Haber + Bukowski = La ricetta segreta di Haberowski

HABEROWSKI

Haber + Bukowski = La ricetta segreta di Haberowski

Prendete un attore formidabile. Dategli in mano delle poesie, possibilmente americane. Aggiungete un pizzico di musica elettronica e qualche grammo di tromba. Infine, mescolate tutto con un buon visual e avrete la ricetta di Haberowski, lo spettacolo di Alessandro Haber e Manuel Bozzi dedicato a Charles Bukowski, in scena al Teatro Vascello di Roma.

Musica elettronica e video installazione. Sul palco quasi stona quel leggio, antico cimelio di un’arte differente, ma non per questo lontana, dalla musica moderna e dallo scorrere veloce delle immagini.

Il leggio, ad ogni modo, ha una sua anima: sopra di esso vi è appeso un reggiseno. Ai suoi piedi si trovano bottiglie, scarpe rosse con tacchi vertiginosi e statuette di gatti. A fare loro compagnia arrivano, un dopo l’altro, fogli che cadono come moribonde foglie autunnali. Si allontanano leggeri dal corpo di chi li sta leggendo, cantando, recitando. Quel corpo appartiene ad Alessandro Haber.

Una luce calda lo illumina, in contrasto a quella fredda delle console alle sue spalle, mentre regala al pubblico una ricetta nuova, o meglio, rispolverata, o meglio ancora remixata del suo spettacolo “Haberowski”. Il simpatico nome composto unisce a quello dello stravagante attore quello dell’irriverente autore Bukowski.

HABEROWSKI

Sulla scena, alle frasi dello scrittore americano si uniscono squarci autobiografici dell’attore, che nel frattempo fuma, beve, intrattiene, ricordando quel “realismo sporco” a cui spesso hanno associato Bukowski. La sua voce potente ci accompagna in questo viaggio tra le parole dello scrittore americano, dove le donne sono le assolute protagoniste. Inframezzano e accompagnano l’interpretazione la musica elettronica di Alfa Romero e la tromba di Andrea Guzzoletti. A questo ennesimo contrasto ossimorico si aggiungono le immagini del visual che scorre (di Bozzi e Olivander) alle spalle di Haber.

Lo spettacolo è un vero è proprio concerto, nel senso più etimologico del termine: “armonia”. Un accordo di arti differenti, che non avremmo mai accostato tra loro nella nostra mente, ci regala una performance piacevole anche se a volte un po’ faticosa da seguire in tutte le sue complesse sfumature.

“Fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte”

sosteneva Bukowski. Ed è quello che ha fatto Haber con questo spettacolo: ha rischiato pericolosamente unendo tante forme diverse di espressione. Ma lo ha fatto proprio con stile. Quindi è arte.

Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui