“Sul corno del rinoceronte”, cronache dal Mediterraneo di Francesca Bellino

l'asino d'oro

Voglio parlarvi di Sul corno del rinoceronte, un romanzo uscito nel 2014 per L’asino d’oro, scritto da Francesca Bellino.

La Bellino è scrittrice, giornalista, autrice RAI; collabora con diverse testate tra cui Il Mattino e Reset. Ha scritto Il prefisso di Dio. Storie e labirinti di Once, Buenos Aires, due saggi sul mito di Lucio Battisti Uno sguardo più in là.

Ha ricevuto la Targa Olaf al Premio Cronista – Piero Passetti, il Premio giornalistico Talea, il Premio letterario Costa d’Amalfi Libri, il Premio nazionale di narrativa Maria Teresa Di Lascia e il Premio Prata per l’attenzione data ai temi dedicati al Mediterraneo. È tra i soci fondatori dell’Associazione culturale Incontri di civiltà.

Sul corno del rinoceronte va letto con particolare attenzione perché, complice una trama accattivante come una cronaca di viaggio, reca all’interno diverse chiavi di lettura che lo rendono un testo iconico nel suo genere.

La storia si svolge a Tunisi dove una donna si è recata per partecipare al funerale di una sua amica. Il rapporto tra le due nasce a Roma dove da un incontro casuale diventano coinquiline e sorelle per scelta. L’interazione tra i due mondi, quello arabo e quello europeo avviene in un rapporto di amore e di stima in un rapporto paradigmatico per il concetto di integrazione.

Non è lecito sapere quanto di autobiografico ci sia nella narrazione ma questo non intacca in nessun modo il valore intrinseco dell’autenticità dell’esperienza narrata; un incontro tra due donne giovani, entrambe prese nel tentativo di definire la propria vita, segnata da delusioni e dal disorientamento tipico della condizione esistenziale odierna.

Per capire come la Bellino sia riuscita a compiere un’opera di notevole spessore è necessario conoscere la letteratura che si occupa oggi di intercultura per capire come spesso la concezione dell’alterità risulti sempre influenzata da quel retaggio culturale che affonda i presupposti nell’educazione “difensiva”; propagando radici come fossero una zavorra nella conoscenza dell’altro.

L’autrice è invece figlia di quel Mediterraneo che sopravvive grazie allo scambio osmotico tra culture, attraverso la conoscenza diretta e sensibile.

francesca bellinoLa protagonista di questo romanzo è una vera flaneur avida di conoscenze e di esperienze che incontra la sacralità di un mondo ancora immerso in un pudore antico, dai tratti delicati ma primitivi come la corazza del rinoceronte che cerca di cavalcare.

Espugnando gli schemi della società blindata e moralista dell’amica e sorella di sangue tenta di salvaguardare la propria integrità ma il desiderio di umano, di vita che la pervade delinea nuove possibilità di conoscenza e di mediazione.

Attraverso la lentezza rituale della cerimonia interiore legata alla morte, e alle peripezie che la donna si trova ad affrontare in terra tunisina scopre ed assimila come proprie le situazioni schizofreniche che una società acerba al concetto di libertà si trova ad affrontare.

Anche in questo risiede la valenza di un romanzo di che sa raccontare la Primavera araba con assenza di pregiudizio. Solo la contaminazione affettiva con i luoghi del cuore le consente di narrare situazioni così lontane per una donna occidentale, e la risoluzione dei conflitti vince proprio negli incidenti della quotidianità piuttosto che nel tentativo di creare un ponte ideologico e morale tra le due culture.

Si potrebbe tranquillamente inserire il romanzo in un contesto letterario di genere poiché, oltre alla liaison interculturale, la chiave di lettura dei sentimenti e delle inquietudini sta proprio nella complicità del rapporto tra le due donne. Insieme riescono a superare le differenze e le difficoltà proprio attraverso quel codice segreto che si instaura nei rapporti fortunati quando è la condivisione del femminile sacro e archetipico a fare da collante.

Il linguaggio della narrazione è godibile e fluente e la cifra letteraria è quella del grande giornalismo di viaggio che si declina naturalmente in un genere più intimista, di cui la Fallaci è stata pioniera.

Un romanzo che si svolge quindi su numerosi binari in un territorio di sfondo come quello della primavera araba, ancora poco compresa dalla nostra sensibilità occidentale.

Intenso il finale che l’autrice, moderna Cassandra, sottopone al lettore attraverso l’escamotage finale del ritorno di Mariam, creduta morta e rientrata in Italia sotto falsa identità come profuga.

Non è facile rincorrere la propria autoaffermazione all’ombra del grande rinoceronte che simboleggia il potere patriarcale e politico rigorosamente maschile e teocratico. L’unica via sembra proprio quella legata al progetto femminile, fondato sull’etica della vita e della cura reciproca con il quale si può tentare di percorrere una strada praticabile che porta alla libertà.

Francesca Bellino sa intercettare le voci che parlano di libertà nell’arte come Joumana Haddad, la grande poetessa libanese che ha fatto conoscere ai lettori italiani e molte altre. Proprio lo scorso 19 settembre, presso la storica libreria Farheneit di Roma, ha incontrato la poetessa siriana Hiba Merei in un incontro letterario organizzato dall’ASREA sull’influenza della cultura di appartenenza nella letteratura e nella poesia.

Una grande operazione culturale la sua e un libro da leggere assolutamente, se non l’avete ancora fatto.

Antonella Rizzo

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