Alla scoperta de Il lupo cattivo: il secondo album di Lucio Leoni

Lucio Leoni, il lupo cattivo

Perché siamo stati tutti cattivi una volta nella vita, siamo stati tutti lupo. Il lupo cattivo è uscito il 10 novembre 2017 ed è il secondo album a firma Lucio Leoni.

A voler essere pignoli sarebbe il terzo album del cantautore romano. Il primo album – che esce solo su musicassetta – s’intitola Baracca e Burattini e viene pubblicato nel 2011 sotto lo pseudonimo Bucho. Sarà nel 2015 che l’autore pubblicherà, per la prima volta firmandosi come Lucio Leoni, il lavoro Lorem Ipsum contenente il brano molto noto nel panorama underground romano, A me mi.

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Ma veniamo all’autore e al disco.

Lucio Leoni è un paroliere. Conosce bene la potenza della parola e riesce a piegarla a suo piacere e al piacere di chi lo ascolta. Le parole sono ben scelte non solo per il significato che si portano dietro, ma anche per il suono che producono. Lucio Leoni non è solo un intelligente creatore di testi ben strutturati nella forma e nel significato quindi, ma è anche un grande interprete.

Uno con due polmoni giganti e con una lingua molto sciolta.

Perché il modo in cui Lucio Leoni riversa sull’ascoltatore le parole è inaspettato: un mix fra rap e teatro, anche se l’ago della bilancia pende più per il secondo.

La scelta delle parole giuste è fondamentale per raccontare una storia. La storia che Lucio Leoni ci racconta in questo album è arcinota, è la prima storia che ci viene narrata da piccoli: quella di Cappuccetto Rosso. Il punto di vista utilizzato da Lucio Leoni è però quello insolito del lupo cattivo.

Ci siamo sempre fermati alla nozione base che il lupo sia cattivo. Nessuno si è mai preso la briga di scoprire cosa renda il lupo effettivamente cattivo. E se lo sia effettivamente. È sempre il lupo a pagare le colpe di tutto solo perché ci hanno detto che è cattivo. Ma chi è?

Lucio Leoni ci ragiona sopra e ci da una risposta che è fra le canzoni del disco: il lupo cattivo siamo noi perché “siamo stati tutti cattivi una volta nella vita, siamo stati tutti lupo”. E le storie che narra negli undici brani de Il lupo cattivo raccontano del nostro vivere quotidiano, dell’ansia che ci prende di notte tenendoci svegli, della noia di un rapporto di coppia ormai stanco, dell’amore.

Temi visti sempre dalla prospettiva del lupo.

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È un album in cui ci si rispecchia facilmente.

Ci sono canzoni struggenti come Sigarette che sembrano raccontarci un pezzo della nostra vita in famiglia. Noi da piccoli ad aspettare la befana con ansia; e poi noi cresciuti, affrontare i problemi quotidiani e sapere che alla fine la befana “eri tu con le ciabatte”. Crolla il mistero, rimane la tenerezza.

Ci sono tanti temi importanti in questo album.

La paura di deludere il partner e l’ansia di vivere per l’altro, che ci fa dimenticare anche di respirare, è tratteggiata benissimo in Niente di male.

La consapevolezza di essere umani e quindi imperfetti, soprattutto nel contesto odierno. La precarietà, condizione umana (siamo mortali) e lavorativa, ci dona un mix di ansia e depressione.

Perché non dormi mai sembra un inno agli anni zero.

La pecora nel bosco, brano che apre il disco, è un racconto beffardo della vita di coppia. Nonostante si siano scritte lettere d’amore, Lucio Leoni ci riporta ironicamente con i piedi per terra. Inizia dunque un elenco caustico delle componenti più importanti di un rapporto di coppia.

Leoni cita la noia, il dissidio, il fastidio, l’afa (che ti strusci che è il 7 agosto?) e la classica frase “dove stanno i limoni?”. E la panza! “Che cresce a entrambi gli elementi del duo base perché ti rilassi che non ti devi conquistare, e un giorno prendi un chilo e perdi uno sguardo, prendi un chilo e perdi uno sguardo”… Insomma cose che tutti almeno una volta nella vita abbiamo vissuto, detto o pensato.

L’amore ai tempi del “non ti sopporto più” lo potremmo definire.

Altre due canzoni parlano d’amore in questo album:

Stile libero, il secondo singolo estratto dall’album: una perla, dolce e limpida che merita molti ascolti; e Mapuche, una ninna nanna per un figlio che ancora non c’è e che – si chiede il cantautore traendo le somme da bravo trentenne – veramente bisogna per forza fare? E se poi ti faccio “che ti racconto di questo postaccio?”.

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“Io canto perché mi piace la musica.”

Lucio Leoni riprende le parole, pronunciate al Beat 72 nel novembre del 1966, da Luigi Tenco. Questa affermazione gli calza a pennello.

Le radici culturali di Lucio Leoni si fanno sentire. Il cantautorato italiano, Tenco, De Andrè, Dalla, De Gregori, il teatro canzone, il teatro e la canzone.

La parola, anzi, molte parole.

Lucio Leoni sapientemente le scrive e sapientemente le decanta e le canta. C’è la bellezza del linguaggio, della parola, della comunicazione dietro questo lavoro, ma c’è anche molto divertimento.

Le interiora di Filippo, scritta a quattro mani con Filippo Rea è il primo singolo estratto, un effluvio di parole con cui Lucio gioca, ma “quando lo fa sul serio affonda le mani nelle viscere del senso e rischia la propria vita per davvero; e mette le proprie viscere sul piatto di una tavola imbandita perché poi tutti possano mangiarle e nutrirsi di senso”.

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A suonare il disco ci si sono messi poi musicisti come Lorenzo Lemme (batterie) e Jacopo Ruben Dell’Abate (chitarre elettriche) costituenti il duo indie Le Sigarette; Daniele Borsato (chitarre classiche e acustiche); Filippo Rea (elettronica e tastiere); Giorgio Distante (trombe e produzioni).

Se volete assistere a un live di questo straordinario artista, non potete mancare il 5 aprile 2018 al Teatro Studio Borgna (Auditorium Parco della Musica di Roma) alle ore 21:00.

 

Francesca Blasi

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