Matteo Marino ci racconta il suo dizionario delle serie tv

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Matteo Marino ci parla del suo libro e di come, insieme a Claudio Gotti, è nata questa brillante idea.

La grande conoscenza e passione per le serie tv ha portato Matteo Marino e Claudio Gotti ad avere un’idea geniale: quella di inventare una raccolta dettagliata di tutte le serie tv da loro definite cult. Questo immenso lavoro si racchiude ne Il Mio Primo Dizionario Delle Serie Tv Cultedito da Edizioni Becco Giallo, di cui potete leggere la nostra recensione, un libro che è davvero un prodotto originale ed unico nel suo genere, arricchito dalle meravigliose illustrazioni di Daniel Cuello.
In occasione della sua uscita e diffusione nelle librerie italiane, abbiamo avuto il piacere di parlare proprio con uno degli autori, Matteo Marino, grande appassionato di David Lynch e un vero e proprio serial addicted.
dizionario delle serie tv

 

– Probabilmente è una domanda che ti fanno in molti ma è impossibile non fartela. Come vi è saltato in mente di scrivere un dizionario delle serie tv cult? 
Io e Claudio Gotti, il coautore, siamo grandi appassionati di cinema e di serie tv. Scriviamo da quindici anni a quattro mani come critici cinematografici, ma sempre più spesso trovavamo stimoli e capolavori sul piccolo schermo. Apparentemente simili, queste due forme di narrazione in realtà hanno le loro caratteristiche specifiche. Per quanto riguarda le serie tv, l’opportunità di raccontare una storia nel corso di molto tempo, per esempio, facendo evolvere e crescere i personaggi, e affezionare il pubblico. Abbiamo perciò cercato un modo particolare per analizzare le serie che negli ultimi 25 anni sono entrate nell’immaginario collettivo. Non un “semplice” dizionario, sintetico ed esaustivo, ma un “mio primo dizionario”, un dizionario sentimentale, che racconti perché determinate serie arrivano a piacerci così tanto, o perché ne cominciamo continuamente di nuove. Senza tralasciare tutte le curiosità e i dietro le quinte che i lettori giustamente si aspettano.
– Perché un “serial addicted” dovrebbe avere il vostro libro nella sua libreria, cos’ha secondo te di speciale?
 Per me è molto speciale, ma qualcosa mi dice che rischio di non essere oggettivo! Allora, vediamo… Perché ci sono cose che non si trovano online, anche se le cose che si trovano online sono preziosissime (e spesso vi facciamo riferimento). E perché è uscito fuori un libro con una sua personalità: almeno così ci è stato scritto da molti lettori (che ci contattano tramite la pagina facebook del libro Il Mio Primo Dizionario delle serie tv cult), e ne siamo felicissimi! Noi gli abbiamo dato una struttura particolare: ogni capitolo si concentra su una serie ed è diviso in sette paragrafi fissi che sono Iniziare, Personaggi, Marchio, Salto dello squalo, Firma, Vite parallele e Ser(i)endipità.
Marchio è stata la sfida più grande: individuare ogni volta quale caratteristica specifica rende una determinata serie unica nel suo genere e, appunto, cult. Il Salto dello squalo è il paragrafo più pazzo: descriviamo il punto di non ritorno qualitativo, la buccia di banana, il passo falso definitivo di alcuni telefilm; l’espressione deriva da una puntata di Happy Days in cui Fonzie scommette di riuscire a saltare letteralmente uno squalo facendo scii nautico. Vite parallele ci ha scatenato l’anima nerd, alla ricerca di somiglianze e riferimenti tra le serie e altre opere, di qualsiasi tipo, dai videogiochi ai romanzi, dalle canzoni ai film. Quanto a Ser(i)endipità… è qualcosa che non uno non si aspetta.
E poi ci sono i meravigliosi disegni di Daniel Cuello, che con la sua grandissima capacità di sintesi fa per ogni serie quello che noi cerchiamo di fare con le parole: coglierne l’essenza. Sue sono le illustrazioni all’interno del libro e sua è la copertina, in cui è riuscito a inserire ben 11 citazioni. Riuscite a coglierle tutte? Insomma, per me è un oggetto bellissimo da avere in libreria, per leggerlo tutto d’un fiato come un romanzo o per consultarlo e sfogliarlo tra una serie e l’altra.
– Sarà stato davvero duro scegliere tra le tantissime serie tv che popolano il regno televisivo. Ci spieghi come avete scelto quali analizzare, visto che nel libro alcuni sicuramente noteranno delle mancanze?
