Il Caos italiano. La cruda analisi di un grande storico

paolo mieli - caos italiano

Un paese da sempre in emergenza che sembra non trovare pace, perennemente nel Caos. La lucida analisi di uno studioso di razza, che cerca di dare risposte ai tanti perché della nostra storia patria.

Centocinquant’anni di storia italiana raccontati da una delle nostre penne più incalzanti, un saggio che, già dall’icastico titolo, Il Caos italiano, rappresenta un punto di partenza per cercare di comprendere il nostro singolare e spesso indecifrabile paese.
Giornalista di razza, già direttore di uno dei più importanti giornali italiani, ficcante conduttore di trasmissioni di divulgazione storica, ultima Passato e presente, Paolo Mieli è, però ed innanzitutto, un grande ed apprezzato storico, allievo di studiosi del calibro di Renzo De Felice e Rosario Romeo, e questo suo saggio ce lo restituisce in toto.

Uscito lo scorso autunno per i tipi di Rizzoli, Il Caos italiano. Alle radici del nostro dissesto, è senza dubbio uno dei migliori saggi pubblicati lo scorso anno, un libro che analizza in profondità i mali che hanno atavicamente e  profondamente indebolito l’Italia. Mieli, nelle oltre trecento pagine di cui si compone il saggio, indaga i «malfunzionamenti del nostro sistema politico» a partire proprio dall’Unità nazionale, perché molti degli attuali problemi sono strutturalmente ben radicati, affondando le radici in un passato, ormai, quasi remoto, a cominciare dall’inveterata questione della mancata «alternanza fra destra e sinistra per via elettorale» che, a partire dal 1861 e almeno fino al 2001, ha condizionato profondamente la politica italiana e, di conseguenza, la vita del nostro paese.

Perché è certamente storia che in Italia «le maggioranze si faranno e si disferanno sempre in Parlamento» relegando il popolo, che in una democrazia dovrebbe essere il soggetto principe, a un mero ruolo di ratifica, privandolo, molto spesso, della possibilità «di tornare sulla decisione delle elezioni precedenti, cioè di mandare a casa i governanti scelti la volta precedente».

Nei diversi capitoli del libro vengono ripercorse tappe significative della nostra storia, dalla difficile successione a Cavour, uno dei padri della patria, prematuramente morto pochi mesi dopo l’Unità, al “losco intrigo” che caratterizzò la guerra del 1866 (la cosiddetta Terza Guerra d’Indipendenza), passando per il “paradosso della Grande guerra”, l’istituzione del famigerato Tribunale fascista ma anche, in tempi più vicini a noi, il rapporto fra la sinistra e lo stato d’Israele o l’uso politico degli scandali, una delle pagine più vergognose e ancora non totalmente chiare della nostra storia.

paolo mieli - caos italiano

 

Il Caos italiano non è solo un libro in cui si raccontano fatti storici più o meno famosi, ma anche un saggio in cui la raffinata penna di Mieli tratteggia personaggi che hanno, al netto dei giudizi su di loro, fatto questo paese. E allora incontriamo il barone Ricasoli, a cui Vittorio Emanuele II affidò non troppo convintamente il dopo Cavour (il re avrebbe preferito Urbano Rattazzi o Luigi Carlo Farini, due uomini con i quali aveva di certo maggiore confidenza) e che fu oltremodo criticato per l’eccessiva “toscanità” del suo governo, corsi e ricorsi storici. Ma anche Ugo La Malfa, che al contrario di molti suoi coetanei antifascista lo era stato davvero e che comprese più di tutti le reali motivazioni del plurisecolare malessere del nostro Mezzogiorno. Personaggi, dunque, che hanno fatto la storia di questo nostro caotico paese, politici del calibro di Amintore Fanfani, uno dei famosi cavalli di razza democristiani del dopo De Gasperi che l’ambasciatrice americana Clare Boothe Luce definì «un prodotto del fascismo» che non ha l’America nel suo cuore, nella sua mente o nella sua immaginazione e che all’occorrenza avrebbe potuto diventare il “Kerenskij italiano”» ma anche oscuri e coraggiosi servitori dello stato, come il giudice Bruno Caccia.

Proprio il capitolo dedicato al procuratore Capo di Torino, ucciso dall’’ndrangheta nel 1983, è uno dei più belli e appassionati di tutto il libro di Mieli, perché racconta una vicenda meno nota, magari, ma che rappresenta «un pezzo della storia d’Italia che è ancora tutto da scrivere.»

Il Caos italiano è un’analisi lucida, corposa (si veda in tal senso solamente la sostanziosa bibliografia finale) e al tempo stesso cruda su i mali di questo paese, sui perché di una rivoluzione che, a partire dal Risorgimento, è stata più volte tradita, con inevitabili conseguenze per tutti noi italiani che, però, non possiamo completamente assolverci.

 

Maurizio Carvigno

Nato l'8 aprile del 1974 a Roma, ha conseguito la maturità classica nel 1992 e la laurea in Lettere Moderne nel 1998 presso l'Università "La Sapienza" di Roma con 110 e lode. Ha collaborato con alcuni giornali locali e siti. Collabora con il sito www.passaggilenti.com

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