Penelope e le altre: voce alle donne di Ulisse

In scena al Teatro dell’Orologio fino all’8 novembre “Viaggio verso Itaca”, con Caterina Gramaglia, Carlotta Piraino, Alessandra Salamida, Claudia Salvatore. Regia di Selene Gandini.

Se per secoli Penelope ha incarnato il modello di donna perfetta, sposa paziente, saggia e fedele, il suo compagno Ulisse, oltre che per l’intelligenza, è noto per gli amori extraconiugali consumati nel corso del decennale nostos di ritorno ad Itaca, dopo la caduta di Troia.
Mentre la candida regina, insomma, viene lodata dalla critica secolare per la scaltrezza nell’allontanare i Proci con il tranello della tela, l’eroe non viene mai biasimato per i suoi svariati love affairs, per il semplice fatto che l’asimmetria sessuale era il caposaldo della società antica (e non solo…).
Da tale premessa può sorgere una semplice domanda, un legittimo dubbio, lontano dalla critica letteraria: come avrà passato le sue notti Penelope in quei lunghi anni di attesa? Non di certo solo a disfare la sua tela.
Sappiamo bene che le pene d’amore si celano meglio alla luce del sole che al pallore della Luna, confidente degli amanti per antonomasia. Quando la notte si palesa e stringe il cuore, la mente è dominata da timori di ogni sorta: sarà stata turbata dagli incubi più atroci, Penelope, consumata dalla paura della morte di Ulisse, e rosa dal tarlo inconfessabile e infido del tradimento.
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Questi tormenti, sul palco onirico ospitato dal Teatro dell’Orologio, prendono vita con le amanti di Ulisse stesso: la fiera maga Circe, la tenera principessa Nausicaa, la scaltra ninfa Calipso. L’eroe che ha piegato molte ginocchia femminili, mortali e divine, è presente in scena solo come ricordo, come nesso tra i diversi spiriti muliebri. Protagoniste sono le donne che egli avvinse e vinse, unite da quell’unica passione per il guerriero poliedrico. 
Scandito da gesti intensi che immergono nel mondo greco, come anche i versi in lingua originale, e accompagnato dal video alle spalle delle attrici, lo spettacolo dei simboli accende la luce sulla psiche femminile, così tremendamente tralasciata dall’epopea omerica. Non solo tessitrici, non solo seduttrici, queste personalità finalmente si auto-affermano come figure attive di una storia che per troppo tempo le ha catalogate esclusivamente come “le donne di Ulisse”.
E come non menzionare colei che per prima diede spazio all’amore con sguardo di donna, Saffo, attraverso la cosiddetta “Ode alla gelosia”, qui recitata da Calipso:
  A me sembra uguale agli dèi…


Ulisse, tra tutte queste sirene, è l’unico “dio”, ma il vero perno delle storie è proprio Eros, quella dolceamara invincibile creatura, per dirla sempre con la poetessa di Lesbo, che, quando scocca la sua freccia, aggioga tutti gli animi, avvicinando dee e mortali, regine e schiave, donne e bambine.
Alessia Pizzi
@alepizzi88

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