The Waving Flame of Obliovion: il disco d’esordio del progetto Visionoir

Vsionoir

Un esordio discografico degno di nota quello dei Visionoir. Un album in cui confluiscono più generi musicali in perfetta armonia.

È già in circolazione da qun po’ di tempo The Waving flame of Obliovion, il disco di esordio di un musicista, polistrumentista, molto ambizioso. Visionario, o meglio Visionoir. Questo il nome della band rappresentata da un solo musicista, Alessandro Sicur. C’è infatti, anche se potrebbe sembrare una caratteristica tipica esclusivamente della letteratura, il noir nella sua musica. Ed è Alessandro, ideatore, fondatore e musicista di questo progetto ad avere dato vita a tutto. Si perché lui è un polistrumentista autodidatta che ha composto per intero il suo album di debutto.

Un disco molti suoni.

Un album dalle molteplici tonalità più o meno scure. In The Waving Flame of Oblivion c’è il dark, c’è il gothic disseminato in tutte e nove le tracce, ma c’è anche, forse soprattutto, una buona dose di progressive metal e rock,  che ha segnato generezioni.

Sonorità alla Dream Theater ma anche ambientazioni musicali in stile Goblin, questo soprattutto per quanto riguarda i sintetizzatori e la parte elettronica poi ovviamente non mancano le chitarre distorte e le batterie che garantiscono fluidità e compattezza sonora dall’inizio alla fine dell’album (altre band prog  qui).

Un brano che possiede tutte queste caratteristiche è senz’altro 7even e non solo, questi elementi sono presenti in elevati dosi, anche nel brano di apertura Distant Karma.

Non solo musica, molte le arti che hanno ispirato il compositore

Ma un’artista con così tante influenze non ha messo solo musica nel proprio lavoro, vi è infatti, una  certa quantità di  letterariatura, come già anticipato e come facilmente deducibile dal nome del progetto. C’è un dose di mistero musicale come detto, nei cambi stilistici e musicale, come  nel brano The Hollow Man. Ma  citazioni dirette sono presenti  nella traccia denominata Electro-Choc, dove è possibile sentire delle citazioni dai testi di Ezra Pound, Dylan Thomas e T.S. Eliot.  Questa particolarità  rende ancora più valido questo lavoro dei Visionoir.

Ma ci sono anche i peccati di gioventù….

In definitiva questo lavoro si presenta sicuramente come un album degno di essere ascoltato dagli amanti del genere, ed è definibile come un disco molto ben realizzato per trattarsi di una auto produzione, portata avanti nel proprio studio casalingo.

È proprio questo, però, oltre a valorizzare il gran lavoro svolto da Alessandro, segna in questo disco anche un limite sonoro molto evidente: l’assenza cioè di musicisti. La mancanza di un’ impronta stilistica, che nega ai brani quelle sfumature musicali in grado di caratterizzare il sound. Il lavoro difetta, dunque, di una poca attenzione all’emotività tanto da rendere un po’ troppo livellati gli apici musicali ed espressivi dell’album. Ma Siamo sicuri che la sensibilità musicale presente in grande quantità in quest’album, ovvierà a ciò nei prossimi lavori, che ci auguriamo possano arrivare presto.

Tommaso Fossella

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