La liturgia contemporanea dei Depeche Mode secondo una Devota

Depeche Mode concerto bologna 2017

La liturgia contemporanea dei Depeche Mode secondo una Devota: Dave è un dio e Martin il suo profeta

Non è mancato nulla alla perfezione di un concerto che, piaccia o meno, è stato, come sempre, più di un concerto, lo scorso 29 giugno al Renato Dall’Ara di Bologna.

Incontrare i Depeche Mode è un rituale quasi orgiastico, una comunità di adepti sognatori di ogni età, trasversale. Tutti in adorazione di Dave, assurto a sacerdote di una religione senza martiri né eroi, incarnazione di una divinità ambigua, cupa e solare insieme, e di Martin, profeta dalle sembianze quasi angeliche.

Devoti si chiamano, ci chiamano.

Sotto uno spicchio di luna che pareva dipinta, al posto giusto, al momento giusto, per regalare uno scenario ancor più suggestivo, si è consumato il rituale che ogni amante dei Depeche, attende, anche per anni a volte.

Si entra sotto un sole beffardo, mascherato da un venticello amichevole che in poco tempo rivela tutta la sua potenza: poche ore e ci si scambia solari e creme, insieme a immancabili sigarette, birre, panini fatti in casa, poiché i costi agli stand sono proibitivi e la qualità… neppure a parlarne.

Depeche Mode concerto bologna 2017
Walking in my shoes

Ho una figlia in mezzo al pubblico, che si rivela come da prassi, per spillare soldi, in attesa che anche per lei il suo dio-Dave si riveli. Non ci sono fasce di età: da adolescenti in cerca di dare forma alle proprie inquietudini ad adulti brizzolati che oscillano tra emozioni sempre vive e una commozione dovuta al riconoscersi tra tanti.

I Devoti, insomma.

L’attesa fa parte di questo grande incontro che va molto oltre la musica.

Concerto grandioso, ineccepibile, dai suoni perfetti. Dave si immola, come ogni dio della tradizione fa e farebbe: il pubblico risponde in autentica adorazione, partecipando di questo rito in cui sembra che ci si seduca e ami senza sconti e senza riserve.

I grandi schermi riproducono il sudore di Dave Gahan, le sue movenze provocatorie e provocanti, il suo maestoso incedere così come il brillio degli sguardi tra i musicisti, la partecipazione totale alle emozioni che arrivano dalla immensa folla adorante, danzante, cantante. Dave Gahan pare a tratti immolarsi adorando la folla a sua volta. A braccia aperte, sembra abbracciare tutti e annullare distanze di ogni tipo.

Martin Gore alle sue spalle e poi di fianco fino al centro della scena, è il suo profeta: il vero grande genio di questa avventura artistica che è iniziata diversi decenni fa, arrivando alla perfezione stilistica di questi concerti-rito. Lui: il ruolo di angelo impacciato, spiritello dolente e dolcissimo, dagli occhi delicati e profondi, invade lo spazio del sentimento della purezza, dell’amore, della dolenza più

intimista.

Ha interpretato alcuni brani accompagnato solo da un piano, riempiendo la scena abbandonata dal dio-Dave, magnanimo e generoso, che lascia sempre più spazi di espressione al geniale Martin.

Commovente.

Musicalmente ho goduto senza sosta e non aspettatevi da me alcuna critica (impossibile del resto farne, pochi concerti al mondo hanno una ricercatezza di questo livello)!

Sono Devota e il Suono era assolutamente perfetto. Ricercati, potenti, impeccabili, suoni senza incertezze, arrangiamenti e interpretazioni che toglievano il fiato. La cifra stavolta era una elettronica potente e carica, “Where’s the revolution”, il testo forse più politico dei Depeche, appena uscito con il nuovo album Spirit, è il tema che probabilmente ha acceso tutti gli altri pezzi, finanche i più noti e antichi, di una luce più aggressiva, più sofferta.

Pochi manierismi e invece tantissima musica a ritmi decisamente sostenuti, senza concessioni a sentimentalismi quanto a una ricerca di una scintilla di consapevolezza interiore.

Personal Jesus” è l’apoteosi, coltivata passo passo: diversamente dai concerti precedenti, si apre subito con un ritmo sostenuto e più aggressivo. Pubblico e Dave raggiungono l’Unione assoluta. Come dire che tra palco e platea, tra sacerdote-dio e adepti-devoti si era compiuto il miracolo che ogni volta si compie.

No time, no space, no distance.

Molto intensa tutta la performance, un pubblico tutt’uno con Dave, con la musica, un rito antico che si fa modernissimo riempiendo anima e suscitando emozioni percepibili in tutto lo stadio. La luna intanto si è alzata prepotente in cielo e i Devoti sono pronti per tornare nel mondo, carichi di nuovo spirito e nuova linfa.

Parlavo di un concerto potete crederci. Ma inutile pretendere di far finta di nulla. I Depeche Mode sono tanto altro, molto di più, molto oltre.

Mia figlia l’ho ritrovata ore dopo, in estasi…

 

Giulia LaFace

 

Foto di Andrea Leonti

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