Un sereno pranzo all’aperto per Ferragosto? Non secondo Nastagio!

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I pranzi all’aperto, si sa, possono presentare imprevisti ma qui Nastagio ha programmato tutto alla perfezione. Colpo di scena compreso.

Ferragosto. Non c’è giornata migliore di oggi per pranzare all’aperto, che sia un pranzo in famiglia o una grigliata tra amici, una tavola per quattro o un tavolone da venti persone. Ciò che conta è preparare al meglio il banchetto per i nostri ospiti. Ho detto forse banchetto? Sì perché qui agli InfusidArte siamo curiosi e abbiamo deciso di dare una sbirciatina a come si pranzava qualche secolo fa. Abbiamo scelto la storia di un certo Nastagio che ha usato proprio un pranzo all’aperto per farsi sposare da una bella ragazza. Curiosi eh? Leggete oltre…

L’opera in questione sono in realtà ben quattro pannelli dipinti dal Botticelli. Narrano per sequenze la novella di Nastagio degli Onesti, giornata quinta del Decameron, la data di esecuzione è il 1483. Come mai siamo così sicuri? Semplice, i pannelli sono un regalo di nozze. Li commissionò nientemeno che Lorenzo il Magnifico come dono per Giannozzo Pucci che sposava in quell’anno Lucrezia Bini. Oggi i primi tre episodi sono al museo del Prado di Madrid mentre il quarto è rimasto a Palazzo Pucci a Firenze.

Visionare il terzo episodio del pannello qui.

Ma cosa narra la novella?

Lo scopriamo subito. Nastagio era un bel giovanotto di una nobile famiglia ravennate che, manco a dirlo, si innamora perdutamente di una ragazza ancora più nobile, che di lui non ne vuole proprio sapere. Lei è la figlia di Paolo Traversari, è nobile, bella e altezzosa. E lo sa bene. Per lo sconsolatissimo Nastagio non c’è speranza. Dilapida il suo patrimonio in fiori, regali, feste e altre cosette del genere per cercare di impressionare quella presuntuosa. Risultato zero.

Nastagio ora è alquanto povero e pronto ad un suicidio. Prontamente fermato da amici e parenti decide di allontanarsi da Ravenna e da quella brutta delusione. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, e per i soldi si vedrà.

Mentre traversa un bosco vede qualcosa di impressionante. Un uomo a cavallo insegue una fanciulla seminuda, come se non bastasse la fa anche azzannare dai suoi cani.Il cavaliere una volta fermata la donna con l’aiuto dei cani la tratta proprio come una preda di caccia. La uccide con un coltello, la eviscera e fa mangiare le interiora ai cani stessi. Da bravo cittadino Nastagio cerca di fermare quello scempio ma senza successo. la scena infatti si ripete più volte.

 Il cavaliere però si sente in dovere di dare qualche spiegazione all’imprevisto spettatore. Sia il cavaliere che la donna sono due anime dannate che in vita ebbero una vicenda simile a quella di Nastagio e della altezzosa Traversari. L’uomo infatti si suicidò a causa del rifiuto da parte della donna, rimasta insensibile a tutte le sue attenzioni. Sono entrambi colpevoli: uno di suicidio, l’altra di presunzione.

Nastagio a questo punto ha un’idea. Con gli ultimi soldi rimasti organizza un bel pranzo all’aperto per la propria famiglia e per quella della sua amata donna. Che vuole fare? Vuole mostrare alla ragazza che fine fanno le presuntuose come lei, magari vedendo quel cruento spettacolo cambia idea.

Il protagonista ha visto giusto. Terrorizzata la ragazza comprende il proprio errore e acconsente a sposare Nastagio.

E ora largo al Botticelli!

Il grande maestro ha diviso la storia in sequenze fondamentali. Ad ogni tavola è abbinata una porzione di storia così che guardandole in sequenza abbiamo tutta la vicenda sotto gli occhi.

La prima tavola ci mostra Nastagio degli Onesti che si allontana da Ravenna e incontra il cavaliere e la donna. Spaventato e preoccupato al tempo stesso per la fanciulla cerca di difendere entrambi con un ramo. Ci accorgiamo che la sequenza dell’inseguimento si ripete perché sullo sfondo la vediamo ripetuta.La seconda tavola ritrae invece il terribile trattamento della fanciulla da parte dell’uomo e la reazione di orrore di Nastagio. Nella terza vediamo il banchetto offerto dal protagonista per mostrare a tutti la vicenda delle due anime dannate. Nella quarta e ultima scena ammiriamo la ricchissima festa di nozze sotto sfarzose architetture di stampo romano.

