In viaggio con “Novecento” di Baricco al Teatro degli Audaci

Novecento, il personaggio narrato da Alessandro Baricco nel suo omonimo testo, trasposto cinematograficamente da Giuseppe Tornatore ne “La leggenda del pianista sull’oceano” ed ora portato in scena dal bravo Flavio De Paola al Teatro degli Audaci, non è solo un pianista ma una vera e propria anima poetica che vive in tutti in noi; un’anima pura e semplice, come quella di un bambino che scopre il mondo.

L’oceano è qualcosa di immenso, d’indescrivibile; la sua vastità e terribilità sono qualcosa che non si può spiegare solo a parole, ma devono essere viste e vissute. Il Virginian, un grande transatlantico, è un luogo dove s’incontrano tanti pensieri, tante situazioni e tante anime, sopra di tutte prevale quella Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, personaggio cardine di “Novecento” di Alessandro Baricco, monologo teatrale trasporto cinematograficamente da Giuseppe Tornatore, del quale abbiamo recensito poche settimane fa il suo ultimo capolavoro La Corrispondenza, in quello che è, secondo l’opinione dello scrivente, il film più bello della storia, cioè La leggenda del pianista sull’oceano. L’opera di Alessandro Baricco è stata riportata in scena recentemente da Flavio De Paola al Teatro degli Audaci.
Max Tooney, il migliore amico del protagonista, sta salendo sul Virginian, un transatlantico, ma non sa che questa nuova avventura gli cambierà la vita. Egli racconta a noi – in un dialogo tra attore (il bravo Flavio De Paola) e pubblico – la sua singolare amicizia con Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, un grande artista, un grande pianista ma soprattutto un grande uomo. Novecento è in realtà un bambino che venne abbandonato anni prima sulla quella stessa nave e fu cresciuto da un macchinista di colore, Danny, che lo chiamò Novecento perché trovato “il primo anno di questo nuovo, fottutissimo secolo“. T.D., invece, era scritto sulla scatola che conteneva il bimbo, sigla interpretata come “Thanks Danny!” (Grazie Danny). Il bimbo, inoltre, fu ritrovato su di un qualcosa che avrebbe condizionato la sua vita futura: il pianoforte.

Il pianoforte diventa l’amico e confidente spirituale di Novecento. Attraverso gli ottantotto tasti riesce ad esprimere il suo mondo, la sua anima, l’anima di quella nave, perché questa è la sua terra. Egli ha il dono di saper leggere dentro le persone, di guardare alla vita con l’anima pura di un bambino, di stupirsi per le emozioni semplici. Novecento è curioso di conoscere, di vivere, di scoprire, come quando arriva l’amore, una forza misteriosa e distruttiva nelle nostre povere vite. Novecento vuole amare ed essere amato ed è per questo che decide di fare un passo gigantesco: abbandonare la nave dopo una vita passata tra quel timone e quella poppa senza mai scendere. Ma non può farlo e non lo fa perché il mondo lo spaventa, ma soprattutto perché l’esistenza al di fuori del Virginian non ha per lui alcun senso, perché l’universo è quel transatlantico, con i suoi buffi personaggi, con i suoi ambienti, con i suoi colori, i suoi suoni e le sue magie. Passati alcuni anni, Novecento è uno spirito, un fantasma che aleggia negli ambienti ormai disadorni del suo Virginian o, per meglio dirlo, di casa sua. Nonostante i tentativi di Max, egli decide di morire su quell’imbarcazione, che viene fatta saltare in aria perché ormai completamente fatiscente.

Novecento è l’amore, la poesia, la bellezza, in una sola parola è l’esistenza, testimoniata attraverso la tastiera di un pianoforte che diventa la sua migliore compagna di vita. Novecento è un personaggio che guarda con intensità a tutto ciò che lo circonda, che c’insegna a cogliere come un’apre coglie fior da fiore il nettare, sempre tutti gli aspetti positivi, ad andare a cercarli. L’oceano, con la sua immensità e la sua potenza, si unisce alla sua musica e crea un canto meraviglioso, un inno di lode alla nostra vita, ed invade il palco e la platea del teatro, arrivando fino al nostro cuore, il quale vive e respira insieme al protagonista. Novecento insegna a tutti i personaggi che incontra ad andare oltre le apparenze, ad ammirare il vero io delle persone.

Questo testo insegna a vivere, quindi devo dire un sentito grazie soprattutto a Novecento, ma anche ad Alessandro Baricco, a Giuseppe Tornatore, a Flavio De Paola (l’unica cosa che consiglierei a questo validissimo attore, se lo spettacolo dovesse essere replicato, di non recitare, come ogni tanto faceva, usando la stessa tonalità di voce del doppiatore del grande Tim Roth, attore protagonista del film sopraccitato, ma di usare la propria voce, che renderebbe l’effetto ancora più piacevole) ed anche al regista dello spettacolo Pablo Maximo Taddei

V’invito a sostenere il teatro in genere, perché stando seduti su quelle poltroncine normalmente di colore rosso spesso si arriva a capire il senso della nostra vita allo stesso modo di come quando si va in un museo, si assiste ad una mostra o ad un concerto, o quando si va al cinema, perché, come dice spesso il nostro attore protagonista, “senza il teatro non c’è civiltà“. 

Marco Rossi


(Foto di Gabriella Deodato)

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