Sergio Rubini attore, regista e genio in “Americani”

Il grande successo dal titolo originale Glengarry Glen Ross con il quale David Mamet nel 1984 ha vinto il Premio Pulizer è in scena al Teatro Eliseo fino al 30 ottobre.

L’anteprima nazionale, solo su inviti, protagonista di una raccolta fondi il cui incasso è stato devoluto a favore delle popolazioni colpite dal sisma, ha stupito il pubblico romano. Il teatro, pieno, emanava le vibrazioni e la tensione degli attori, una platea importante: critici, attori, giornalisti. L’emozione e a volte qualche incertezza hanno reso più umano un testo così difficile da interpretare riuscendo a catturare l’attenzione degli spettatori per due ore.
Il confronto da reggere con il film omonimo del 1992 diretto da James Foley e con attori del calibro di Al Pacino, Jack Lemmon, Alec Baldwin, Ed Harris e Kevin Spacey è stato pienamente superato. Il genio e la bravura di Sergio Rubini sono riusciti a incantare il pubblico. 
Il primo atto parte un po’ lento, è necessario inquadrare i personaggi, anche se il rischio è di perdere l’attenzione. I dipendenti di un’agenzia immobiliare vengono “stimolati” da Blake, inviato dai proprietari dello studio, per motivarli nel chiudere i contratti con una semplice gara, chi ne concluderà il numero maggiore avrà in premio una Cadillac mentre gli altri saranno licenziati. I quattro agenti affrontano la situazione in maniera diversa, panico, ira, disperazione. Le personalità di ciascuno qui vengono delineate.
Il giorno seguente (nel secondo atto) l’ambientazione si sposta in un grande ufficio con tutto sottosopra: hanno rubato le vendite, i contatti, i telefoni, le schede, e il dirigente Williamson ( Gianmarco Tognazzi) costringe i quattro a l’interrogatorio con la polizia. A turno si allontanano ma restano in scena Daniele Sonnino (Sergio Rubini) il venditore con pochissime speranze di mantenere il posto di lavoro, perché da mesi non faceva contratti, e Riccardo Roma (Francesco Montanari) il perfetto incantatore. Un susseguirsi di dialoghi incalzanti, sgomento, pause importanti, botta e risposta molto rapidi.
Si guardano l’uno con l’altro con sospetto “Tu dov’eri ieri sera?” accusa Daniele, “A casa, e tu?” palleggia Riccardo “A casa”.
Ma la vanità non riesce a far tacere Daniele che inizia il suo crescente monologo di gioia per aver concluso un ottimo sospettabile contratto “Ho dovuto aspettare 22 minuti perché firmassero” i poveri compratori degli otto lotti a 100 milioni al Terminillo. Una truffa. “Hanno firmato! Il momento è stato solenne: facevano sì con la testa, tre bicchierini di Gin e in silenzio, hanno firmato!”. 
I sospetti abbracciano l’improvvisa ascesa di Daniele, quando entra in scena Gianni Boni (Giuseppe Manfridi) che ha comprato cinque lotti Villa del Sole a Pomezia un “affare” fatto da Riccardo. Gianni è un compratore indeciso che vuole riavere indietro i suoi soldi. Qui assistiamo, a un duetto di complicità tra i due venditori che cercano, avendo capito il ripensamento, di fuorviare il povero e penoso Gianno Boni. Il pubblico è con lui e spera fino alla fine che riesca a opporsi al gioco del gatto e la volpe. Il finale da vedere ci lascia riflettere sull’addestramento alla vendita ad ogni costo estirpandola di ogni emozione, dove l’abilità viene misurata nella capacità di vendere, soprattutto il nulla.
Proprio negli anni ‘80 c’è la volontà di dire basta con le ideologie, i movimenti per i diritti umani, i valori libertari del sessantottospiega Rubini l’unico obiettivo per il nuovo uomo diventa non avere obiettivi, se non quelli dettati dalla società del Capitale, nel convincimento che se un valore esiste non è quello di essere ma quello di avere. Dinamiche appena nate allora e di cui Mamet già ne metteva in luce gli effetti disastrosi e per le quali oggi paghiamo lo scotto“.
La stagione dell’Eliseo è iniziata con un capolavoro, grazie ad un cast esperto e la regia di Rubini con la traduzione per il teatro di Luca Barbareschi, uno spaccato oggi come allora sempre attuale di venditori e consumatori.


Sara Cacciarini

Foto di Bepi Caroli

Sara Cacciarini giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze Naturali e ha conseguito un Master di Comunicazione e Giornalismo Scientifico a La Sapienza di Roma. Collabora con CulturaMente dal 2016, è appassionata di teatro, musica e cinema.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui