Trinità dei Monti: quinta scenografica di piazza di Spagna

Uno dei luoghi simbolo della città di Roma è certamente piazza di Spagna con la sua celebre Barcaccia, la curiosa fontana realizzata da Pietro Bernini.

Ma tutta la sua eleganza si deve alla scenografica ed imponente scalinata che si conclude in alto con la Chiesa della Trinità dei Monti. Questo angolo di Roma, così sapientemente modellato, è il frutto di numerosi interventi realizzati in ben tre secoli: la chiesa nel Cinquecento, la fontana nei Seicento e la scalinata nel Settecento.

La Chiesa della Trinità dei Monti è così chiamata perché svetta in tutta la sua imponenza sopra il Pincio, una delle alture più famose di Roma. Emblema della Francia – come anche in parte la scalinata sottostante impreziosita dallo stemma araldico del Giglio – presenta anche nella sua architettura esterna gli influssi tipici di questa nazione. Fu edificata infatti per volere del re francese Carlo VIII come riconoscimento al fondatore dell’ordine dei Minimi, San Francesco da Paola, che aveva assistito il padre, re Luigi XI, negli ultimi momenti di vita.

 

 

Nel 1495 papa Alessandro VI Borgia autorizzò la costruzione della chiesa e del convento che fu quindi affidato ai Minimi, tutti di origine francese, come prevedeva la regola dello stesso fondatore. La prima pietra venne posta nel 1502 ma i lavori furono più volte interrotti, come per esempio nel 1527 a causa del Sacco di Roma dei Lanzichenecchi, venendo quindi inaugurata quasi un secolo dopo, il 9 Luglio del 1594. La storia travagliata della chiesa non finisce però qui: nel 1798 le truppe francesi si stabilirono nel convento, l’ordine dei Minimi venne disperso ed i suoi membri furono costretti a lasciare la città; nel 1828 invece, chiesa e convento, vennero affidati alla congregazione del Sacro Cuore che si occupava prevalentemente di assistere e dare una buona educazione alle giovani fanciulle; nel 2006 infine il complesso passò sotto la direzione della Fraternità Monastica di Gerusalemme.

A livello artistico, molti furono gli importanti nomi legati alla progettazione e alla realizzazione della chiesa: la facciata arricchita dai due campanili simmetrici – estranei alla tradizione romana ed importati dal nord Europa – fu realizzata da Annibale Lippi e Gregorio Caronica, anche se a lungo il tutto fu attribuito a Giacomo della Porta. Entrando al suo interno, impossibile sarà non rimanere incantati dinnanzi al suo splendore e tra i più importanti capolavori meritano una particolare menzione le due mirabili opere di Daniele da Volterra: la Deposizione della Croce e l’Assunzione.

Una menzione particolare merita anche il convento adiacente, in cui è possibile ammirare alcuni dei più alti esempi di anamorfismo, cioè sapienti e articolati giochi prospettici che, trasposti in pittura, cambiano aspetto e forma a seconda del punto di vista dello spettatore. E’ qui che due abili pittori appartenenti all’ordine dei Minimi, Emmanuel Maignan e Jean François Nicéron, realizzarono nel XVII secolo alcuni affreschi sulle pareti di uno dei corridoi al primo piano del convento. Se li si guarda frontalmente, le pitture rappresentano dei paesaggi, con scene tratte dalla vita di San Francesco da Paola e di San Giovanni Evangelista ma se li si osserva lateralmente raffigurano invece le figure enormi dei due santi!

Davanti alla chiesa e proprio in cima alla scalinata alla fine del Settecento fu posto l’Obelisco Sallustiano, così chiamato perché adornava in epoca antica i lussureggianti Horti di Sallustio, non lontano oggi dalla Stazione Termini. Le sue iscrizioni furono appositamente realizzate in epoca imperiale da maestranze romane, copiando un po’ alla buona i geroglifici incisi sugli altri obelischi originali, rendendo di fatto indecifrabile l’intera iscrizione!

 

 

La scalinata invece fu realizzata tra il 1723 e il 1726, durante il pontificato di papa Innocenzo XIII, su progetto dell’architetto romano Francesco De Sanctis, appositamente per superare il dislivello tra le pendici del Pincio e la sottostante piazza di Spagna. Edificata in bianco travertino, la scalinata è composta da una serie di rampe (undici in tutto), ognuna formata da dodici scalini che si dividono, serpeggiano, si riuniscono, mutando continuamente direzione.  Una serie di balaustre accompagna le rampe, interrompendo il forte dislivello e funzionando da punto di sosta in cui poter godere di un affaccio panoramico incantato. La lunga scalinata, che si adagia sul colle articolandosi in un continuo alternarsi di sporgenze e rientranze, è espressione di una monumentalità tipica del settecento romano, al pari della gloriosa Fontana di Trevi.

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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