I Bonobo, ossia la ricerca dell’osannata e tanto cercata normalità

I bonobo

Cosa siamo disposti a fare per avere un po’ di normalità nelle nostre vite?

I bonobo sono scimpanzé di piccole dimensioni. Il loro nome scientifico è Pan paniscus e si distinguono per una forte attività sessuale, attuata non solo a scopo riproduttivo ma anche per divertimento e intreccio di rapporti.

Cosa c’è di più normale del fare sesso? Forse questa domanda andrebbe posta a Andrea, Daniele e Leonardo, i tre protagonisti de I Bonobo, commedia del francese Laurent Baffie adattata e diretta da Virginia Acqua, in scena dal 26 settembre al 19 novembre 2017 al Teatro Roma.

I nostri tre ragazzi sono goliardici, scherzosi, amano le donne e le prostitute di Via Vittorio Veneto. Vi è un solo grande problema: Andrea è cieco, Daniele è sordo e Leonardo è muto. Ad un certo punto decidono di sedurre delle vere donne elaborando un piano per nascondere il loro handicap. Creano un sito d’incontri al quale s’iscriveranno Tina, Angelica e Giulia. I nostri tre amici elaboreranno un piano sofisticatissimo per nascondere i loro problemi.

Andrea, Daniele e Leonardo si comportano come dice Virginia Acqua nelle note di regia, come le tre famose scimmiette sacre del santuario shintoista di Toshogu in Giappone: coprendo con le mani gli occhi, la bocca e le orecchie non vedono, non sentono e non parlano del male.

Normalità per I Bonobo: che parola strana

Andrea, Daniele e Leonardo vanno oltre il loro comune sentire, vanno alla ricerca della normalità. In questa commedia si ride tanto e di gusto, ma bisogna fermarsi e pensare un attimo. Ci sono dei gesti, dei comportamenti che per le persone cosiddette normodotate sono normali. Ad Andrea, Daniele e Leonardo la normalità è stata negata dalla nostra paura verso il diverso.

La sera del 21 ottobre, mentre tornavo a casa dopo aver visto lo spettacolo, seduto comodamente sul mio taxi, ero a disagio. Mi chiedevo quali fossero le nostre responsabilità verso tutto ciò. I bonobo è una commedia anche molto amara, lascia un senso di disagio dentro di sé e anche una sorta di senso di colpa. Cosa siamo disposti a fare per essere accettati dagli altri? Uscire dal teatro con queste sensazioni significa che il testo, complice la bravura della regia e degli attori (Giorgio Borghetti, Fabio Ferrari, Gianluca Ramazzotti, Jun Ichicawa, Stefania Papirio e Milena Miconi), ha colpito nel segno. Va inoltre sostenuto il Teatro Roma che ha deciso di portare in scena una produzione per un periodo assai lungo, da fine settembre a inizio novembre, evento unico nei teatri romani.

Una domanda però mi continua ad assillare: che cos’è la normalità? Si tratta di un concetto effimero, vaporoso come l’aria. Siamo tutti normali e anormali allo stesso tempo. La normalità non esiste, non si può codificare, rimane insita e diversa in ciascuno di noi.

Marco Rossi

@marco_rossi88

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui