Santa Cecilia nel segno di Édouard Lalo e Pëtr Il’ič Čajkovskij

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia prosegue il suo viaggio musicale nel segno di Édouard Lalo e Pëtr Il’ič Čajkovskij. Solista il violinista Ray Chen e sul podio Vasily Petrenko.

Édouard Lalo
L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha proposto martedì 24 novembre 2015 un programma veramente interessante. Il concerto si è aperto con la Symphonie Espagnole per violino e orchestra di Édouard Lalo. Si tratta di un brano composto nel 1873, in un periodo in cui i grandi compositori francesi amavano sperimentare delle melodie esotiche (basti pensare che due anni dopo Georges Bizet comporrà la sua celeberrima Carmen). Oltre a questo brano, il più famoso di Lalo, egli stesso comporrà un Concerto russo per violino ed orchestra ed una Rapsodia norvegese per orchestra, entrambe nel 1879.
Il brano eseguito è denso di carattere spagnolo, moresco, con degli influssi tipici del folklore zigano iberico. Tutto ciò è stato messo perfettamente in luce dal ventiseienne violinista taiwanese Ray Chen, un vero e proprio mostro di bravura, un funambolo dell’archetto, capace di far risultare al meglio le mille sfaccettature previste dalla partitura.
Durante il secondo tempo è stata eseguita la Sinfonia Manfred di Pëtr Il’ič Čajkovskij, brano composto tra il 1882 ed il 1885 basandosi sull’omonimo dramma di George Byron. Il testo parla dei tormenti subiti dal giovane Manfred a causa dei sensi di colpa per la morte della sorella e moglie Astarte. Solo dopo attraverso mille avventure ed incontri troverà la pace eterna nel suo castello.
La sinfonia di Čajkovskij parla al cuore del pubblico senza l’uso delle parole. Attraverso la grandiosità ed, allo stesso tempo, il dramma e l’intimità della sua musica, racconta le vicende di Manfred. Attraverso la musica di Čajkovskij la mente del pubblico riesce a ricostruire questa vicenda.
Va dato atto che, ancora una volta, l’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha confermato la sua eccellenza, grazie anche alla bravura del giovane ma validissimo direttore d’orchestra russo Vasily Petrenko, attento ad ogni sfumatura ed a garantire sempre il giusto piglio. Si notava nel primo brano un’attenzione veramente ammirevole nel seguire il giovane solista senza mai sovrastarlo.
Si tratta di un’occasione in più per far capire quanto sia straordinaria questa musica.
Marco Rossi

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