Il “Mercante di Venezia” chiede giustizia al Globe Theatre di Roma

Immaginate una sera d’estate, il vento caldo che accarezza i vostri pensieri e un posto, nel cuore di Villa Borghese, pronto a raccontarvi una storia. Il Globe Theatre è proprio questo, un luogo che si accende per raccontarvi chi era Shakespeare. Questa settimana con “Il Mercante di Venezia” per la regia di Loredana Scaramella.

Un gruppo di musicisti apre la scena, gli attori entrano nel loro spazio vitale e la commedia inizia. Siamo già dentro la storia, che vede tre protagonisti principali: Antonio (il Mercante), Shylock (L’ebreo) e Bassanio (Amico di Antonio). Tre sono le sotto-storie che, unite, formano la storia di un accordo economico tra Antonio e Shylock.  Ci farà capire, questo accordo, quanto l’uomo può essere crudele e che delle volte non si riesce ad andare oltre alla punta del nostro naso, rimanendo sempre ancorati alle nostre idee e alle nostre convinzioni.
I temi più oscuri che Shakespeare ci vuole rivelare tramite questa tragicommedia, dalle note amare, sono due: l’Antisemitismo e L’amore più profondo, quello platonico e mai consumato dalla carne, ma molto più prezioso. Tutto questo raccontato con note sarcastiche e divertenti. L’umorismo qui gioca un ruolo importantissimo, perché è proprio attraverso questo aspetto che si può vedere la realtà dei fatti: è solo levandoci queste maschere che si può arrivare al nocciolo della questione. In scena solo gli attori, con una scenografia ormai nota sul palco del Globe, che è componibile e gestita completamente dai performer. Ci sono solo delle assi di legno che da una parte sono anche specchi, e che formano così una danza tra le parole e il corpo. Il corpo, infatti, è molto usato anche grazie alle musiche del trio “William Kemp”: gli attori ballano esattamente come la commedia fa ballare il cuore degli spettatori.
Ma qual è la parola chiave che lega tutti i personaggi? Qual è l’elemento che ci fa riflettere? Giustizia. Giustizia è la parola che fa girare i personaggi e che stimola le riflessioni scaturite da questa commedia. L’ebreo vuole giustizia e i cristiani vogliono pietà per salvare Antonio dal suo destino. Ma poi l’azione si blocca e si capovolge, i cristiani vogliono giustizia e l’ebreo pietosamente scappa via perché non ha ottenuto quello che vuole. Ma anche Porzia vuole giustizia, la giustizia di pretendere che la scelta del suo futuro marito è solo nelle sue mani e non nelle volontà del defunto padre. Così con uno stratagemma fa credere che sia il caso a scegliere per lei quando manipolando la realtà riesce ad ottenere l’amore della sua vita, Bassanio. E se la giustizia, ci viene da pensare, non fosse solo frutto della nostra volontà? Perché è proprio questo che sembra, la giustizia è manipolata solo dai nostri desideri. Non c’è giustizia se non è a nostro favore. La storia intrecciata di mille significati è stata sviluppata dalla Scaramella con eleganza e delicatezza anche grazie ai costumi di Susanna Proietti. Il rosso, il marrone e il bianco invadono i nostri occhi e le luci di Umile Vanieri sono calde e rassicuranti ma senza di loro non potremmo mai entrare nel magico mondo del Globe Theatre.

Come tutte le opere di Shakespeare, sono tanti gli spunti di riflessione che Il Mercante di Venezia ci lascia: si può raccontare la storia ma sta a ognuno di noi trarre le giuste conclusioni, un po’ come se fossimo tutti attori e per calzare alla perfezione il personaggio dobbiamo viverlo in prima persona. Come diceva lo stesso Shakespeare nel suo “Il Mercante di Venezia”:

«Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte. » (Antonio a Graziano, Atto I, Scena I)
Elena Lazzari

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui