Il Quartiere Coppedè: tour nell’angolo fantastico di Roma

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Un luogo magico dove fiaba e realtà convivono alla perfezione: ecco il tour nel quartiere Coppedè di Roma.

Chi associa la città di Roma solo ed unicamente al suo antico glorioso passato, fatto di imperatori e gladiatori, visitando il quartiere Coppedè, dovrà ricredersi completamente! Qui infatti tutto parla di Liberty e di architettura moderna, conditi però da ingredienti nuovi e differenti: estro e fantasia. Più che nella Roma Imperiale, entrando nel quartiere Coppedè, sembrerà di trovarsi all’interno del mondo delle favole! Tutta la creatività e l’originalità di questo incantato angolo dell’Urbe, si deve a un unico uomo: Gino Coppedé, l’architetto fiorentino artefice di tanta meraviglia.
Vicino allo stile Liberty tanto in voga all’inizio del Novecento, il quartiere fu arricchito da elementi che narrano secoli e secoli di storia dell’architettura, alcuni tipici della tradizione romana, altri di quella fiorentina e italiana più in generale, tutti sapientemente fusi insieme da Coppedè, per dare vita a una realizzazione unica e sensazionale, manifesto personale della sapiente maestria dell’architetto. I palazzi che formano il quartiere costituiscono inoltre un vero e proprio tripudio di simbolismo: ogni elemento infatti è posto in modo da raccontare l’intera storia culturale italiana, dalla mitologia classica e la tradizione medievale e cavalleresca, fino alle epoche più moderne.
L’ingresso al quartiere posto in via Dora è monumentale: il visitatore è accolto dai due Palazzi degli Ambasciatori, collegati tra loro da un grande arco. Sulle loro facciate si possono riconoscere maschere, cavalieri, Vittorie alate, ghirlande, festoni e numerosi animali simbolici, mentre sotto l’arco pende un originale lampadario in ferro battuto, unica illuminazione posta all’ingresso del quartiere. Che Coppedè fosse un grande studioso ed osservatore è confermato dalla presenza di un’icona con l’immagine di Maria e Gesù, una personale rielaborazione delle ben più famose “Madonnelle” romane, poste in tutto il centro storico cittadino.
Andando a realizzare un nuovo quartiere per la Roma borghese e moderna di inizio ‘900, Coppedè non dimenticò l’impianto tipico della città: vicoli e stradine che conducono a graziose piazze spesso arricchite da fontane. Ecco quindi che passando sotto il grande arco d’accesso, si viene indirizzati verso piazza Mincio, vero cuore del quartiere, con al centro la Fontana delle Rane, omaggio alla più nota Fontana delle Tartarughe di piazza Mattei, opera in parte di Gian Lorenzo Bernini.
Sulla piazza si affacciano gli edifici principali: oltre ai Palazzi degli Ambasciatori, si notano il Palazzo detto di Cabiria, per il gigantesco portone di ingresso, una copia fedele della scenografia del film muto “Cabiria”, sceneggiato da D’Annunzio; il Palazzo del Ragno, che deve il proprio nome al grande mosaico che riproduce l’animale simbolo per eccellenza della laboriosità; ed il capolavoro assoluto di Coppedè, il Villino delle Fate.

Il Villino delle Fate

Composto da tre edifici separati ma connessi tra loro da una serie di scale, logge e passaggi posti su più livelli, da solo questo villino è in grado di incantare il visitatore grazie alla sua ricchezza decorativa ed alla complessità architettonica. L’architetto volle qui omaggiare tre importanti città italiane, attraverso l’inserimento di alcuni inconfondibili simboli: per Firenze furono scelti Dante e Petrarca; per Venezia lo stemma di San Marco insieme ad un veliero; e per Roma la Lupa con i Gemelli. Ma il simbolismo nel Villino delle Fate si spinge ben oltre, tanto che alcuni studiosi sono convinti che l’architetto abbia nascosto anche importanti messaggi massonici. Troviamo infatti sulle sue facciate una meridiana, simbolo del tempo, ma anche l’albero della vita, emblema primordiale di fertilità, cosi come una scena di battaglia contrapposta alla scritta “Domus Pacis”.
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Intorno a piazza Mincio è quindi possibile ammirare le più straordinarie realizzazioni di Coppedè, che a causa della morte prematura, non riuscì a completare l’intero quartiere come nel progetto iniziale. Dei circa 50 edifici inizialmente ipotizzati – tra villini e palazzi – l’architetto riuscì infatti a realizzarne solo alcuni, che possono essere ammirati continuando a passeggiare nelle vie limitrofe. Una passeggiata che è una vera “caccia al tesoro”, una continua sorpresa di incanto, meraviglia e stupore per andare alla scoperta di un grande architetto italiano: Gino Coppedè!
L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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