In quasi tutti gli episodi ci sono personaggi rappresentati più volte. Questo perchè era uso comune mettere più scene in una sola tavola. Il fatto che il personaggio in questione comparisse due volte non era un problema e chi guardava il dipinto era più che abituato a interpretare ciò che vedeva con questi criteri. Fedelissima al racconto anche l’ambientazione che ritrae scrupolosamente i dintorni di Ravenna.

Ma la scena del pranzo?

Eccola, eccola.  Compare proprio nel terzo episodio. Qui vediamo una bella tavolata a cui sono seduti uomini e donne divisi in due settori. Tutte le donne da una parte, tutti gli uomini dall’altra. Nastagio è in piedi al centro e sta cercando di calmare i commensali. Tutti quanti infatti sono terrorizzati per l’apparizione del cavaliere e della donna e si sono alzati rovesciando piatti e bicchieri.

Sulla destra vediamo anticipata la scena successiva. Nastagio è in tenero colloquio con la sua fresca fidanzata e un gruppo di uomini dietro  di loro anticipa il rientro in città per la celebrazione delle nozze.

Ancora una volta l’ambientazione è curatissima. La pineta e il paesaggio marino sono tipicamente ravennati mentre sia la tavola che le stoviglie hanno un gusto quasi storico per il dettaglio. Praticamente abbiamo davanti una fotografia di quali stoviglie si usavano all’epoca e di come veniva organizzato un pranzo all’aperto. E’ facile notare come alcuni alberi siano stati tagliati per avere più spazio e di come sia stato elegantemente recintato lo spazio. Sulla sfarzosa incannucciata è adagiato un tralcio di frutta mentre sugli alberi compaiono tre stemmi. Manco a dirlo sono quelli dei medici, al centro, dei Pucci, e dei Pucci/Bini. La versione d’arte del biglietto firmato sul regalo di nozze.

Viene proprio da chiederselo. Come mangiavano all’epoca?

Prima di tutto scordatevi il tramezzino veloce al bar. Qui la convivialità e sacra e mangiare da soli proprio non esiste. A tavola c’è un solo piatto e un solo bicchiere ogni due commensali e ci si serve con le mani. Al massimo si usano dei coltelli di portata messi a disposizione di tutti. Proprio per questo sono sempre presenti delle bacinelle d’acqua, gli acquamanili, per lavarsi le mani all’occorrenza. L’unica posata personale è il cucchiaio da minestra, per la forchetta c’è ancora da aspettare un po’.

 Nemmeno il menù ci è familiare. Primo e secondo piatto non esistono proprio e le vivande sono divise per servizio. Quello di credenza e quello di cucina. Il servizio di credenza sono piatti freddi, quello di cucina sono pietanze calde. In un mondo così diverso si immagina un gran guazzabuglio e molta poca eleganza. Niente di più sbagliato. Il galateo c’è ed è molto simile a quello di oggi. Il vero gentiluomo infatti non beve con la bocca piena, si serve solo del pezzo di cibo che tocca e mastica con la bocca chiusa. Era inoltre educato usare solo le prime tre dita della mano destra per servirsi e non tutta la mano. All’occorrenza ci si  sciacquava le dita nell’acquamanile. Non era inoltre ammesso nessun comportamento che turbasse la serenità del pasto o disgustasse il proprio vicino. Altro che Medioevo arretrato, le buone maniere esistevano e contavano.

Due parole sullo stile…

Di queste quattro tavole il Botticelli ha curato soprattutto l’impostazione della scena. Per quanto riguarda la vera e propria fase di pittura si vedono le mani di diversi aiuti. Dopotutto era un pittore più che famoso e con molte commissioni, era normale che avesse un suo team. Il suo stile è comunque ben riconoscibile: linea dinamica, figure eleganti di una bellezza ideale e fusione dei personaggi con l’atmosfera.

Anche questo InfusodArte è finito ma vi aspetta un’intera giornata di convivialità all’aperto e un nuovo infuso tra due settimane. Buon ferragosto a tutti!

Chiara Marchesi

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