Voglia di un bagno? Attenti ai vecchioni guardoni, Susanna docet

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Caldo, tanto caldo! Proprio il tempo ideale per un bel bagno. Ma per Susanna le cose non sono filate lisce a causa di due vecchioni in agguato…

Luglio è appena iniziato e farsi un bel bagno è il primo pensiero di tutti. Dopo i misteri Arnolfini, passiamo ad una fresca e  rilassante toletta in giardino. Non tanto rilassante a ben vedere. In Susanna e i vecchioni , opera del Tintoretto oggi conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, infatti ne succedono di tutti i colori. E la povera Susanna tutto fa meno che rilassarsi.

Il quadro è visionabile qui.

Ma chi è Susanna?

Niente a che vedere con la nota canzoncina folk. Susanna è un’eroina biblica di provatissima virtù. Sposata con Joachim, un ricco ebreo proprietario di uno splendido palazzo con tanto di parco. Un caldissimo pomeriggio d’estate decide di concedersi un bel bagno in giardino, così saluta le amiche e si prepara per la toletta. Costumi da bagno e piscine sono lontani anni luce, così la ragazza si spoglia nuda ed entra nel laghetto del parco. Dopo tutto è sola a casa sua, chi potrebbe mai vederla? E invece qualcuno c’è.

Due anziani magistrati si sono invaghiti di lei e per questo sono appostati nel parco per sorprenderla da sola. Appena Susanna esce dall’acqua i due vecchi le sono addosso e le propongono un gran bel ricatto. “Ascolta bellezza,o ti concedi a noi o dichiareremo di averti vista con un giovane amante. Siamo magistrati di vecchia data e di sicuro ci prenderanno sul serio.” Bel pasticcio. La pena per l’adulterio è la lapidazione ma Susanna non vuole proprio tradire suo marito quindi decide di urlare per chiamare qualcuno. Morale della favola si finisce in tribunale dove, come previsto, nessuno crede alla donna. Un giovinetto di nome Daniele però avanza una proposta: interrogare separatamente i due vecchioni per capire come sono andate davvero le cose. Manco a dirlo i due danno due versioni diverse del presunto adulterio. Susanna è salva e i vecchioni vengono condannati a morte.

Il momento scelto da Tintoretto per la scena è l’attimo di quiete prima dell’assalto dei due anziani. Susanna è appena uscita dall’acqua e si sta asciugando un piede con un telo di lino, bianco quanto lei. Si è già pettinata e ingioiellata, tanto che si guarda allo specchio piuttosto soddisfatta. A terra vediamo tutti gli accessori che ha usato: pettinino doppio, un vasetto di unguento e delle perle. C’è anche una bacchetta d’argento che si usava per dividere i capelli. Le manca solo di rivestirsi, e l’abito è già pronto accanto a lei.

Il giardino intorno è immerso in una quiete assoluta e irreale: le anatre nuotano pacifiche nello stagno e c’è addirittura un cervo che si abbevera poco lontano. Anche la parete di rose rampicanti contribuisce all’atmosfera elegiaca del dipinto. Più che un’eroina biblica sembra una Venere che si fa bella. Un momento, e i due vecchioni? Ah eccoli là. Uno si è accucciato dietro il paravento di rose e sta sbirciando dall’altra parte, l’altro si sta avvicinando in punta di piedi dal fondo.

Il pittore ha costruito tutta la scena come avrebbe fatto uno scenografo. Ha diviso il palcoscenico con una quinta di rose, ha messo in primo piano il personaggio principale e fatto entrare gli altri due da un lato. La nostra attenzione infatti è tutta per Susanna, bellissima e bianchissima come una statua, è in piena luce. Sotto “l’occhio di bue” come una vera protagonista. Dei vecchioni ci si accorge solo dopo. Si sono nascosti in giardino come due ragazzini, peccato che avendo entrambi superato gli “anta” sono decisamente ridicoli. E quella testa pelata in primo piano dice davvero tutto.

Cosa manca ancora…già, le “due parole” sullo stile!

E su Tintoretto ci si può davvero sbizzarrire. Sembra che sia stato allievo di Tiziano e che ammirasse il disegno fine e pulito di Michelangelo. Mica male come inizio, no? In questo dipinto però guarda molto di più al Veronese, suo contemporaneo. Lo si vede ben dai toni chiari, sereni e distesi del dipinto, ben lontani dalle lumeggiature che erano state il suo pezzo forte fino a poco prima. Qui non ce n’è proprio traccia.

Anche questo Infuso d’Arte lo abbiamo bevuto tutto. E siccome con il caldo non fa bene disidratarsi, c’è un altra tazza d’arte ghiacciata che vi aspetta tra due settimane!

Chiara Marchesi

Chiara Marchesi: Laureata in Storia dell'arte, con un'insana passione per la scrittura e per il rinascimento italiano. Curiosa di tutto si occupa principalmente di eventi d'arte senza disdegnare teatro, cinema e libri. Perchè la bellezza è ovunque...

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