La Galleria Nazionale ospita tre nuove mostre dal 3 Ottobre 2017

La Galleria Nazionale

È solo un inizio. 1968; Renato Guttuso. Un uomo innamorato; Palma Bucarelli. La sua collezione. Queste le nuove mostre de La Galleria Nazionale.

Gli spazi de La Galleria Nazionale ospiteranno queste tre mostre curate rispettivamente da Ester Coen, Barbara Tomassi e Marcella Cossu.

Due anni fa Cristiana Collu è diventata direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Il museo che era noto ai più col simpatico acronimo di Gnam. La prima operazione da lei effettuata è stata quella di cambiarle il nome – che probabilmente alla direttrice ricordava quello di un fast food – e darle il freddissimo, ma perfetto per il merchandising, La Galleria Nazionale.

Il 10 Ottobre 2016 la direttrice nominata da Dario Franceschini ha presentato al pubblico il suo personalissimo e audacissimo allestimento: Time is Out of Joint. Il tempo è stato scardinato. Un po’ come la collezione storica del museo.

Questa sua operazione, questo nuovo, temporaneo, allestimento ha fatto venire molti grattacapi alla comunità scientifica che della Gnam faceva parte, e non solo.

Al pubblico non è più permesso vedere e comprendere l’evolversi della storia, delle forme, dell’arte. Non si possono più cogliere le ragioni della nascita di correnti artistiche coeve ma dalle finalità divergenti. Non è più possibile approfondire determinati periodi storici perché i pannelli esplicativi sono spariti. Molte opere sono state chiuse nei depositi per svuotare lo spazio del museo e renderlo asettico con l’esposizione dei pezzi più monumentali. Tutto questo per dare alle sale un effetto scenografico sacrificando spesso la giusta visione e fruizione delle opere, e dimenticando la scientificità degli accostamenti proposti. Un museo che ha dimenticato la sua funzione didattica ed educativa.

All’interno de La Galleria Nazionale lo spettatore è passivo, vaga alla ricerca del benessere estetico.

Ne uscirà privo di nozioni storico-artistiche noiose che, secondo la direttrice, meritavano di essere scardinate, ma pieno di fotografie da postare sui social network: #lagallerianazionale.

Questo nuovo essere creato da Cristiana Collu, a metà fra un museo, una mostra e un supermercato è quel che ci resta di ciò che la sua prima direttrice, Palma Bucarelli, ha difeso durante gli anni del secondo conflitto bellico. Dal 1941 al 1975 è stata soprintendente e direttrice della Gnam. Per salvare le opere della collezione dai bombardamenti e dalle razzie le fece trasferire fra il Palazzo Farnese di Caprarola e Castel Sant’Angelo. Non solo salvataggi ma anche nuove acquisizioni – soprattutto di opere d’arte astratta e informale – e un lascito, alla sua morte avvenuta nel 1998, di ben 58 opere della sua collezione privata.

mostre roma 2017
Alberto Savinio, Ritratto di Palma Bucarelli, 1946

 

La vastità di questa donna è riproposta nel piccolo spazio della sala Aldrovandi.

Dal 3 Ottobre al 26 Novembre 2017 sarà possibile avvicinarsi a ciò che ci rimane di questa figura immensa grazie alla mostra: Palma Bucarelli. La sua collezione. Di questa fanno parte i ritratti che di essa ci hanno lasciato alcuni artisti e fotografi, e le opere da lei amate.

mostre roma 2017
Giulio Turcato, Ritratto di Palma Bucarelli, 1944

Una sala ospita le opere dal tenore più figurativo, l’altra le più astratte.

Bellissimi i gioielli d’artista esposti, prestati dal museo Boncompagni, dimostranti l’interesse della storica curatrice del museo per questo particolare settore artistico sul finire degli anni sessanta.

La sala Aldrovandi ospita però anche un’altra mostra: Renato Guttuso. Un uomo innamorato. L’artista divide gli spazi della sala con Palma Bucarelli. Non è un caso poiché i due si sono incrociati e anche scontrati proprio in questo luogo.

