Franca Pisani: il codice archeologico e il recupero della bellezza

Codice archeologico. Il recupero della bellezza - Franca Pisani
Codice archeologico. Il recupero della bellezza - Franca Pisani

Un viaggio emozionale nella magia creativa dell’artista che per la prima volta espone a Roma al Macro Testaccio.

Franca Pisani è un’artista toscana che basa la sua ricerca sul dialogo tra passato e futuro. Un passato fatto di rovine a cui lei vuole restituire forza e dignità, inserendole in un contesto contemporaneo. Il percorso che l’artista ci propone è un tour emozionale nei quattro famosi siti archeologici mediorientali: Hatra, Nimrud, Bamiyan e Palmira. Luoghi, tra i più vandalizzati dagli scontri che da anni oppongono varie fazioni in quell’area geografica ma che hanno costituito e costituiscono un tassello essenziale nella storia dell’umanità.

L’artista vuole preservarne e proteggerne la memoria per le generazioni presenti e future.

Ma entriamo nel vivo della mostra.

Sulla porta di entrata del Macro notiamo subito un manifesto con su scritto : Franca Pisani “il codice archeologico” e il “recupero della bellezza”.

Incuriositi proseguiamo.

La sensazione è quella di essere catapultati indietro nel tempo. La prima cosa che ci salta all’occhio è un corridoio dove, centralmente sistemati a terra in modo disordinato ma seguendo in linea retta la traittoria del museo, ci sono un migliaio di pezzi marmorei di varie forme e dimensioni. Questo esempio di archeologia contemporanea ci fa capire che è da lì che inizierà il nostro viaggio emotivo.

 

Memoria a pezzi, Franca Pisani, Macro Testaccio
Memoria a pezzi, Franca Pisani, Macro Testaccio

 

Il marmo, proveniente dalle cave del Monte Altissimo di Pietrasanta, è l’elemento a cui Franca Pisani dedica una seconda vita. Lo rinvigorisce restituendogli l’energia che merita essendo stato un materiale memorabile nella storia dell’umanità.

Il cumulo di rovine è la  risposta dell’artista alle divinità sepolte che riemerge come un’aurora, un’alba: è speranza!

Il marmo torna in un altra opera “Albero di pietra”. Questa volta lo troviamo abbracciato ad un tronco di un albero di frassino strappato alla terra versiliana dalle tempeste di vento.

 

Albero di Pietra, Franca Pisani, Macro Testaccio
Albero di Pietra, Franca Pisani, Macro Testaccio

 

“Non è un’immagine che cerco, non un’idea. E’ un’emozione che voglio creare”. Così Franca Pisani racconta il suo lavoro fatto di scultura, pittura, installazione, poesia visiva e teatralità.

La versatilità dell’artista le permette di entrare in un campo quasi mistico, sciamanico dove l’unico modo per tornare alle origini è far dialogare il passato con il presente.

Questo dualismo è il centro della sua ricerca.

Un altro elemento oltre il marmo, che permette all’artista un’indagine nella tradizione, è il telero. Il termine telero deriva dalla parola teler che in veneto significa telaio. E’ un tipo di pittura che risale al cinquecento e che usava vaste tele di lino dipinte ad olio applicate direttamente sulla parete senza il tipico riquadro ligneo. I precursori di questa tecnica sono i veneti Carpaccio, Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane e Tiziano.

Ma cosa è che incuriosisce l’artista rispetto a questa tipologia di tela?

La scelta dipende dal fatto che queste tele venivano lasciate grezze. Franca Pisani dipinge con ossidi e lacche dieci teleri di lino cotto che misurano 3×4 metri.

E dunque di nuovo un ritorno all’antico.

Posizionate ai lati dell’iter espositivo, si offrono allo spettatore per accompagnarci nella nostra passeggiata nel tempo. Gli oli essenziali, posizionati sulle pennellate di biacca o pigmento danno luminosità all’opera, che va oltre l’action painting, in un insieme di segni che si riconoscono l’uno nell’altro.La sua pittura impastata di materia va alla ricerca del sè, al recupero di una memoria primordiale, ancestrale, cercando di riappropriarsi della propria origine.

Un passato fatto di catastrofi che va ad incrociarsi con le rovine del presente.

Ed è proprio in questo momento che la Pisani cerca di affermare il suo posto, mettendo in luce  un forte bisogno identitario.

Proseguendo il nostro cammino all’interno del Macro, senza neanche accorgersene, ci ritroviamo nell’ultima stanza.

L’atmosfera mistica raggiunge il massimo della sua espressione.

Ad accoglierci abbiamo delle sculture, simili a delle mummie, fatte di pergamena: i”Nomadi”.

Sembrano indicarci la direzione del movimento cosmico. Ancora una volta si accende il dibattitto tra passato e presente, tra antico e futuro: antichi nomadi che guardano le stelle, il cosmo, il poi…

Il regno che Franca Pisani mette in scena è il “Regno delle madri”, il regno in cui l’uomo può entrare per risvegliare la forza della sua anima. Nel nostro mondo, quello che intendiamo come mondo fisico, gli oggetti si presentano con contorni definiti, che conosciamo bene; nel mondo “spirituale”, metafisico, invece le sensazioni da noi provate sono disordinate, le figure si mescolano e si confondono tra loro.

In questo regno nasce ciò che è offerto ai nostri sensi.

Tra i nomadi c’è anche una donna, l’unica seduta e legermente discosta, con un copricapo conico fatto di canne di bambù che sta a rappresentare l’orgoglio femminile, origine del “regno delle madri”. Ed è proprio l’artista toscana ad identificarsi in questa nomade, una nomade bendata che sembra dare una profezia.

L’immagine della donna bendata non è nuova nell’iconografia infatti ha rappresentato per anni la  dea della Fortuna, ritenuta responsabile del destino di tutti gli esseri umani.

 

Franca Pisani ci porta oltre ciò che vediamo, come se il nostro sguardo fosse sempre alla ricerca di qualcosa che è fuori dal tempo.

In un mondo in cui tutto sembra sfuggirci di mano, in cui la tecnologia e la velocità di informazione logorano l’umanità, l’artista decide di fare un passo indietro; di trovare un posto nel caos. Ci fa entrare nella sua macchina del tempo, in quella macchina che può restituirci le nostre origini.  Origini fatte di guerre e catastrofi ma anche di meravigliose bellezze.

 

Alessandra Forastieri

Alessandra Forastieri
Storica dell'arte e curatrice artistica, amante soprattutto dell'arte contemporanea. Curiosa e appassionata di letteratura classica, danza, teatro e musica.

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