La storia di Ludwig Van Beethoven, musicista genio ma affetto da sordità profonda

In collaborazione con Starkey Hearing Technologies

È uno dei più celebri pianisti e compositori del mondo, punto di riferimento indiscusso dall’Ottocento in avanti per quanto riguarda la musica occidentale, genio assoluto in grado di suonare e comporre nonostante l’ipoacusia, primo musicista a dichiararsi “libero professionista” e non artista su commissione: ecco l’incredibile storia di Ludwig Van Beethoven.

La musica nel DNA

Beethoven nacque in Germania, a Bonn, alla fine del 1770 da una famiglia di origini modeste, segnata fin da subito da sofferenze e gravi lutti. Ludwig crebbe immerso nella musica già dalla più tenera età: la mamma e le zie, infatti, suonavano il piano, e il padre era un cantante.

La scoperta dell’ipoacusia

La vita di Beethoven fu segnata da diverse malattie, la più sconvolgente delle quali, per la sua carriera di musicista, fu l’ipoacusia, dalle cause tuttora sconosciute (forse un’otospongiosi oppure una labirintite cronica, ma non ci sono certezze a riguardo): infatti già intorno al 1796, nemmeno trentenne, il celebre pianista lamentava cali di udito e difficoltà a comprendere i discorsi di persone che parlavano a bassa voce. Si dice anche che quando andava a teatro si dovesse posizionare vicino all’orchestra per poter sentire chiaramente le voci degli attori.

I tentativi di arginare la sordità

Per reagire a questa difficoltà, Ludwig provò a costruirsi autonomamente degli strumenti in grado di migliorare il suo udito, ed escogitò stratagemmi per continuare a suonare e comporre la sua musica: si racconta che un giorno, addirittura, segò le gambe del proprio pianoforte, così da portare la tastiera a contatto con la terra in modo da poter sentire la vibrazione delle note appoggiando l’orecchio al pavimento.

Queste soluzioni, purtroppo, furono però soltanto temporanee: sappiamo che nel 1820 la sordità di Beethoven era ormai completa.

Le conseguenze dell’ipoacusia

L’immensa genialità di Ludwig non gli impedì, nonostante la sordità, di continuare a suonare e comporre musica straordinaria, in grado di trasmettere forti emozioni e di trasportare l’ascoltatore in mondi lontani, ancora oggi punto di riferimento della musica classica a livello mondiale.

Ma, purtroppo, come spesso accade, la progressiva sordità ebbe delle forti conseguenze sull’aspetto psicologico del Maestro: non riuscendo a sentire bene le conversazioni delle persone, e non volendo rendere pubblica la propria difficoltà per non compromettere la carriera, Beethoven si isolò progressivamente dal mondo circostante, allontanandosi da tutte le relazioni più care e importanti, sia a livello affettivo che professionale. Questo isolamento lo fece piombare in un pesante stato depressivo, che nel 1802 lo spinse addirittura a tentare il suicidio.

Da molti definito un misantropo, “ostile e scontroso”, Ludwig confesserà in una lunga lettera-testamento che il suo stile di vita solitario fu per lui una scelta obbligata proprio dalla sordità, e rivelò di soffrire molto per la triste e sbagliata considerazione che le altre persone avevano di lui. Ludwig sottolineò anche come, nonostante questa invalidante malattia, non smise di essere un artista e un musicista “di valore”.

Una delle teorie che si è diffusa riguardo all’ipoacusia di Beethoven è che, non riuscendo più a sentire i suoni, il Maestro si concentrava sulle vibrazioni prodotte dal battito del proprio cuore: è stato analizzato, infatti, che molte composizioni di Ludwig presentano delle pause e dei ritmi ispirati all’extrasistole cardiaca, altra patologia da cui Beethoven era affetto. Quel battito anticipato molto spesso presente nella sua musica (l’esempio più celebre è la Sonata per pianoforte n. 26) può in effetti essere un parallelo con l’aritmia del suo cuore.

L’eredità di Beethoven

Le opere musicali di Beethoven sono davvero da considerarsi un patrimonio dell’umanità, dall’Eroica al Fidelio, dalla Pastorale all’Appassionata, solo per citare alcune tra le sue più celebri sonate e sinfonie.

Ed è quasi incredibile pensare che proprio nel pieno della sua sordità, nel 1824, Ludwig van Beethoven riuscì a comporre uno dei suoi capolavori, nonché uno dei punti di riferimento indiscussi della storia della musica classica: La nona sinfonia con il suo meraviglioso Inno alla gioia.

Fonti:

È vero che Beethoven era sordo? – Focus
Beethoven, Ludwig van – Treccani

 

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