Israele: viaggio nell’ombelico sacro del mondo

Una bellezza che va oltre Gerusalemme nella quotidiana e difficile convivenza religiosa che si perde nei secoli.

Meta di viaggio tra le più desiderate e temute allo stesso tempo. Terra in cui la parola pace rappresenta un valore da reinventare tutti i giorni e in cui il dolore è una componente endemica. Un quotidiano in cui potenzialmente tutto può succedere, è la condizione che accetta chi decide di compiere l’incredibile esperienza di viaggio in Israele. Che non siamo in un paese come gli altri è immediatamente chiaro appena si atterra all’aeroporto Ben Gurion. L’atmosfera è diversa, non c’è molto spazio per i sorrisi e le procedure di ingresso sono molto meticolose. Può anche capitare che un giovane in Rayban anche di notte, ti chieda di seguirlo in una minuscola stanza per interrogarti a buciapelo su chi sei, da dove vieni, dove vai, perché sei li, viaggi da solo e se no dimmi i nomi di chi viaggia con te, il percorso di viaggio e il nome di un albergo prenotato. Sicuramente la situazione autorizza un’allerta costante e un eccesso di zelo che a volte può sembrare eccessivo.
Tel Aviv vista da Jaffa
Sensazioni che si diradano non appena si raggiunge la vicina Tel Aviv, moderna metropoli piena di vita e principale centro economico del paese disteso sulle sponde del mediterraneo per 14 chilometri fino alla citta vecchia di Jaffa da cui la vista spazia sul moderno skyline offrendo un suggestivo il contrasto.
Cesarea
Seguendo la costa verso nord in circa un’ora si raggiunge il sito di Cesarea, antico porto Romano fondato da Erode intorno al 20 a.C.. L’area già importante polo commerciale con i Fenici nel IV secolo a.C., è distribuita su 50 ettari e raccoglie rovine che vanno dal periodo ellenistico fino all’epoca delle crociate, ultimo periodo in cui la città venne abitata. Il sito dominato dalle rovine del teatro e dell’ippodromo è anche una suggestiva location per eventi culturali, ed è affiancato da una splendida spiaggia da cui è possibile fare immersioni tra le rovine subacquee.
Navi in rada ad Haifa
 Percorrendo 60 chilometri sempre verso nord, si incontra Haifa importante porto commerciale, come è facile intuire dalle numerose navi che trascorrono la notte ormeggiate in rada.
Vista notturna di Haifa
 L’animata città marina, è un ideale punto di sosta per poi raggiungere Akko (S.Giovanni d’Acri) distante pochi chilometri.
Moschea di Akko
 La città dichiarata patrimonio dell’Unesco, divenne anche capitale dopo la caduta di Gerusalemme ad opera di Saladino. Un luogo ricco di storia iniziata col periodo greco romano, poi campo di battaglia che ha visto fronteggiarsi arabi e crociati nella guerra santa, fino all’arrivo degli ottomani prima della presenza inglese. All’interno delle imponenti mura si ergono la fortezza dei Templari, attraversata da un lungo tunnel sotterraneo e la cittadella, prima fortezza Ottomana poi utilizzata dagli inglesi come carcere e luogo di esecuzioni.
Rosh Haniqra sul confine libanese
 Ancora poca strada verso nord e si raggiungono le grotte di Rosh Haniqra sulla frontiera Libanese. Qui il fenomeno dell’erosione marina nel corso dei millenni ha scavato delle grotte che si snodano su diversi tronchi per centinaia di metri. Suggestive dal punto di vista geologico ma che passano proprio al confine tra i due paesi, rendendo il sito un punto estremamente sensibile per la sicurezza. Questo implica l’attento pattugliamento lungo il braccio di mare antistante il promontorio e la cospicua presenza di militari. Ragazzi e ragazze sparsi qua e la anche in borghese, quasi fossero una sorta di comitiva armata. Gli onnipresenti mitra sono una presenza ordinaria per questi ragazzi, che durante il loro periodo di ferma non si separano mai dalla loro arma, neppure per andare al mare. Non è infatti difficile vedere ragazze in bikini con fucile al seguito prendere il sole in spiaggia.
Campi minati sulle alture del Golan
Si punta verso la Galilea attraverso un ampio giro percorrendo le alture del Golan vicino al confine Siriano orlato dalle recinzioni dei campi minati, fino a giungere il lago di Tiberiade citato nelle sacre scritture anche come mare di Galilea a causa della sua estensione.
Lago di Tiberiade
  
Resti antica sinagoga a Cafarnao
Sulle sue rive si trova Cafarnao, dove è possibile visitare diversi siti tra quelli di riferimento citati negli avvenimenti biblici, come i resti dell’antica sinagoga e la casa di San Pietro. 
 
