“L’ultima estate e altri scritti”: una raccolta per conoscere Cesarina Vighy

l'ultima estate e altri scritti

A otto anni dalla pubblicazione del libro di Cesarina Vighy insignito del Premio Campiello Opera Prima, Fazi Editore propone L’ultima estate e altri scritti, una raccolta di testi editi e inediti dell’autrice.

L’ultima estate ha visto la luce nel 2009. Si tratta di un romanzo autobiografico in cui l’autrice ripercorre i momenti più importanti della propria esistenza, giunta agli ultimi anni. Cesarina Vighy è, infatti, malata di SLA. La malattia neurodegenerativa da tempo l’ha messa di fronte a limiti fisici e l’ha costretta a confrontarsi con l’idea della morte. Come spesso accade in casi del genere, Vighy si è rifugiata nella scrittura. Il suo esordio letterario è stato un successo: il libro ha vinto il Premio Campiello Opera Prima ed è stato finalista allo Strega. Ma la sua carriera letteraria si è dovuta bruscamente arrestare. Il 1 maggio 2010, l’autrice si è spenta, poco dopo la pubblicazione del suo secondo libro, Scendo. Buon proseguimento, una raccolta delle ultime e-mail mandate dalla Vighy ad amici e parenti.

Oggi, Fazi Editore ha deciso di dedicare a Cesarina Vighy un’antologia dal titolo L’ultima estate e altri scritti in cui sono raccolte tutte le produzioni dell’autrice. Oltre alle due opere già pubblicate, sono presenti poesie e alcune pagine di un testo rimasto incompiuto. Un unico volume attraverso il quale conoscere un’autrice contemporanea italiana che, pur nell’ordinarietà dei suoi temi, riesce a comunicare in maniera diretta e convincente con i suoi lettori.

La grande forza della prosa di Vighy sta nel suo stile: ironico, leggero, ma sempre carico di significato.

In fondo, L’ultima estate non è che il racconto di un’esistenza quasi del tutto comune. Viene raccontata la storia d’amore travagliata (poiché adultera) dei genitori, l’infanzia veneta, la ribellione adolescenziale che porta la Vighy, prima a lavorare in una compagnia teatrale, e poi a vivere da sola a Roma. Si parla di un’esperienza d’amore omosessuale, dei tentativi di conoscersi attraverso la psicanalisi. E poi c’è la maturità, il matrimonio, la maternità. La scoperta della malattia, nonché la sua degenerazione che priva l’essere umano delle sue abitudini e lo rende schiavo del bisogno e della sofferenza. Una vita che, pur appartenendo a un individuo specifico, non è dissimile o più interessante di tante altre, purtroppo toccate dalla stessa malattia. Eppure Vighy riesce a raccontarsi e a raccontare il mondo che conosciamo con onesta semplicità, in modo da farci sorridere ed emozionare.

La sofferenza della malattia e la progressiva perdita di forza e della capacità di compiere anche i gesti più automatici non sono raccontate con dolore e pesantezza, ma con lucida razionalità.

Nelle righe di Vighy ogni parola è esatta e realistica e questo, se da una parte non crea un tono eccessivamente patetico, dall’altra rende tutto ancora più immediato e cruento. La vecchiaia e la malattia non sono raccontate in maniera metaforica, allegorica, né tanto meno abbiamo un elogio al dolore. Il tutto è descritto con leggerezza e con ironia. Prendiamo il momento in cui Vighy racconta dei sette medici che l’hanno visitata prima che le venisse diagnosticata la sua malattia. In maniera quasi spensierata viene raccontata una trafila di visite e di consigli poco utili in cui è facile riconoscere disavventure sanitarie di cui abbiamo tutti esperienza. Lo stile ironico e leggero richiama molto quello dei romanzi della Austen, pur appartenendo a un contesto storico e geografico molto diverso. Eppure, dietro il sorriso, si percepisce l’amarezza e la tristezza che malattia e morte portano con loro.

Vighy ha scelto di guardare con ironia alla propria sorte come forma di difesa. La sofferenza non è da lei respinta, ma accettata e consegnata alla pagina scritta in una forma più utile. Per chi scrive e per chi legge.

La bella penna di Cesarina Vighy rispecchia la personalità che emerge dai suoi scritti.

Una donna complessa, dalle tante sfumature che vive la propria esistenza alla ricerca della serenità, muovendosi tra le comuni difficoltà che il mondo presenta. Fin quando la malattia non la mette a contatto con la sofferenza. E lei trova il modo per affrontarla, per non soccombervi, per non lasciare che le porti via anche il tempo che le resta. Grazie a questo suo atteggiamento, è riuscita a creare un’opera letteraria realistica, sincera ed emozionante che le permetterà di continuare a vivere ancora a lungo. Ogni volta che qualcuno aprirà una pagina di L’ultima estate e altri scritti.

Federica Crisci 

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