Lisetta Carmi, la fotografa dell’anima

mostra fotografica
Lisetta Carmi

Lisetta Carmi ha fotografato l’anima come pochi altri artisti. Una suggestiva mostra a Roma celebra la fotografa ma anche e sopratutto la donna. Immagini uniche, istantanee che hanno immortalato pezzi di vita.

Qualcuno, c’è chi dice Confucio altri addirittura Mao Tse Tung,  ha detto: un’immagine vale più di mille parole. Questa massima, al netto del suo padre putativo, è perfetta per descrivere una grandissima fotografa come Lisetta Carmi. Le sue foto valgono molto più di mille parole. Sono immagini che, qualunque sia il soggetto ritratto, mettono a nudo la straordinaria bellezza della fotografia.

A questa grandissima fotografa, oggi ultranovantenne, la città di Roma dedica una straordinaria mostra antologica che ripercorre, con oltre 170 fotografie, molte di queste inedite, vent’anni di carriera di questa piccola, ma solo di statura, grande fotografa.

Una donna che ha sempre affrontato la vita con coraggio, fin da quando, a causa delle leggi razziali (la sua famiglia era di origine ebraica) fu costretta a lasciare la scuola.

Un coraggio che ha trasferito nelle sue foto, attraverso le quali ha immortalato l’universo infinito del genere umano, declinandolo in tutte le sue più singolari sfaccettature.

Perché per Lisetta Carmi, che arrivò alla fotografia dopo una brillante carriera da concertista conclusa anzitempo per una sua precisa volontà politica, poter fotografare l’uomo e, in generale, l’umanità rispetto ai paesaggi, è sempre stata un’assoluta priorità.

«Io nutro un profondo fascino per la vita degli esseri umani soprattutto quella dei poveri: coloro che non possono parlare perché schiacciati dal potere».

Inaugurata lo scorso 20 ottobre al Museo di Roma in TrastevereLisetta Carmi. La bellezza della verità a cura di Giovanni Battista Martini con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, rappresenta un’occasione per chi ama la vera fotografia, quella che emoziona, quella che racconta e che fa la storia.

La mostra, che si articola su diverse sezioni, si apre con la città di Genova, la città dove Lisetta è nata il 15 febbraio del 1934.

Il porto, cuore pulsante di Genova, ma anche l’Italsider, la storica fabbrica dei genovesi e il cimitero monumentale di Staglieno.

Tre luoghi centrali della città portuale che Lisetta fotografò con un occhio assolutamente personale, mettendo in risalto il mondo del lavoro, quello dei portuali, quello degli operai del grande centro siderurgico ma anche il silenzio artistico del cimitero cittadino.

Poi è la volta dei I reportage, la sezione più ricca della mostra che spazia dai viaggi ai personaggi e che mette in maggiore risalto la straordinaria sensibilità di Lisetta Carmi.

India, Pakistan, Venezuela, Messico, ma anche Piadena, la cittadina lombarda, vero e proprio laboratorio di idee, dove Lisetta ritrasse i musicisti del Duo di Piadena e il maestro Lodi, restituendo al tempo stesso l’immagine di un paese a tutto tondo.

Si tratta di fotografie straordinarie per intensità e bellezza, «istantanee capaci di cogliere in un sorriso la dignità dell’intero genere umano».

Parte integrante di queste sezione è il volume Acque di Sicilia.

Pubblicato nel 1977, con testi di Leonardo Sciascia, Acque di Sicilia fu commissionato dalla Dalmine e consisteva in una ricerca sui percorsi d’acqua nell’isola. La Carmi trasformò quell’occasione per raccontare, al netto della fascinazione paesistica, il particolare rapporto fra i siciliani e la loro terra.

Menzione d’obbligo nell’ambito della sezione reportage, è il capitolo intitolato I travestiti.

Fra le diverse fotografie esposte si snoda un lungo “racconto” che, ancora una volta, immortala un pezzo della città di Genova. La notte di San Silvestro del 1965 la fotografa incontrò alcuni fra i più famosi travestiti del centro storico di Genova. Foto ancora una volta parlanti, capaci di narrare la naturale quotidianità di un universo apparentemente distante e, invece, parte integrante del tessuto cittadino.

Come farà anche Fabrizio De Andrè con alcune sue meravigliose canzoni, Lisetta Carmi confermò con la pienezza dell’arte, che al mondo non esistono uomini e le donne, ma solo e soltanto esseri umani. Impossibile non soffermarsi anche sulle splendide istantanee che la fotografa genovese scattò a uno degli uomini più controversi del secolo scorso: Ezra Pound. Correva l’anno 1966.

Poche decine di scatti per un autentico capolavoro.

Umberto Eco, membro della giuria del prestigioso “Premio Niépce per l’Italia” che la Carmi si aggiudicò con quel servizio fotografico, così commentò:

«Le immagini di Pound scattate da Lisetta dicono più di quanto si sia mai scritto su di lui, la sua complessità e natura straordinaria».

Impossibile descrivere l’unicità dialettica di questa mostra fotografica. Ogni scatto parla, ogni fotografia racconta. Bellissime quelle che immortalano alcune grandi personalità del cinema, del teatro e della musica. Da Carmelo Bene a Charles Aznavour; ma anche Gino Paoli e la poetessa Giovanna Marini; senza dimenticare Cathy Berberian, Luigi Nono e Claudio Abbado.

In ognuno di questi ritratti Lisetta Carmi è riuscita a catturare l’essenza, l’individualità e principalmente l’intimità di quei personaggi famosi.

La mostra si conclude con l’ultima sezione, la più particolare fra tutte: Il parto.

Si tratta di un servizio fotografico che la Carmi realizzò nel 1968 su commissione del comune di Genova. Il 19 ottobre di quell’anno, che rimase per sempre nei libri di storia, andò all’ospedale Galliera con le sue immancabili macchine fotografiche. Realizzò qualcosa di irripetibile. Prendendo debitamente le distanze dalla retorica che abitualmente circonda l’esperienza del parto, la Carmi documentò solo e soltanto la naturalezza di quell’atto.

Senza infingimenti collocò l’obiettivo frontalmente a una giovane partoriente. Il risultato furono immagini forti, dirette, ma proprio per questo emozionanti e indimenticabili. A proposito della fotografia Lisetta Carmi in un’intervista a Giovanni Battista Martini, ebbe a dire:

«Ho sempre nutrito un profondo interesse per la fotografia perché mi ha sempre permesso di poter fissare quello che sentivo con il mio cuore e con la mia anima.»

 

La mostra è stata prorogata, visto lo straordinario successo di pubblico, al prossimo 24 marzo.  

Maurizio Carvigno

 

Foto Zètema Progetto Cultura

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