Grotta dell’annunciazione Nazaret
Lasciando il lago in circa un’ora d’auto si giunge alla basilica dell’Annunciazione di Nazaret, costruita intorno alla grotta che si ritiene essere il punto in cui l’arcangelo Gabriele, secondo i vangeli, annunciò a Maria la venuta di Cristo. La grotta è nel punto più basso della Basilica che risulta così su un piano sopraelevato. La modernità della costruzione smorza un po’ la sacralità del luogo, fornendo un contrasto forse troppo deciso.
Mosaico proveniente dal Giappone
 All’interno dell’edificio di più piani, sono innumerevoli le raffigurazioni della Madonna, provenienti da tutto il mondo ed interpretate nelle diverse chiavi culturali di appartenenza.     
 
Ceck Point Jerico
Inizia la discesa verso il sud del paese seguendo il percorso del fiume Giordano per entrare a visitare Jerico. L’ingresso in territorio Cisgiordano non è dei più agevoli, bisogna armarsi di santa pazienza per affrontare le colossali file di taxi gialli e i controlli, obbligatori sia in entrata che in uscita.
Monastero della Tentazione
Il monastero della Tentazione si allunga abbarbicato sul fianco del Monte della Quarantena, ed è il luogo che secondo la tradizione vide la tentazione di Cristo da parte del demonio dopo 40 giorni di digiuno. Per arrivare fin li, ad un primo tratto di funivia bisogna aggiungere una buona dose di scalini da salire.
 
Roccia della tentazione di Cristo
 L’attenzione maggiore dei fedeli è per la roccia all’interno del monastero, che indicherebbe il punto esatto dove avvennero i fatti.
Vista di Jerico
E’ uno dei luoghi di pellegrinaggio più frequentati e, come quasi tutti in territorio Israeliano gestito dalla confessione Ortodossa. 
Mar Morto
 Proseguendo verso la Giudea si lascia a sinistra il Mar Morto, godendosi la strada che si allunga nel magnifico paesaggio a tratti surreale, con le sfumature di luce sull’acqua salmastra che lo rendono indimenticabile. Volendo si può approfittare anche di un bagno, irripetibile per caratteristiche in qualsiasi altro specchio d’acqua.
Alba a Masada
Si sosta nei pressi di Masada per visitarla all’indomani in uno dei momenti più entusiasmanti in assoluto di tutto il viaggio. E’necessario partire di notte e percorrere un irto e tortuoso sentiero, non solo per evitare le ore più calde ma per arrivare in tempo a godersi lo strepitoso spettacolo dell’alba sul Mar Morto.
Rovine Masada
resti del palazzo di erode
 Le rovine poste a 400 metri di altitudine, conservano i resti della fortezza e del palazzo di Erode. Masada riveste un ruolo fondamentale nella tradizione ebraica. In posizione strategica fu a lungo assediata dai Romani senza successo. Quando dopo molteplici tentativi riuscirono ad entrare in città, scoprirono il suicidio di massa messo in atto dalla popolazione per non cadere sotto il dominio di Roma.
Reclute a Masada
Per questo motivo Masada è diventata un simbolo dell’orgoglio ebraico e tutt’ora, visitando il sito nelle prime ore del giorno, si registra la forte presenza di reclute dell’esercito che vengono portate li a pronunciare il proprio giuramento al grido di “Mai più Masada cadrà”.
Eliat, Mar Rosso
Costeggiando la Giordania si scende ancora verso sud, scegliendo di fare un tuffo nel Mar Rosso ad Eilat oppure di invertire la marcia e puntare di nuovo verso Nord. Qualsiasi sia la scelta bisogna attraversare il deserto del Negev e non bisogna assolutamente dimenticare di fare il pieno di carburante, perché l’arida distesa è completamente priva di punti di rifornimento. Gli unici incontri che è possibile fare sono quelli con qualche carro armato in trasferimento tra le basi militari disseminate nel deserto. 
Depressione di Ramon
 Il primi segni di vita si ritrovano dopo un paio d’ore di auto nella piccola cittadina di Mitzpe Ramon, affacciata sui 360 chilometri quadrati dell’immensa depressione del cratere omonimo, dove si può pernottare anche al Desert Shade Eco Lodge, sicuramente una bella esperienza.
Barriera di sicurezza presso Gerusalemme
L’ultimo trasferimento in auto è il più lungo ma l’emozione per la meta cancella ogni disagio. Gerusalemme è un posto unico al mondo ed è subito chiaro percorrendo gli ultimi chilometri che separano dall’ingresso in città, sviluppati a ridosso del muro di divisione dai territori Palestinesi. La questione della cosiddetta “barriera di protezione israeliana” è cosa complessa e difficile da liquidare in due parole, cosa certa però è che il viaggiatore percepisce da subito la delicatezza della situazione locale.
Bazar di Gerusalemme
La città vecchia invasa tutto l’anno dai turisti, registra la convivenza di ebrei, musulmani e cristiani che si dividono le diverse zone del suk. All’interno dell’area si snoda il percorso della Via Crucis, le cui stazioni sono situate nel quartiere musulmano e in quello Cristiano.
Lungo la via crucis
 I fedeli in processione che pregano tra arabi e ebrei non curanti, attraversando le affollate e strette vie del bazar nel mix di suoni di lingue diverse, odori, colori e merci di ogni genere, sono una rappresentazione insolita della fede religiosa.
 
