La tradizione di ferro: i Pupi Siciliani “senza maschera”

I Pupi Siciliani sbarcano al Teatro Quirino di Roma, dove, fino all’8 maggio, sarà allestita nella Sala Colonne la mostra fotografica “Il grido dei Pupi”, dedicata alle famose marionette siciliane, contemporaneamente all’esposizione di queste autentiche opere d’arte artigianali.

La mostra è stata inaugurata da un affascinante spettacolo teatrale messo in scena dall’Associazione Culturale Don Ignazio Puglisi, in cui gli esperti “pupari” hanno rappresentato “La morte di Orlando”, uno degli episodi più famosi della chanson de Roland.
Sul palco del Quirino, le marionette, riccamente decorate e curate nei minimi dettagli, hanno incantato adulti e bambini, portando sul palco l’epica battaglia di Roncisvalle tra i nobili paladini cristiani e i perfidi saraceni. 
I pupari, prestando la voce a questi nobilissimi burattini, hanno successivamente svelato la storia e i segreti di un’arte antichissima, che conserva ancora tutto il suo fascino rurale. 
Infatti i pupi acquistarono popolarità all’inizio dell’Ottocento, permettendo ai poveri contadini e alle classi più umili di perdersi nella finzione della rappresentazione scenica. Per secoli le marionette siciliane hanno costituito l’unica fonte di divertimento, rappresentando anche il solo mezzo di istruzione per i ceti analfabeti, che nello spettacolo teatrale trovavano un’educazione etica e sentimentale. I pupi furono i degni figli di un teatro umile, che si adattò alle rigide condizioni di una Sicilia arcaica e selvaggia; all’inizio costruito con materiale di recupero, assunse poi un’espressione assolutamente unica e folcloristica.
Questi pupazzi si distinguono dalle comuni marionette per il fatto di essere manovrati da un’asta di metallo agganciata alla sommità del capo, un aspetto caratteristico che gli conferisce stabilità e rigidezza. I pupi infatti non si piegano, non sono sorretti da un fragile filo, e per questo non cadono senza forma e senza ossa su se stessi. Sono fatti di ferro, sono forti e inflessibili, sono l’emblema di una tradizione secolare che non si spezza, ma che resta saldamente in piedi e a cui ancora è data una voce.
Il teatro dei pupi è un’eredità che è rimasta autentica, grazie alle generazioni di artigiani che con il proprio mestiere hanno conservato i segreti di un patrimonio culturale ricchissimo, inseguendo il filo di un’antica tradizione che si perde nel tempo.
In questo senso la mostra fotografica curata da Nunzio Bruno realizza una commovente testimonianza dell’antica tradizione dei Pupi Siciliani. Questi ultimi nelle foto sono spogliati della loro forzata teatralità, per consegnarli allo sguardo dell’osservatore nella loro forma più drammaticamente umana, quasi intima, senza maschera.
Le foto in bianco e nero sono una soffocata denuncia dell’insensibilità e dell’indifferenza che troppo spesso colpisce la nostra tradizione e il nostro antico folklore, troppo lento per inseguire la vertiginosa velocità dei tempi moderni.
I pupi nel loro dignitoso silenzio ci chiamano, invocano un pubblico diventato troppo distratto e arrogantemente superficiale per guardare indietro a un passato ricco di storie, di favole e di eroi, dove le maschere nella loro incompresa solitudine assomigliano sempre più alla condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo.
Durante il percorso fotografico veniamo travolti da mondo sospeso e senza tempo, e, osservando direttamente questi pupi di ferro, ci accorgiamo quanto esse drammaticamente possano somigliarci.
Martina Patrizi

23 anni, laureata in letteratura e linguistica italiana all'università degli studi di Roma Tre. Amante dell'arte e della vita, mi tuffo sempre alla ricerca della bellezza e di una nuova avventura. La mia frase è "prima di essere schiuma, saremo indomabili onde".

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