Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein

Un mondo senza tempo

Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein

Un saggio che “parla” di tempo, di teorie scientifiche rivoluzionarie e di due uomini unici che si conobbero semplicemente camminando.

Sono tanti i moUn mondo senza tempo il saggiatoretivi che spingono un ignaro lettore che si aggira pigro in libreria a scegliere un libro. Una copertina accattivante, una veste grafica azzeccata, il consiglio di un amico fidato, la recensione di un grande giornalista su un famoso quotidiano, o anche, semplicemente, un titolo.

Un mondo senza tempo è uno di quei libri che si decide di prendere, sfogliare, leggere anche per il titolo, perché oggettivamente si tratta di un titolo bellissimo, che scioglie i legacci della fantasia, perché chiunque di noi, almeno una volta, ha desiderato, magari per un attimo, un mondo senza tempo. Un bellissimo titolo che fa da corollario ad un libro altrettanto bello che, al contrario di quello che si può immaginare, non è un romanzo, bensì un saggio.

Un mondo senza tempo di Palle Yourgrau, professore di filosofia alla Brandeis University di Boston, edito in Italia da il Saggiatore, è il racconto sorprendente del singolare rapporto intercorso fra due geni assoluti del secolo scorso: Kurt Gödel e Albert Einstein.

Matematico di fama mondiale il primo, fisico leggendario il secondo, due uomini diversi praticamente in tutto. Esile, misantropo, ipocondriaco, cultore dei cartoni animati di Walt Disney (in particolare Biancaneve) e azzimato Gödel; robusto, amante della vita, trasandato, costantemente spettinato e golosissimo di gelati Einstein.

Due personalità apparentemente distanti, eppure uniti dalla comune passione per la scienza,per Kant e per il dialogo.

Autunno 1941, Princeton, campus universitario. Mentre l’Europa da due anni soccombeva sotto una nuova Un mondo senza tempo il saggiatoree insensata guerra che di lì a poco avrebbe coinvolto anche gli Stati Uniti, due fra i più grandi scienziati di ogni epoca cominciarono a camminare uno accanto all’altro parlando di tutto, cementando, nella quiete dei giardini del prestigioso college americano, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, un’amicizia straordinaria e un sodalizio unico.

Differenze che lentamente in quella conoscenza peripatetica lasciarono inevitabilmente spazio al loro mondo più intimo e al loro sconfinato sapere.

Un libro che proietta il lettore, silenzioso spettatore dei due instancabili camminatori, nel complesso universo della scienza, alla scoperta di teorie rivoluzionarie che mutarono per sempre il senso della storia e dell’umanità, con la semplicità di una semplice, infinita passeggiata.

Faremo la conoscenza del signor “Tempo”, un fattore che ha impegnato per secoli e secoli filosofi, scienziati, uomini di cultura in infinite discussioni e che è la colonna sonora di questo sorprendente libro che ha il merito, anche, di ridare la giusta luce all’uomo e allo scienziato Kurt Gödel che “aveva dimostrato per la prima volta nella storia umana, partendo dalle equazioni della relatività, che il viaggio nel tempo non era una fantasia filosofica bensì una possibilità scientifica.

Perché se con il nome di Albert Einstein, almeno distrattamente, abbiamo più o meno familiarizzato nel corso degli anni scolastici, quello, invece, di Gödel è rimasto per i più, un’entità astratta, che, invece, grazie a questo bel saggio ottiene, seppur in modo colpevolmente tardivo, il plauso che merita. Uno scienziato che poteva vantare l’invidiatissimo primato di poter passeggiare e, al tempo stesso, parlare “su un piano di parità con Einstein”, al quale, il padre della teoria della relatività, alla sua morte, lasciò in eredità,  a conferma di quale mente eccelsa fosse, le sue carte, la personale eredità a un grande amico conosciuto in quelle camminate infinite.

Dal 1941 al 1955 questi due uomini straordinari, che decisero, volutamente, di isolarsi in un budello rassicurante e protetto da un mondo che per molti motivi non comprendevano più, scelsero, camminando uno accanto all’altro, come due filosofi antichi, di mettere insieme il loro sapere, la loro vita, le loro incredibili esperienze.

E mentre il mondo conosceva, ancora una volta e in modo se possibile più drammatico, la parte più orrenda dell’uomo in una guerra che mieteva milioni di vittime, nella pace senza tempo di un’università americana, sotto l’ombra di alberi secolari, distante anni luce dagli echi fragorosi delle bombe mortifere, Gödel e Einstein fecero quello che tutti gli esseri viventi, a prescindere dai titoli accademici, dalle scoperte e dallo status sociale, dovrebbero semplicemente fare: parlare. Perché solamente attraverso il dialogo, il confronto, magari anche lo scontro, ma sempre verbale e mai violento, l’umanità cresce, differenziandosi da ogni altra forma di vita sulla terra.

Quando Gödel morì lasciò anch’egli molto in eredità, intere scatole di carte di cui si prese carico John Dawson, che confermarono la massima convinzione di Gödel che la matematica è profondamente legata al mondo reale, perché se così non fosse “la matematica sarebbe solo un ornamento e il mondo reale sarebbe come un brutto corpo senza vestito.

Maurizio Carvigno

 

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