Renato Guttuso, Fucilazione in Campagna, 1939
Renato Guttuso, Fucilazione in Campagna, 1939

Barbara Tomassi, curatrice di questa mostra, ci espone l’evolversi della pittura di Guttuso. Dagli anni in cui forte si faceva il suo bisogno di antifascismo in pittura con opere come Fucilazione in campagna e Gott mit Uns. Alle opere degli anni Settanta – come il bellissimo Il muro di Erice – e Ottanta. Senza dimenticare opere degli anni ‘50 come Agrumeto sullo stretto di Messina, dai colori talmente saturi da restituirci l’impressione di un tramonto.

Renato Guttuso, Il muro di Erice, 1976
Renato Guttuso, Il muro di Erice, 1976

Se cercate la celeberrima Crocifissione, sappiate che c’è ma è esposta nell’ambito dell’allestimento proposto da Cristiana Collu. Delle opere di Renato Guttuso possedute da La Galleria Nazionale ben undici sono state donate alla sua morte, nel 1987, tramite lascito. Questo e quello della Bucarelli ci dimostrano il senso di profonda appartenenza che artisti, critici, direttori e storici dell’arte nutrivano verso questo museo.

Veniamo alla terza mostra, la più sponsorizzata.

Il salone centrale de La Galleria Nazionale ospiterà fino al 14 Gennaio 2018 la collettiva: È solo un inizio. 1968.

Lo diceva lo slogan di quegli anni “Ce n’est qu’un début”, lo ripete il titolo della mostra: è solo un inizio. Così si apre il cinquantesimo anniversario del Sessantotto.

Una rivoluzione culturale, politica, sociale e artistica che non poteva non essere celebrata.

È proprio il 1968 a segnare il traguardo di un processo di emancipazione e rivolta contro ordini e principi antidemocratici. Un’insurrezione politica e culturale tout court avvenuta per mano di una generazione creativa. Decostruire per ricostruire tutto con modalità e materiali nuovi.

Nulla sarà più lo stesso dopo il ’68. Neanche l’arte.

Giovanni Anselmo, Direzione, 1967-1968
Giovanni Anselmo, Direzione, 1967-1968

Alcune opere della collezione del museo sono state riallestite nello spazio del grande salone e degli spazi a esso limitrofi, unitamente a numerosi prestiti che hanno dato forma a questa esposizione. Curata da Ester Coen, questa mostra vuole essere un invito a guardare ai processi, al divenire, a quanto sarà sempre nuovo dal ’68 in poi. Anno di rottura col passato in tutti i sensi.

Negli spazi de La Galleria Nazionale va in scena lo spirito rivoluzionario di opere e artisti che hanno contribuito al cambiamento.

Mario Merz, Sit-in, 1968
Mario Merz, Sit-in, 1968

Numerose le correnti artistiche nate in quegli anni e che sono proposte con una scelta interessante di artisti italiani e internazionali.

Guardando le opere in mostra non possiamo non chiederci cosa ci sia rimasto di quegli anni. Quale direzione abbiano preso le rivolte politiche? Direzione di Giovanni Anselmo sembra proprio farci riflettere su questo. Il Ritratto di Mao con Bandiera Rossa di Franco Angeli ci lascia una malinconica sagoma degli ideali di quel tempo. Il Sit-in non è più una protesta pacifica fatta da persone, ma è una scultura di Mario Merz.

Franco Angeli, Ritratto di Mao con Bandiera Rossa, 1968
Franco Angeli, Ritratto di Mao con Bandiera Rossa, 1968

 

Anche nella celebrazione di un “Sessantotto troppo breve da dimenticare” ci rimane una consapevolezza. L’arte è rimasta.

Sebbene i movimenti siano stati sconfitti e talvolta i diritti conquistati con le lotte abbiano ceduto nuovamente il posto a delle derive antidemocratiche. Ciò che ci è rimasto di quegli anni impetuosi è esposto a La Galleria Nazionale. Non è nient’altro che l’arte.

 

Francesca Blasi

 

Sono nata a Roma nel 1988. Mi sono laureata in storia dell'arte contemporanea presso l'università La Sapienza di Roma. Alla triennale ho elaborato una tesi sull'arte antifascista e alla magistrale ho fatto una ricerca sull'uso del pixel nelle arti visive. Amo la fotografia, hobby che pratico, il cinema, la lettura e la musica.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui