“Le nostre anime di notte”, l’ultimo romanzo di Kent Haruf

"Le nostre anime di notte" di Kent Haruf.

Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare.

Pubblicato da pochissimo in traduzione italiana (febbraio 2017) per Enne Enne Editore, “Le nostre anime di notte” (titolo originale: Our Souls at Night) è l’ultimo romanzo di Kent Haruf (1943-2014), romanziere statunitense autore della acclamata Trilogia della Pianura (Canto della Pianura, Crepuscolo, Benedizione).

Come tutti gli altri romanzi di Haruf, anche questo è ambientato nella città fittizia di Holt, in Colorado, stato in cui lo scrittore soggiornò per qualche tempo. I lettori della Trilogia della Pianura tornano con un sorriso in questo posto familiare. La trama è estremamente semplice. Addie Moore, l’anziana vedova della porta accanto, un giorno suona il campanello di Louis Waters, anche lui vedovo, per fargli un’insolita proposta. La donna confessa di sentirsi sola la notte da troppi anni ormai. Gli propone di dormire insieme, senza implicazioni sessuali, semplicemente per tenersi compagnia a vicenda, chiacchierando e stando vicini. Louis accetta e presto i due si trovano insieme ogni notte e parlano di sé e delle proprie vite. Confessano, consolano, si commuovono. Creano un surreale idillio notturno che non avrebbero mai immaginato negli anni di lutto e solitudine.  Certo, questo strano rapporto non è ben visto da concittadini e parenti. Louis, poi, non gode di un’ottima salute. È palese che queste chiacchierate notturne non potranno durare per sempre e qualcosa cambierà.

Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? Disse lei.
Anch’io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve.

Si può dire che il pregio di questo romanzo è al tempo stesso il suo difetto: la delicata semplicità. Non ci si aspettano grandi passioni da questi anziani ormai stanchi.  Eppure sembra che non sia troppo tardi per amare. Per noi le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito.
I due sono aggraziati e pieni d’amore. This is a love story. A story about growing old with grace recita la quarta di copertina dell’edizione inglese.

Così anche l’atmosfera non è dipinta a tinte forti. È rarefatta, spoglia, atemporale. Non ci sono chiare indicazioni precise, cosicché la storia potrebbe essere ambientata diversi decenni fa.

Questa è l’altra faccia della medaglia: la troppa semplicità può essere un limite. Lo stile, consono alla storia, è minimalista e assolutamente privo di fronzoli, molto più dialogico che diegetico. Può deludere le grandi aspettative create da un titolo così lirico, ma non mancano paralleli nella letteratura americana contemporanea. I lettori di Haruf potrebbero trovare l’ultimo romanzo meno riuscito rispetto agli altri, a cui pure vengono fatti dei riferimenti metaletterari in questo. Tutto ciò, insieme alla dichiarazione dell’editore sulle imprecisioni del manoscritto (volutamente lasciate inalterate) dà un’impressione di incompiutezza.

Nel complesso Le nostre anime di notte è un romanzo semplice dallo stile semplice. Accoglie il lettore in una casa calda e rassicurante, che però a tratti sembra quasi spoglia, un po’ per scelta estetica del proprietario, un po’ per la sua partenza improvvisa. Una casa che comunque, a chi ci si era affezionato, sembra sempre accogliente.

Le nostre anime di notte, Kent Haruf, NN Editore, pp.171, febbraio 2017.

Davide Massimo

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