“Il grande dizionario dei tatuaggi”: un viaggio tra i significati delle figure più popolari

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Non ricordo un tempo in cui non sia stato affascinato dall’arte del tatuaggio. I tatuaggi sono un simbolo di libertà ed espressione personale, oltre che una delle poche cose nella vita che possiamo possedere davvero senza correre il rischio di vedercele portare via. Rappresentano percorsi di vita, pensieri e idee, oltre a essere istantanee di momenti precisi nel tempo. Ho molti tatuaggi e ciascuno di essi ha la sua storia: anche se questa storia consiste solo in un po’ di tempo libero con un artista compiacente a portata di mano.

Inizia così Il grande dizionario dei tatuaggi, libro scritto da Trent Aitken-Smith – giornalista inglese che attualmente lavora come editor alla rivista «Tattoo Master» – e disponibile in Italia da novembre 2020 grazie a Newton Compton Editori.

Il grande dizionario dei tatuaggi, la recensione

I tatuaggi sono delle rappresentazioni grafiche ricche di simbolismo, senso e significato. Essi raccontano una storia.

Dalle bussole ai teschi messicani, dalle chiese ai mandala, l’essere umano ha usato i tatuaggi come mezzo di comunicazione in tutte le culture e in tutte le epoche. Trent Aitken-Smith, in questo libro, ci rivela il significato e le origini delle raffigurazioni più popolari di tutti i tempi.

Il dizionario, con la sua raccolta di più di duecento simboli, rappresenta per il lettore un viaggio appassionante, elettrizzante e travolgente nel simbolismo dei tatuaggi.

Scopriamo, ad esempio, che il tatuaggio più piccolo della storia è il punto d’amore le cui origini risalgono all’epoca Edo. In Giappone gli amanti che non potevano manifestare pubblicamente il loro amore, come gli omosessuali, si facevano tatuare un puntino tra il pollice e la base del polso. Così facendo quando si stringevano la mano il polpastrello del pollice trovava posto accanto a quel punto tatuato.

Apprendiamo che il criminale che voleva mostrare agli altri membri della gang di aver commesso un omicidio sfoggiava una lacrima; che i gruppi neonazisti usano il numero 1488 che fa riferimento alle quattordici parole della loro dichiarazione ideologica e all’ottava lettera dell’alfabeto (la H) raddoppiata per indicare “Heil Hitler”; che il fiore di ciliegio, per la sua brevissima vita (sboccia e cade) ci ricorda di vivere il presente.

Il grande dizionario dei tatuaggi non è solo un viaggio nel mondo del tattoo, ma anche nelle culture occidentali e orientali, passate e presenti. Si tratta di libro consigliato non solo agli appassionati dell’arte dell’inchiostro, ma anche agli amanti delle curiosità storiche, sociali e culturali.

La lettura è invece fortemente sconsigliata a chi “ha l’inchiostro facile”, perché induce fortemente in tentazione.

Valeria de Bari

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