Vittorio Sgarbi furioso. L’amore per Bari virando fra arte e ira sociale

Vittorio Sgarbi durante l'evento Panorama d'Italia sul palco del Petruzzelli.

Vittorio Sgarbi è stato il protagonista indiscusso della rassegna di eventi Panorama d’Italia. La quinta tappa si è svolta a Bari dal 28 giugno al 1 luglio.

Dopo l’edizione del 2015, il tour Panorama d’Italia è tornato a Bari. Ha raccolto un notevole successo, foriero di novità e interesse per la storia e i luoghi della nostra città. Le personalità che hanno arricchito il cartellone degli eventi: Renzo Rubino, Pino Aprile, Roberto Giacobbo e molti altri.

Lunghi minuti di attesa, applausi sentiti. Quando nella calda serata di venerdì 1 Luglio, le soffuse luci dei riflettori, hanno palesato al pubblico la carismatica figura di Vittorio Sgarbi. Dal palco di un Petruzzelli gremito, grande risentimento e profonda acredine hanno subito rivelato le parole dello storico dell’arte ferrarese. Anche Sgarbi infatti si fa portavoce della lunga e corroborante crociata delle “palme di via Sparano”. È seguita una caterva di improperi e accuse rivolte al sindaco Decaro e all’architetto Guendalina Salimei; questa la firmataria del restyling del corso. È evidente: Il progetto ha offeso l’identità storica dei monumenti circostanti e della via stessa.

Vittorio Sgarbi ha sottolineato così: “la totale ignoranza, la mancanza di buon senso e di buon gusto”  nel lavoro della designer.

Sono terminati gli aspri attacchi. Sgarbi profondo nel suo essere e conoscere ha inaugurato l’excursus storico. Il suo modo di narrare la tradizione dei luoghi simbolo della città, ha rivelato grande cura e amore per questa.

Le slide, con immagini dei monumenti, hanno accompagnato nell’ascolto il pubblico. È stato il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese il primo monumento analizzato. Realizzato su progetto di Cesare Brunetti fra il 1924 e il 1932. Il prospetto dell’edificio presenta un’armonia tra lo stile neoclassico e il gotico . É dichiarato l’omaggio alle forme architettoniche del centro storico. In seguito Sgarbi ha elogiato l’apparato decorativo e l’arredamento dello stabile, ideato dal celebre architetto Duilio Cambellotti. Un sentito consiglio è rivolto al pubblico: visitare gli arredi e godere degli affreschi che esaltano l’edificio.

La storia del Teatro Petruzzelli e della sua ricostruzione dopo l’incendio doloso nell’ottobre del 1991.

Con un breve resoconto storico è ricordata la data di costruzione: 1903. Mirabile e lungimirante l’idea degli armatori Petruzzelli; i due fratelli triestini furono i visionari mecenati e committenti del teatro. Ad eterna memoria è consegnato il loro nome. A questo punto è ritornato il fervore e Vittorio Sgarbi non ha risparmiato critiche e complimenti in merito alle vicende del Politeama. Al restauro del Teatro La Fenice di Venezia è mancata l’attenzione al dettaglio: “sembra fatta dai cinesi”. Per il Petruzzelli c’è stata l’ occasione di encomi mai troppo scontati.

Sgarbi afferma: “Io raramente ho visto un teatro ricostruito con una simile capacità degli artigiani di rimettere ordine; è un trionfo di bellezza. Questa capacità è un orgoglio per me. Io sono felice di essere qui e sono felice che il teatro sia ricostruito come un esempio davanti al mondo.”

Nel 2001 Vittorio Sgarbi è stato Sottosegretario alla Cultura del governo Berlusconi. Fondamentale risulta il suo prodigarsi alla causa; ha promosso un disegno di legge in Parlamento per ricostruire il Petruzzelli e la Fenice. L’impegno nel districarsi tra le vicende burocratiche che imprigionavano il teatro, fu gravoso. La costruzione venne contesa tra la famiglia proprietaria della struttura, i Messeni Nemagna e il Comune di Bari; quest’ultimo reclamò la proprietà del suolo pubblico. Stanziati i fondi e convocate le parti, vennero  istruite le pratiche istituzionali. Si potè realizzare così il progetto di restauro. Lo storico commosso, ha ricordato quando invitò Alberto Sordi a visitare il teatro. Sordi infatti fu protagonista di “Polvere di Stelle” , pellicola che ebbe da scenografia il Politeama.

Numerosi i problemi degli enti culturali in Italia riportati durante l’orazione.

Vittorio Sgarbi ha ribadito la precarietà del ruolo istituzionale dei ministri. Vessati dall’opinione pubblica e scevri di un reale potere esecutivo, ad oggi vengono surclassati dalle numerose ed eccessive commissioni parlamentari. La burocrazia la fa da padrona e inceppa il progresso culturale del nostro Paese. La soluzione proposta da Sgarbi, per risanare i miseri bilanci annuali, sarebbe l’istituzione di fondazioni. Queste garantirebbero il contributo economico e dialettico dei privati.

In fondo riprendendo il nostro: “Un luogo è un bene di tutti. Al di là di chi ne sia il proprietario.”

Idealmente il pubblico è introdotto nel borgo antico di Bari per i punti storici nevralgici: Piazza del Ferrarese e Piazza Mercantile.

“Dopo di lui, il ferrarese che ha amato di più la vostra città, sono stato io”; ha esordito così Vittorio Sgarbi, parlando di Piazza del Ferrarese. Poi ha proseguito con Piazza del Mercantile e il monumento della Colonna della Giustizia (con ai piedi l’iconico leone). Sgarbi è giunto così a descrivere i due maggiori edifici sacri del centro storico: la Cattedrale San Sabino e la Basilica San Nicola. Del Duomo è analizzato il rosone(finestrone circolare in alto). Sgarbi ha segnalato che è non originale, non comparendo in altre architetture coeve. Negli edifici di epoca medievale infatti, come da modello, in facciata compaiono strette monofore(finestre ad un arco) e bifore(finestre a due archi). Il rosone, ha sottolineato, è di epoca rinascimentale. Simboleggia l’astro maggiore, imitandone la “celeste” illuminazione per gli interni. L’edificio danneggiato nel XI sec, venne restaurato e nel corso dei secoli subì diversi interventi all’interno(arredo) e all’esterno(facciata).

Della Basilica è ricordata la sua originale funzione di Corte del Catapano. L’edificio fu il luogo simbolo del potere laico bizantino sino all’XII sec, quando iniziò la costruzione del luogo sacro.

La fondazione avvenne come affermazione del nuovo dominio normanno. L’edificio ha i tipici stilemi del romanico pugliese. Sgarbi ha successivamente tessuto le lodi del Maestro della cattedra di Elia, autore del trono vescovile visibile nel presbiterio(zona dell’altare). È stata acclamata anche la bellezza e la maestria nella Porta dei Leoni. Lo storico ha in seguito elencato una serie di edifici sacri minori della città vecchia. Citate dunque: la Chiesa Sant’Anna, la Chiesa Santa Chiara, la Chiesa San Marco dei Veneziani. Ancora nominate: la Chiesa San Giovanni Crisostomo, la Chiesa Santa Teresa dei Maschi e la Chiesa Santa Scolastica.

La forte impronta della scuola veneta nell’arte pittorica pugliese del Rinascimento.

Come dichiarato da Vittorio Sgarbi, imprescindibile è il legame economico e culturale fra Bari e Venezia. Oltre alla secolare tradizione commerciale che lega le due città, stretti sono i legami di committenza e influenza artistica. Lo storico è partito così con la pala d’altare “Madonna in trono con Bambino e santi “, realizzata da Bartolomeo Vivarini nel 1476. Il dipinto è conservato attualmente nel transetto della Basilica. Come ha ricordato Sgarbi, la tavola mette in scena una Sacra Conversazione. La composizione divenne un riferimento primario per la successiva “Pala Pesaro” di Tiziano.

Il simposio è proseguito con la presentazione di uno dei maggiori capostipiti della scuola veneta: il pittore Giovanni Bellini.

Il dipinto analizzato è la tavola del “ San Pietro Martire”. Nel santo, a detta dello storico, è riscontrabile la statuaria dei soggetti di Paolo della Francesca e il pathos del Mantegna. San Pietro appare così solenne e fragile nel momento del martirio. È la volta della tela “Madonna con Bambino tra sant’Enrico d’Uppsala e sant’Antonio da Padova” visibile presso la Pinacoteca “Corrado Giaquinto” di Bari. Il dipinto venne realizzato dal pittore veneto Paris Bordon, collaboratore di Tiziano. Sgarbi ha rintracciato un’analogia nella resa del dramma in San Pietro e in Sant’ Antonio; lo storico ha azzardato un paragone del sant’ Antonio con il “molleggiato”. Il pubblico è calorosamente invitato a visionare la pala d’altare dell’ “Annunciazione” di Giovanni Bellini conservata presso la Chiesa Santa Maria Santissima Annunziata di Modugno. Inoltre a Giovinazzo nella Chiesa di San Domenico, è possibile ammirare la tavola di Paris Bordon “San Felice in cattedra”.

Lo spazio pubblico e lo spazio privato: lo stile eclettico nella città nuova.

Vittorio Sgarbi si è concentrato  anche sul corposo apparato architettonico urbano di Bari. La prima costruzione citata, è Palazzo Fizzarotti. Realizzato su progetto del noto ingegnere Ettore Bernich e dell’ architetto Augusto Corradini (attivo anche per la Fiera del Levante). La struttura venne eretta fra il 1905 e 1907 .Qui è evidente, negli stilemi del prospetto, l’influenza del neo gotico veneziano. È stata proposta difatti da Sgarbi, un’analogia tra la facciata dell’edificio barese e quella del Palazzo dei Tre Oci a Venezia. Sul Corso Cavour è ammirabile, Palazzo Atti. Lo stabile privato fu progettato dall’ingegnere Ettore Patrono tra il 1915 e il 1916. Nella facciata, all’altezza del balcone vi sono le decorazioni scultoree a figura umana che contraddistinguono il palazzo. Sgarbi in seguito ha citato l’Albergo Cine-Teatro Oriente contiguo al Palazzo Atti.

É ancora ricco il carnet dei monumenti esaminati.

Sgarbi ha rivelato la bellezza del Palazzo Colonna, edificato ai primi del Novecento dall’ingegnere Orazio Santalucia. Coevo ai precedenti, è paragonabile a questi nello stile e nelle forme architettoniche. Per sottolineare la genialità dei progettisti, Sgarbi ha analizzato le due emergenze architettoniche angolari di Palazzo Dioguardi Durante e Palazzo Mincuzzi. Il primo venne costruito nel 1925 dall’arch. Saverio Dioguardi; il secondo fra il 1928 e 1932 da Aldo Forcignanò e Saverio Dioguardi. Palazzo Mincuzzi rappresenta l’emblema dello stile eclettico a Bari. Per concludere è stato nominato anche il Palazzo Magazzini Mincuzzi, situato in via Sparano(negozio Sephora). Quest’ultimo è affine stilisticamente alla vicina Chiesa San Ferdinando; anch’essa è opera del Dioguardi.

Vittorio Sgarbi ha affascinato il pubblico barese per ben due ore. Si è eclissato con un augurio che suona da monito.

Auspica per Bari: “ Una buona amministrazione che non faccia altro che conservare quello che la città propone;  mostrarla nel lustro della sua bellezza dal Medioevo al Novecento. “

Marilù Piscopello

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