“Il corpo che vuoi”, romanzo d’esordio di Alexandra Kleeman

"Il corpo che vuoi" di Alexandra Kleeman

Pensavo che la felicità fosse più calda, più accogliente, più avvolgente. Più eccitante, come le cose che accadono in televisione a chi fa televisione, e non questo tepore vagamente consolatorio che provo mentre le guardo accadere.

È uscito da poco in Italia Il corpo che vuoi, romanzo d’esordio del 2015 dell’americana Alexandra Kleeman. A pubblicarlo è la neonata casa editrice Black Coffee, dedicata alla letteratura nordamericana contemporanea. L’originalità – e sicuramente la bizzarria – di questo romanzo lo sta portando all’attenzione dei lettori italiani.

I protagonisti sono A, B e C (così vengono indicati nella narrazione). A è una correttrice di bozze che si nutre esclusivamente di ghiaccioli ed arance. Così come la sua coinquilina B, con la quale vive in un’anonima cittadina del Nord America. Occasionalmente sta con loro C, il ragazzo con cui A intrattiene una scialba relazione. Passano le loro giornate a guardare la televisione, piena solo di pubblicità e reality show in questo mondo surreale (ma non troppo). Su tutto regna sovrana la pubblicità delle Kandy Kake, inquietanti merendine che compaiono ovunque.

A ha un rapporto conflittuale col proprio corpo e col cibo. Non l’aiuta l’ossessione di B, che la segue e cerca di rubarle l’identità. Non è questa l’unica cosa strana che accade nelle loro vite, però. Padri di famiglia iniziano a scomparire e sembra sempre più di vivere una di quelle oniriche pubblicità. In un supermercato Wally, A viene a scoprire dell’esistenza della setta dei Congiunti nel Cibo. Sono degli esaltati che si cibano solo di Kandy Kake e perseguono la purificazione e l’annullamento di sé. Una volta che A entra nella setta, il surreale raggiunge il suo limite.

Le cose che ci diciamo ci passano accanto senza entrare in contatto, non atterrano, non convergono.

Quello che colpisce subito del romanzo è la sovrabbondanza di descrizioni. L’insistenza sulla descrizione  degli oggetti (specialmente cibi) rendono il libro molto plastico, quasi tridimensionale. Da un lato questo dà un’idea di corporeità che doveva rientrare negli obiettivi della Kleeman. Dall’altro, però, l’eccesso di descrizioni stanca e rende meno scorrevole la narrazione.

È stato detto, giustamente, che questo romanzo trasuda un umore americano. Cibo spazzatura, immagini, televisione traboccante di pubblicità sono preponderanti. Il capitalismo è al centro dell’attenzione, con un’atmosfera che ricorda un po’ Palahniuk e DeLillo.  È difficile, però, capire i termini in cui viene posta la questione. C’è una forma di satira o di critica o la società dei consumi traspare quasi involontariamente dalla trama? Anche per quanto riguarda le tematiche femministe e il rapporto della donna col proprio corpo, ci sono degli spunti ma forse hanno un che di incompiuto.  Certo è che le immagini di questo romanzo rimarranno impresse nei lettori: a loro starà poi il compito di decidere che farne.

Il corpo di una donna non le appartiene mai davvero. Da piccola il mio corpo apparteneva a mia madre, era un’estensione rimovibile del suo, un tratto digestivo che si attaccava al suo corpo e si staccava. I miei genitori lo tenevano d’occhio, controllavano ciò che entrava e usciva, e crescendo sarei dovuta subentrare io in quella veglia. Poi è arrivato il sesso e con lui una sequela di anni in cui mi sono aggirata per il mondo trascinandomi dietro il corpo come una rete da pesca, sperando che non restasse impigliato in niente, gravidanza o malattia che fosse. Sono riuscita a evitarle solo per sbaglio, o per fortuna. In quelle rare e circoscritte eccezioni in cui il mio corpo era veramente mio, non sapevo che farmene.

Il corpo che vuoi, Alexandra Kleeman, Black Coffee Edizioni, pp.303,  2017.

Davide Massimo

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