L’indiavolato “Benvenuto Cellini” di Berlioz all’Opera di Roma

Il Benvenuto Cellini di Hector Berlioz, un’opera estremamente complessa ma allo stesso tempo trascinante, torna in pompa magna all’Opera di Roma con una strabiliante regia di Terry Gilliam e l’effervescente direzione di Roberto Abbado.

Dopo un breve periodo di pausa, eccomi di nuovo qui a parlarvi di uno spettacolo particolare. Il Benvenuto Cellini di Hector Berlioz è sicuramente un’opera particolare. La prima nel 1838 fu una vera e propria catastrofe. Lo stesso autore disse: “Si tributò all’ouverture un successo esagerato e si fischiò tutto il resto con un accordo e un’energia ammirevoli“. In effetti solo l’ouverture è entrata in repertorio, mentre l’opera intera è di rarissima esecuzione. La prima di quest’opera allOpera di Roma andò in scena solo nel 1995 con la regia di Gigi Proietti, e da allora più niente fino a questa interessante e travolgente edizione con la regia di Terry Gilliam, ex componente dei Monty Phyton e regista di kolossal come L’esercito delle 12 scimmie e Le avventure del Barone di Münchausen.

Opera di Roma

© Richard Hubert Smith (foto della messinscena alla English National Opera)
Lo spettacolo di Terry Gilliam, coprodotto insieme alla English National Opera ed al De Nationale Opera & Ballet di Amsterdam, mette in scena la romanità vera e propria. Berlioz insieme ai suoi librettisti Léon de Wailly e Henri Auguste Barbier, sposta l’azione da Firenze a Roma. Cellini, artista dal carattere ribelle, è impegnato nella realizzazione del famoso Perseo per il Papa Clemente VII (in realtà fuso per la famiglia Medici). Egli dovrà combattere contro Fieramosca, suo rivale in amore poiché pretendente di Teresa, la donna della quale il protagonista man mano s’innamora, e contro il padre di lei Giacomo Balducci. Attraverso la sua musica pazzoide, schizofrenica, Berlioz mette in scena la frenesia dei personaggi, i personaggi che affollano questa nostra città, ed in tutto ciò risulta di capitale importanza la regia di Terry Gilliam; un allestimento da musical, con costumi e scenografie coloratissime, coreografie sfrenate soprattutto durante il famoso Carnevale Romano, con addirittura coriandoli pioventi dal cielo sia durante questo momento musicale che nel finale, con giochi di luce simili a lampade stroboscopiche da discoteca. In questi momenti i coristi scendono dal palco ed interloquiscono con il pubblico. Una regia “indiavolata” ma assolutamente bellissima, il più bello degli spettacoli per ora visti all’Opera. 
Opera di Roma
© Richard Hubert Smith (foto della messinscena alla English National Opera)
Come dicevo sopra, la musica è trascinante, dal ritmo barbarico, ma anche ricca di esotismi ed estremamente lirica, luminosa; una scrittura molto complessa, che la fine e bellissima direzione di Roberto Abbado e la bravura di tutto il cast, con le punte di eccellenza in John Osborn nei panni del protagonista e di Mariangela Sicilia nel ruolo di Teresa, contribuiscono a mettere in luce.
Un consiglio: avete tempo fino al 03 aprile per non perdere questa meraviglia.
Marco Rossi 
Storico dell'arte e guida turistica di Roma, sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza, ed è per questo che ho deciso di studiare Storia dell'Arte all'Università. Nel tempo libero pratico la recitazione. Un anno fa incontrai per caso Alessia Pizzi ed il suo team e fu amore a prima vista e mi sono buttato nella strada del giornalismo. Mi occupo principalmente di recensioni di spettacoli e di mostre, concerti di musica classica e di opere liriche (le altre mie grandi passioni)

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