Riccardo D’Avino realizza la propria presa d’incoscienza

Ci sono dischi che ti sembrano cuciti addosso. Come se le note di cui sono composti facessero riaffiorare sulla pelle ricordi mai dimenticati.

Presa d’incoscienza è un disco pop-rock che ha nelle sue corde, oltre che in quelle di Riccardo D’Avino, una linea guida cantautorale. Sei tracce che raccontano molto del loro padre artistico.

Una vera e propria autoanalisi che sfocia in brani intimi e personali. Tutto nel mio nome, il brano di apertura, è un pezzo rock diretto con un ritornello malinconico dove la critica alla società non è nemmeno troppo velata.

Molto interessanti gli elementi elettronici di questo brano che donano una punta di acidità, specialmente nelle sue strofe. Tutto nel mio nome a tratti sembra essere una “scusa” da parte di noi uomini a tutto quello che accade nel mondo. Solo nella parte della giornata in cui siamo svegli, poiché non appena chiudiamo gli occhi tutto sembra non esistere più.

Inno alla noia ammorbidisce nei suoni la rabbia del brano precedente. Il testo segue la vena polemica. Riccardo D’Avino esprime il proprio malessere (il nostro?) nei confronti di una quotidianità ipocrita. Dove ci si crede onesti nell’esprimere ciò che non si è.

Liberi di esprimerci pieni di monotonia. Mentre sbadiglio penso non mi sembra vero.

Ti aspetto è un brano che sa far brillare gli occhi. Dolcissimo e sincero, riesce a scaldare il cuore con il suo arrangiamento delicato.

Il timbro vocale di Riccardo D’Avino è caldo, tridimensionale. Riesce attraverso la sua voce a toccare tutti i colori vocali che questo brano merita.

Si passa a tutt’altra atmosfera in Mediocre Coscienza. Una cassa in battere scandisce il tempo ed è preludio di una strofa molto più movimentata e allegra. Chitarre ben dosate lasciano spazio ad un basso presente e corposo. Tracce di dance qua e la, si mischiano a leggerissimi accenni di “musica medievale” nei pre-chorus rendendo questo pezzo assai brillante. Forse il più accattivante, melodicamente parlando.

Si torna sulle note che più si confanno al sound dell’album. Uno di questi giorni è un brano dove la chitarra acustica la fa da padrona. Qui gli archi e il pianoforte ci riportano a quella sensazione iniziale, in cui ci sentivamo parte di questo disco. Nello stesso modo anche Non dormi ancora ci culla nelle sonorità che abbiamo apprezzato fino ad ora.

Un album che ci porta su un sentiero sicuro, dove è impossibile perdersi.

Ci costringe a prendere una presa d’incoscienza. Ci costringe a riflettere su diversi ambiti della vita. Tutti estremamente personali, anche quelli che ci sembrano lontani chilometri da noi. Anche quelli che ci sembrano esistere soltanto quando i nostri occhi aperti osservano il mondo che ci circonda. Aperti sì, ma troppo spesso ciechi.

Emiliano Gambelli

Cantautore e scrittore per passione, "non" poeta per mia stessa ammissione, sognatore e poi sì, ho anche un lavoro vero.

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