Chiesa e Chiostro di Sant’Onofrio al Gianicolo: storia e arte a Roma

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gianicolo roma

Un gioiello nascosto al Gianicolo a Roma.

Per ammirare Roma dall’alto e godere di una delle viste più suggestive sulla città, consigliamo di recarsi sul Gianicolo. Qui, quasi sulla sommità del colle, si può inoltre visitare un luogo poco noto ma di straordinaria bellezza: la chiesa e il chiostro di sant’Onofrio.

La storia dell’edificio è molto antica ed inizia nel 1419 quando il beato Nicola da Forca Palena, dopo aver acquistato alcuni terreni grazie all’aiuto di alcune donazioni di fedeli, decise di costruire un eremo, cioè un piccolo romitorio. Negli anni successivi questo piccolo edificio iniziò la sua lenta trasformazione in una vera e propria chiesa con annesso convento, entrambi dedicati a sant’Onofrio, che visse da eremita per circa 60 anni nel deserto.

Nel 1588 papa Sisto V Peretti diede alla chiesa il titolo presbiterale e con l’occasione venne anche aperta la strada della Salita di sant’Onofrio, per consentire ai fedeli un accesso diretto e più agevole all’importante chiesa.

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Il complesso è preceduto da un cortile delimitato su due lati da un elegante portico, decorato all’inizio del 1600 dal Domenichino con una serie di affreschi – purtroppo non ottimamente conservati – con episodi della vita di San Girolamo.

Sul fondo del portico, si apre la Cappella della Madonna del Rosario eretta da Guido Vaini per la propria famiglia, di cui si vede lo stemma con leone rampante sopra la porta, con facciata barocca realizzata nel 1620 ed impreziosita dalla serie di Sibille affrescate da Agostino Tassi.

Accanto al portale di accesso della chiesa invece, incastonata nella parete, si può ammirare la raffinata pietra tombale del beato Nicola da Forca Palena, opera attribuita ad un anonimo artista toscano in cui però si può ben notare l’influsso di Donatello.

L’arrivo di Torquato Tasso

Prima di entrare in chiesa, interessante è soffermarsi sul campanile perché si racconta che la campana più piccola abbia a lungo suonato nel 1595, accompagnando Torquato Tasso nei suoi ultimi momenti di vita. Il poeta giunse infatti a Roma da Napoli proprio in quell’anno, dietro la promessa fatta da papa Clemente VIII Aldobrandini dell’incoronazione a poeta in Campidoglio, come era stato secoli prima anche per il Petrarca. Il Tasso però si ammalò gravemente e morì prima di poter presenziare alla cerimonia, proprio qui in una cella del convento, dove aveva trovato riparo e conforto.

In quella che fu la sua stanzetta è oggi allestito un piccolo museo a lui dedicato che conserva manoscritti, antiche edizioni delle sue opere, la maschera funebre e la pietra tombale che sovrastava l’originario luogo di sepoltura, prima della costruzione del monumento vero e proprio realizzato all’interno della chiesa – grazie alle donazioni degli ammiratori del poeta – dallo scultore Giuseppe De Fabris che lo iniziò nel 1827 completandolo molti anni dopo.

La chiesa, piccola nelle dimensioni, è a navata unica con cinque cappelle laterali, abside poligonale ed essendo stata costruita tra il periodo tardo medievale e quello rinascimentale/barocco, presenta interessanti soluzioni architettoniche, come per esempio la volta a crociera riferibile alla fase più antica e il sontuoso apparato decorativo ascrivibile invece ai successivi interventi.

Scrigno di grandi opere

Non mancano i grandi nomi e tra le opere più importanti meritano una menzione gli affreschi con le Storie di Maria ritenuti opera giovanile di Baldassarre Peruzzi; la pala d’altare con la Madonna di Loreto di Annibale Carracci; l’Annunciazione di Antoniazzo Romano e ancora il raffinato monumento funebre dell’arcivescovo di Ragusa Giovanni Sacco, attribuito alla scuola di Andrea Bregno, artista molto attivo a Roma tra 1470 e 1500, posto accanto alla porta della sacrestia.

Ciò che forse colpisce maggiormente è però la straordinaria decorazione dell’abside con gli affreschi che raccontano gli episodi della vita di Maria, realizzati a due mani: nella parte superiore dal Pinturicchio (Incoronazione, Apostoli, Sibille, Angeli e tondo con Padre Benedicente), in quella inferiore dal Peruzzi (Sacra Conversazione, Adorazione dei Magi e Fuga in Egitto).

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Particolarmente suggestiva è infine la visita al chiostro del convento, il cui portico presenta una serie continua di lunette interamente affrescate dal Cavalier d’Arpino e aiuti con le Storie di sant’Onofrio, appositamente realizzate per le celebrazioni del Giubileo del 1600. Come narrato negli affreschi, Onofrio si ritirò a vivere da eremita e quando gli abiti del santo furono troppo logori e si ridussero a brandelli, un miracolo divino gli fece crescere i capelli in modo da proteggerlo dal freddo. Questo miracolo è il motivo per il quale sant’Onofrio è oggi il patrono dei tessitori.

 

È forse quindi possibile salendo al Gianicolo, lasciarsi sfuggire questo piccolo ma prezioso scrigno di storia e arte?

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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