Fred Vargas: il morso delle paure ancestrali

fred vargas ultimo libro

Possiamo scorgere le paure umane nelle righe di un romanzo? Che significato ha il morso di un ragno? Vargas torna con un mistero davvero noir.

Amato da molti, quasi un amico che torna protagonista de Il morso della reclusa, il commissario Adamsberg riesce ancora a far scapicollare qualcuno in libreria, mentre non soddisfa le esigenze di altri, che definiscono noioso lo stile narrativo della scrittrice francese. Vediamo come, ancora una volta, il nostro spalatore di nuvole riesce a farsi spazio nella mente umana e nelle sue paure più profonde.

Siamo in Francia, a Nimes, e alcuni uomini muoiono a causa del morso di un ragno, la reclusa, che inietta un veleno necrotico sotto la pelle, trasformando i tessuti in cellule morte. Le vittime sono  uomini anziani che, da ragazzi sono stati parte della “banda delle recluse”, commettendo crimini orrendi prima proprio utilizzando i terribili aracnidi poi passando agli stupri. Ma perché scomodare le recluse, brutti ragni ad otto zampe che in Europa non sono poi così diffusi?fred vargas ultimo libro

Definita per molto tempo come minore, inferiore ai grandi classici, la letteratura gotica fa di nuovo capolino tra le righe di un testo attuale, pubblicato in Francia nel 2017 e arrivato in Italia nel 2018.

Siamo lontani dalle trame dei primi romanzi Gotici, non ci sono fanciulle braccate come nel Castello di Otranto, personaggi maschili violenti come ne Il Monaco o creature mostruose come vampiri o non morti e neanche l’enfasi su paesaggi lugubri e minacciosi, ma questa forma letteraria trova ancora oggi nuovi modi per mostrare le paure umane.

Il Gotico nasce sul finire di un’epoca, quella Illuminista, che aveva osannato i valori della razionalità e dell’equilibrio e rivela come la natura umana sia intrisa invece di irrazionalità, paure profonde, inquietudini e lati oscuri, che necessitano di emergere.

La riserva di immagini appartenente a questo mondo è rimasta quindi un terreno fertile per l’esplorazione letteraria, poiché si connette e riesce ad esprimere aspetti psicologici profondi e spesso inesplorati, in questo caso le paure.

Sigmund Freud afferma: “Ogni fobia risale a un’angoscia infantile e ne è la continuazione, anche quando ha un altro contenuto e deve quindi essere diversamente denominata”.

Secondo la Psicologia la paura è un’emozione primaria, utile alla crescita, in quanto serve ad attivare reazioni che difendono dal pericolo, ma essa può diventare distruttiva quando non costituisce più la normale reazione ad un determinato contesto, ma rimane profondamente insediata nella nostra mente senza che sappiamo più da dove provenga.

Questo meccanismo di conservazione di una paura nella nostra memoria consente che alcune paure vengano trasmesse, attraverso la genetica, il comportamento, l’educazione, la cultura e il mondo sociale e diventino un corredo sociale a cui ogni nuovo bambino si espone nascendo.

Ciò di cui parlo ha a che vedere con l’origine di numerose fobie: ragni, aghi, insetti, serpenti, malattie sessuali, stupri, contaminazioni. Sembrano nascere da meccanismi diversi, ma hanno in comune il timore profondo, atavico, che qualcosa di esterno possa intaccare la nostra barriera protettiva, la pelle, e contaminarci fino anche ad ucciderci.

Cosi come la figura del Vampiro nel mondo Gotico allora, la reclusa oggi rappresenta il terrore che qualcosa di sporco e infetto, distruttivo, possa invaderci e trasformare la nostra natura, degenerarla.

Così anche il veleno necrotico di un ragno può prendere nella mente lo stesso significato di uno stupro, un liquido seminale non voluto che invade il corpo: il morso come la penetrazione.

 

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La paura del morso, degli aghi così come della penetrazione violenta sono paure ataviche, ancestrali connesse al timore molto profondo di essere aggrediti, invasi, disgregati.

 

Riporto un dialogo dal testo da Il morso della reclusa forse maggiormente esplicativo delle mie parole e concludo dicendo soltanto che mai, nella mia formazione, ho trovato una fonte così preziosa per lo studio della natura umana, e delle sue paure, come i romanzi, in particolare di quelli noir.

«Ma oggi, Voisenet? Ai nostri tempi? Chi crederebbe ancora a queste cose?»
«’I nostri tempi’, commissario? Ma quali tempi? Civilizzati? Razionali? Pacificati? I nostri tempi sono la nostra preistoria, sono il nostro Medioevo. L’uomo non è cambiato di una virgola. E soprattutto nei suoi pensieri primari». E oserei dire nelle paure. 

 

Silvia Cipolli

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