Muro del Pianto
Cupola della Roccia
Così come è strano notare che sopra al muro del pianto, luogo sacro di preghiera per gli ebrei, si estenda la spianata dove si erge la Cupola della Roccia icona religiosa dei musulmani che sovrasta il panorama di Gerusalemme.
Orto dei Getsemani
 Sono molti i luoghi spirituali da visitare nella città, ma forse il più suggestivo è l’orto dei Getsemani, in cui gli ulivi secolari dal tronco scavato sono gli eredi del corredo genetico di quelli a cui fa riferimento il vangelo, e da essi riprodotti. 
Guardie controllano dall’alto
Abbandonando la macchina per il bus, da Gerusalemme in pochi chilometri si compie un giro che porta prima ad Hebron e poi a Betlemme. La prima cittadina è uno dei territori palestinesi con presenza di coloni israeliani, dove la tolleranza tra i due gruppi religiosi arriva frequentemente ai ferri corti.
Hebron ceck point
Girando per la città, tra ceck point e guardie appostate sui tetti ci si rende realmente conto della condizione di equilibrio instabile di questo territorio. Betlemme invece, da sempre oggetto di crisi politico religiose, è oggi sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, ma costretta a sopportare la scomoda vicinanza con Israele e le spiacevoli conseguenze che a volte comporta. Come per l’assedio alla Basilica della Natività del 2001 ad opera delle forze armate Israeliane, dichiarato inaccettabile all’unanimità dalla comunità internazionale.
Basilica della Natività
Proprio la Basilica della Natività è una delle mete di pellegrinaggio più ambite, costruita sopra la grotta dove sarebbe nato il Cristo. Dall’interno della Basilica si accede nel sotterraneo, dove una stella d’oro indica il punto su cui sarebbe stato il giaciglio. Lo stile della chiesa priva dei eccessive pomposità contribuisce all’atmosfera di raccoglimento più che in altri siti.
E’ ora di tornare ma la pazienza richiesta per una visita così straordinaria richiede ancora un ultimo sforzo. Sarà necessario infatti recarsi all’aeroporto di Tel Aviv ben tre ore prima del volo, tanto infatti è il tempo richiesto dalle autorità Israeliane per effettuare i necessari controlli. Non appena lasciato il suolo Israeliano si affaccerà da subito la sensazione di aver fatto un viaggio straordinario, che sedimentandosi nel tempo trasformerà le emozioni in un’esperienza incredibile.

Bruno Fulco

Foto @BrunoFulco
Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e diplomato presso l’Associazione Italiana Sommelier, da sempre appassionato di enogastronomia come veicolo di scambio e collegamento tra le diverse culture. Viaggiatore entusiasta specie nelle realtà asiatiche e mediorientali. La fotografia completa il bouquet delle passioni irrinunciabili con particolare attenzione al reportage. Ricerca ostinatamente il modo di fondere questi elementi in un unico elemento comunicativo.

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