 All’inizio avevamo fatto una lista di cento serie che ci sarebbe piaciuto trattare. Ma il nostro approccio non era elencativo, quindi ci serviva molto spazio per ogni serie. Alla fine in 416 pagine siamo riusciti a farci stare 33 serie, di tutti i generi, da quelle classiche (Friends, ER, X-Files, Sex and the City) a quelle nuovissime (Mr. Robot, Daredevil), passando per molte nel mezzo (Breaking Bad, Trono di Spade, Lost) comprese le italiane Romanzo Criminale, Boris e Gomorra. Abbiamo deciso di prendere posizione e seguito tre semplici regole: dovevamo aver visto tutte le puntate (compresi gli speciali di Natale del Doctor Who), dovevano essere serie degli ultimi 25 anni (abbiamo scelto come spartiacque della serialità televisiva l’enorme impatto che ebbe Twin Peaks sulla critica e sul pubblico), e dovevano essere cult anche per noi.
– Quali sono, secondo un tuo personale parere, le principali caratteristiche che fanno una serie cult?
Spesso le serie cult sono quelle che tutti conoscono anche se non ne hanno mai vista neanche una puntata. Sono quelle che sono entrate a far parte della nostra cultura. Ma sono anche quelle di qualità che sono state innalzate a cult da un pubblico di nicchia, quelle che hanno trattato per la prima volta certi temi, quelle che hanno rivoluzionato approcci e linguaggi, quelle che hanno fatto scuola. Quelle i cui fan hanno un nome: x-philes, whovian, Scoobies, Dark Passengers, Lostie… Per dirla in un’altra maniera più diretta: sono le serie di cui, nel corso della nostra vita, ci siamo innamorati.
– Da appassionata di serie tv, non posso fare a meno di chiederti qual è la tua preferita, anche se ho un presentimento, conoscendo la tua passione per un certo regista… 
 Beh, la serie che a tredici anni mi ha catturato e fatto entrare in questo fantastico mondo è Twin Peaks. A Lynch ho dedicato una tesi di laurea, un sito (davidlynch.it), e ora un corposo capitolo (e il sottotitolo) del mio libro. Ma tutte e 33 le serie presenti nel dizionario sono un pezzo del mio cuore (e di Claudio), un pezzo della nostra storia e della storia di molti spettatori. Spero che dalla lettura questo traspaia.
– Visto che Lynch è una delle tue passioni, cosa ne pensi del ritorno di Twin Peaks sul piccolo schermo?
Senza contare il fatto che aspettare 25 anni è un benefico esercizio di pazienza, penso che si tratti di un evento eccezionale. Ero a Lucca quando Lynch, sul palco, si è lasciato “sfuggire” una frase sibillina ed elettrizzante che ho avuto la fortuna di videoregistrare. Alla domanda se Twin Peaks, come più volte ventilato, avrebbe mai avuto un seguito (ma ormai, dopo tanti anni, a sperarci era solo uno zoccolo duro di ottimisti visionari), anziché dire le solite cose Lynch disse: “Aspettate e vedrete” (qui il video: https://youtu.be/uWeehcMGcv4). Mi è preso un colpo. Una settimana dopo ci sarebbe stato l’annuncio ufficiale della terza stagione. Ci avevamo visto giusto. Molti sono allo stesso tempo entusiasti e terrorizzati all’idea di scontrarsi con così alte aspettative. Io sono estremamente fiducioso. Innanzitutto, non era intenzione dei creatori terminare la corsa di Twin Peaks con la seconda stagione, quindi la sua conclusione è stata “innaturale”. Al film “Fuoco cammina con me” sarebbero dovuti seguire ben due sequel. Insomma, c’era un progetto che non si è mai concretizzato. Lynch e Frost lavorano a questo proseguimento ambientato ai giorni nostri da anni ormai, e tutti gli episodi sono scritti da loro e diretti personalmente da David Lynch. Questo dovrebbe bastare a tranquillizzare quanti temono che la serie possa essere “snaturata”. Sarà Twin Peaks al 100%, torta di ciliegie e caffè dannatamente buono inclusi. Potrà piacere o non piacere, ma è un’opera tutta nuova di Lynch a tanti anni di distanza dal suo ultimo capolavoro, “Inland Empire”. Credo che ci sarà quello che ci aspettiamo, ma anche qualcosa di completamente inaspettato. Qualcosa che ci stupirà. Un salutare pugno nello stomaco. Io personalmente non vorrei un prodotto “imbalsamato”, un museo del fan-service, ma qualcosa di sconvolgente e nuovo. Scommetto che sarà così.
– Viste alcune serie tv che avete lasciato, per così dire, da parte, ci sarà un secondo volume di questo particolare dizionario?
Ci sono tante serie che amiamo che non abbiamo potuto trattare. Ma, come abbiamo scritto nell’introduzione, quando si parla di serie tv c’è sempre la speranza di una prossima puntata… Questo dipende dalla risposta dei lettori. Noi intanto continuiamo a vedere serie tv e a prendere appunti. Non ci siamo mai fermati.
Ilaria Scognamiglio

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