Sheila McKinnon e “Invisible light”: il cambiamento climatico sfida l’umanità

Sheila McKinnon

“Invisible Light”, la mostra multimediale di Sheila McKinnon, è stata esposta fino al 23 febbraio a Roma nella Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina presso la Camera dei deputati.

In “Invisible light” abbiamo potuto ammirare le fotografie e i video realizzati da Sheila McKinnon. La rinomata fotografa, giornalista e artista multimediale ha origini canadesi, ma ha vissuto la maggior parte della sua vita in Italia.

Guardandola e ascoltandola parlare in occasione dell’inaugurazione della mostra, McKinnon si è rivelata una donna coraggiosa, interessante e determinata. È una combattente. Lotta per l’ambiente, per i diritti delle donne, per quelli dei bambini.

Il tema di questa ultima mostra era il cambiamento climatico, la sfida numero uno per l’umanità nei prossimi decenni.

Le fotografie catturano lo sguardo per i loro colori intensissimi. Sono immagini che dicono tanto proprio con i colori.

Su un monitor viene trasmesso il video “Waiting for life”. Realizzato con sequenze fotografiche molto evocative, spiega il riscaldamento globale e l’inquinamento in modo semplice. La protagonista assoluta delle immagini video e fotografiche è l’acqua.

Alcune foto sono post-prodotte e rieditate con fotomontaggi. Sembrano quasi dei dipinti, piuttosto che delle fotografie. Non sono delle opere fotografiche di tipo classico, quindi potrebbero non piacere a tutti. Ma, in realtà, sono molto potenti ed efficaci per la funzione sociale che svolgono.

Come accennavamo prima, infatti, il lavoro di Sheila McKinnon pone l’attenzione sui diritti delle donne/educazione delle ragazze e sui cambiamenti climatici. Di entrambi i problemi l’artista offre un’originale prospettiva.

Sul primo tema la sua opera sensibilizza gli spettatori sulla dignità e la naturale joie de vivre, “quando documenta le attività eseguite dalle donne e dalle ragazze in paesi in via di sviluppo”.

Invece, “nelle sue immagini riguardanti il clima, Sheila McKinnon espone la bellezza del nostro pianeta (…) legata alla terra, in una tavolozza pittorica di spettacolari colori, disegnando la naturale fenomenologia che sgorga dalla pancia della terra”.

Con la sua fotografia e il suo processo creativo l’artista vuole invitare a una discussione, in tutto il mondo e a vari livelli, sugli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni migranti, sul nostro approvvigionamento di cibo e acqua e sui tanti modi in cui la nostra stessa esistenza è minacciata dal riscaldamento globale.

Novantasette Paesi sono d’accordo su questo e si sono impegnati a partecipare attivamente per invertire il problema.

L’opera di Sheila McKannon e la mostra “Invisible light” sicuramente sono un prezioso contributo alla sensibilizzazione di ogni cittadino. Per questo l’esposizione è stata patrocinata non solo dall’Ambasciata del Canada, ma anche dal Kyoto Club, organizzazione no profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con le decisioni a livello UE e con l’Accordo di Parigi del dicembre 2015.

Non possiamo che augurarci che il percorso di consapevolezza sul cambiamento climatico si acceleri davvero e porti ad azioni concrete ed efficaci. Il lavoro e l’impegno di artisti come Sheila McKannon nel favorire questo percorso sono benvenuti.

Stefania Fiducia

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