E. M. Forster e quella felicità più scandalosa del piacere

Una scena del film del 1987.
Una scena del film del 1987.

Un capolavoro che aspettò sessant’anni per venire alla luce in un “anno più felice”.

Era il 1914 quando E.M. Forster (1879-1970) completò quello che alcuni ritengono il suo capolavoro, Maurice. Ma il romanzo non sarebbe stato pubblicato fino al 1971, un anno dopo la morte dell’autore. Fu proprio lui a volerlo: queste erano le sue disposizioni testamentarie. Perché?

Per capirlo, bisogna prima ripercorrere la vicenda di Maurice (resa nota, peraltro, anche dal film del 1987). Maurice è un giovane studente di Cambridge. Al college conosce Clive, che lo introduce alla poesia greca e che si professa dedito al vizio innominabile dei greci.  Tra i due nasce ben presto una relazione. Questa però finisce per volontà di Clive, che è deciso a rinunciare alla gioia affettiva per prendere moglie e conformarsi così ai valori della società.

Forster in un ritratto di Dora Carrington (1920)
Forster in un ritratto di Dora Carrington (1920)

Maurice è distrutto, sperduto, affranto. Lascia l’università per trovare un lavoro. Passa un momento difficile e prova addirittura a ricorrere a un ipnotista per “curare” la sua omosessualità. Vive di alti e bassi finché non conosce Alec, guardiacaccia della tenuta di Clive, con cui intraprende una relazione. La loro storia sembra finire quando Alec decide di trasferirsi in Argentina. Alla fine, però, cambia idea e decide di rimanere con Maurice e passare la vita con lui.

Scritto dopo un momento di stagnazione artistica, Maurice fu completato nel giro di un anno (1913-1914). La folgorante ispirazione nacque dall’incontro con Edward Carpenter, profeta della vita semplice e della nobile omosessualità. A parte dei ritocchi svolti nel 1932 e nel 1959, il romanzo rimase così com’era, ma rimase inedito.

Ma perché Forster non volle mai pubblicare Maurice in vita?

Sin da subito l’autore pensava che la pubblicazione fosse impensabile, a causa della tematica omosessuale. A detta sua, non poteva succedere prima della morte mia e dell’Inghilterra. (Da tenere a mente che fino al 1967 il “comportamento omosessuale” era illegale in Inghilterra e Galles). Ciò nonostante, mostrò il libro a pochi amici scelti e ricevette vari suggerimenti e critiche. Alcune riguardavano il lieto fine della storia. Ma su questo Forster non voleva smuoversi. Così scrive:

Il lieto fine s’imponeva perentoriamente: in caso contrario, non mi sarei preso il disturbo di scrivere. Avevo stabilito che, almeno nella narrativa, a due uomini sia lecito innamorarsi e restare tali per quella durata perpetua che la narrativa consente, e in questo senso Maurice ed Alec vagano ancora oggi nella macchia.  Dedicai il romanzo «a un Anno più felice». E non del tutto inutilmente. La felicità è la sua nota fondamentale… il che, a proposito, ha ottenuto un risultato inatteso: quello di rendere il libro più difficile da pubblicare. Se il finale fosse triste (…) tutto andrebbe bene (…). Ma gli amanti la fanno franca e di conseguenza raccomandano il crimine. [Nota dell’autore]

Il problema era la felicità, più scandalosa del piacere in una società in cui la norma morale obbedisce agli imperativi della legge economica, imponendo all’individuo ruoli prefissati, matrimoni, carriere, divieti all’identità [Marisa Bulgheroni].

Quella di Maurice, dunque, è una censura auto-imposta dall’autore. È la prevenzione di una censura inevitabile. Ma per questo non dovremmo ritenerla una forma di censura? Per un motivo o per un altro, indecisioni e ripensamenti, il romanzo rimase nel cassetto di Forster.  Alla fine, l’autore non lo sentiva più “suo”. Nel suo testamento ordinò che venisse pubblicato dopo la sua morte. Commentò: Pubblicabile…però, ne vale la pena?. Ad oggi, possiamo rispondere a Forster che ne è valsa la pena, eccome. Perché, se pure non l’ha voluto pubblicare in vita, ha comunque voluto farlo pubblicare. E così facendo ha contribuito a una battaglia culturale che dura tutt’oggi e che è lungi dall’essere vinta.

Dopo tutto, un Inferno reale non è meglio di un Paradiso artificiale? [Maurice].

Davide Massimo

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