” che mai

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Tremate, le streghe son tornate in un libro più “Iratae” che mai

Dalla serie televisiva “Streghe” degli anni Novanta alle Iratae di oggi, la lotta di genere è sempre attuale.

Rose McGowan, Paige nella famosa serie Streghe (Charmed) che inneggiava al girl power, è stata vittima di violenza sessuale e lotta contro il sessismo e le discriminazioni che le donne devono subire nel mondo del lavoro, anche quello “patinato” del cinema e della televisione. Lei, strega solo nella finzione, diventa “strega” anche nella vita reale riecheggiando il motto femminista degli anni Settanta: «Tremate, tremate, le streghe son tornate»,  portavoce di una battaglia politica, ma ancor più di una lotta culturale.

Oggi l’argomento è quindi ancora molto attuale per l’importanza della questione di genere e dunque le streghe, coloro che furono accusate di crimini sessuali, cospirazioni, e magia nera vengono riportate in un’opera teatrale dalle due autrici di Iratae: Antonella Rizzo e Maria Carla Trapani.

Chi sono le “Iratae”? Donne in rivolta, appartenenti alla schiera delle eretiche, che subiscono palesemente l’occasione dello Stato di perpetrare violenza contro il genere femminile.
 
Le protagoniste di questa inedita pièce teatrale sono Marie Madeleine d’Aubray, Marchesa de Brinvilliers, e Olimpia Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino, accusate di stregoneria in una Parigi del 1600.
La prima, sposata a un uomo senza amore, molto più vecchio di lei che la trascura e la tradisce, venne uccisa per decapitazione; la seconda con un ruolo di primo piano presso la corte del Re, fu coinvolta in diversi intrighi, che la portarono all’espulsione dalla Francia.
La pièce divisa in quattro atti o fasi lunari (novilunio, primo quarto, plenilunio e ultimo quarto) accompagna il lettore in un percorso attraverso le diverse tappe del processo, della carcerazione e della condanna a morte delle protagoniste.

Mi hanno dato l’anima per ridere – ogni volta – che cadevo inciampando alla Croce che non merito!

La Marchesa di Brinvilliers morì dignitosamente sul patibolo, dopo essere stata esposta agli insulti della folla, mentre Olimpia, accusata della morte del marito, fu avvisata dal Re, suo amante, del suo prossimo arresto, riuscendo così a fuggire nelle Fiandre. Struggente il dialogo tra le due in prigione, una poesia continua, quando Marie Madeleine implora Olimpia:

Fuggite ancora, Olimpia, ancora e ancora.
Fuggite, e a voi affido la mia vendetta, nel limbo tra i
mondi…

Nel 1600 quello che faceva più paura era una donna non controllata dal marito. Spesso le donne si ritrovavano da sole, restavano vedove in giovane età a causa delle guerre e le malattie.
Questo smarrimento colpiva molto di più quelle appartenenti i ceti più deboli e provenienti dalle campagne, anche se l’accusa di stregoneria venne anche usata per meri fini politici ed economici nelle classi sociali più elevate.
La donna viene considerata più vicina ai fenomeni naturali, come la nascita dei bambini, il ciclo lunare, la conoscenza delle erbe, il ciclo mestruale e la sua essenza fa ancora più paura, per questo l’Inquisizione, complice l’ignoranza e il regime patriarcale, trova spazio come mezzo autorizzato di femminicidio.
Dallo sterminio di genere dei Secoli cosiddetti “bui” a quello familiare odierno, il tema resta sempre attuale e riemerge in un testo tutto al femminile, anche grazie alla prefazione di Letizia Leone e alla postfazione di Fabrizia Ranelletti, attraverso ricchi cenni storici che portano al lettore a calarsi nell’epoca delle ”STREGHE”.

Le autrici:

Antonella Rizzo, laureata in Scienze dell’educazione, ha insegnato in diverse scuole. Partecipa come poeta in molti eventi culturali, cortometraggi, pièces teatrali nazionali e internazionali. Ha pubblicato anche Cleopatra, divina donna d’Inferno.
Maria Carla Trapani, redattrice della rubrica Black Poetry per Nero cafè, è Presidente dell’Associazione culturale “Le motscontaminés” (le parole contaminate), mette spesso in gioco anche il proprio corpo con esibizioni performative.


Sara Cacciarini

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