Il ritratto dell’italiano medio nel nuovo libro di Daniele Sbaraglia

italiano medio

Il nuovo libro di Daniele SbaragliaE se fosse domani?” è un intricato viaggio interiore nella mente del suo protagonista.

Nel suo secondo libro, Daniele Sbaraglia ci racconta la storia di Manuel, un protagonista che incarna alla perfezione le sembianze del tipico italiano medio.

A quarant’anni Manuel si ritrova a vivere una vita che non lo soddisfa a pieno. Ha un lavoro sicuro, ma questo non gli dà alcuna soddisfazione personale, vorrebbe fare della sua arte la sua unica ragione di vita ma non riesce a mettersi in gioco, vorrebbe una persona da amare ma non è riuscito a costruirsi una famiglia perché frenato dalla sua gelosia ossessiva.

La maggior parte della narrazione sembra quasi una confessione a cuore aperto del protagonista, che usa il lettore come se fosse il suo analista. Manuel riversa nel suo flusso di coscienza tutta la sua insoddisfazione nei confronti della vita e, con le sue parole, manifesta la sua incapacità di uscire da questa situazione e dalla sua confort zone.

Ammetto che le posizioni molto decise del protagonista, a volte poco condivisibili, lo hanno reso antipatico ai miei occhi in più di un’occasione.

Anche lo stile utilizzato dallo scrittore nella sua narrazione, sono lo specchio delle insicurezze del protagonista. I continui salti avanti e indietro nel tempo, la quasi totale assenza di dialoghi, le infinite pagine dedicate alla riflessione personale di Manuel, trasmettono benissimo il continuo senso di ansia e insoddisfazione che caratterizzano il personaggio principale. Però, anche se comprendo la scelta operata dallo scrittore, per certi versi ho trovato il racconto eccessivamente confusionario. I repentini salti temporali non aiutano il lettore a comprendere con facilità come si sta sviluppando il racconto e rendono la narrazione poco armonica.

All’improvviso tutto cambia.

Ho trovato poco chiaro e affrettato il passaggio che porta Manuel ad uscire dallo stato di stallo che bloccava la sua vita. Da un momento all’altro l’uomo molla tutto e sceglie di lasciarsi alle spalle la sua monotona quotidianità, per viaggiare in giro per il mondo e dedicarsi alla fotografia.

Persino l’epilogo finale mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Anche se la scelta operata dall’autore di lasciare un velo di mistero sull’effettivo sviluppo della vicenda è comprensibile, questo finale lascia il lettore con il dubbio sull’esistenza di Eilis, ma soprattutto riporta Manuel quasi al punto di partenza. È nuovamente insoddisfatto della sua vita, vive la sua quotidianità con distacco e con la voglia di essere altrove, con un’altra donna, in un’altra vita.

In conclusione, reputo che l’idea di fondo del libro sia interessante. Nel mondo in cui ci ritroviamo a vivere, tutti abbiamo vestito i panni di Manuel almeno una volta, eppure ritengo che l’idea di base poteva essere sviluppata e approfondita meglio.

Simona Specchio

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