Il 12 luglio l’Ippodromo delle Capannelle si tinge di rosso per accogliere una delle band più feroci del panorama metal internazionale, affiancati dagli svedesi Amon Amarth.
| Tom Araya, frontman degli Slayer. |
Può il caldo cocente fermare un’orda di metallari che si prepara a uno dei concerti più attesi dell’estate romana? La risposta è ovviamente no e diverse ore prima dall’apertura dei cancelli sono già più di un centinaio di fan a presentarsi. Spalancate le porte è il momento di liberare un fiume di birra e le chitarre elettriche. Ad introdurre gli Amon Amarth sono i The Shrine, band hard rock californiana, infiammando il pubblico che continua ad aumentare davanti al Black Stage.
| The Shrine. |
Giunge quindi il momento dei “vichinghi” del metal. Sul palco si ergono due possenti teste di drago dagli occhi rosso fuoco, le transenne trattengono a stento i fan super eccitati mentre entrano in scena i cinque guerrieri armati di chitarre. Ha inizio così un concerto dai toni epici con la doppia cassa martellante che accompagna il groul del cantante Johan Hegg.
| Johan Hegg, cantante degli Amon Amarth. |
La scenografia è veramente uno spettacolo, lo sfondo ricorda un mare in tempesta e Hegg sale su uno dei draghi incitando il pubblico. Si continua con assoli di fuoco e headbang fino a che il cantante non sfodera un corno pieno di birra, che teneva nella fondina in cinta, e brinda con il pubblico perché “la birra è compagna dell’uomo”, citando un detto svedese.
| Amon Amarth. |
Giusto il tempo per riprendersi dagli Amon Amarth e la scenografia diventa più oscura e il volto di Cristo insanguinato, copertina dell’undicesimo album degli Slayer, troneggia alle spalle della batteria, contornato da demoni caprini. È proprio l’uscita di “Repentless” lo scorso settembre, che ha dato il via al world tour portando la band anche al festival capitolino. La particolarità di quest’ultimo album è la mancanza del chitarrista Jeff Hanneman, scomparso prematuramente nel 2013. I signori del thrash metal non hanno però gettato la spugna accogliendo in formazione Gary Holt, ex Exodus.
| Gary Holt. |
Il concerto non è ancora iniziato e già la gente inizia ad agitarsi e a pogare ferocemente. Appena entrati i musicisti in scena iniziano letteralmente a piovere persone nel sotto palco, lanciate dalla folla in delirio. Si inizia subito con la title track dell’ultimo disco e Tom Araya manda il pubblico in visibilio solamente sporgendosi dal palco. Lo spettacolo sono proprio i fan!
| La folla in delirio che spinge contro le transenne. |
Gli assoli furiosi e inquietanti di Kerry King si fondono al ritmo incessante della batteria di Paul Bostaph per un’atmosfera infernale. L’aggressività del canto di Araya ha un che di sovrannaturale e rispecchia la leggenda di un gruppo che non ha mai cambiato genere e ha sempre portato alta la bandiera del Thrash.
| Kerry King durante uno dei suoi famosi assoli. |
Nel bis il gruppo esegue brani storici come “Raining Blood” e “Black Magic”, per concludere con “Angel of Death”, tratto da “Reign in Blood”, dedicato al chitarrista Jeff Hanneman.
| Panoramica del Black Stage con gli Slayer. |
È stata una serata alquanto movimentata al Rock in Roma 2016, fatta di energia, pogo selvaggio e quella musica metal che tanto ci piace e mai passerà di moda. L’appuntamento è al prossimo concerto.
Foto: Gianclaudio Celia
Gianclaudio Celia
@Gian_Celia







