Zakharova e Repin, connubio perfetto tra danza e musica

Inutile fingere meraviglia e sorpresa di fronte ad uno spettacolo che sapevamo per certo ci avrebbe regalato una serata di rara e raffinata bellezza. Stiamo parlando di “Pas de deux for Toes and Fingers” il gala di danza-concerto andato in scena martedì 22 dicembre 2015, sul palco dell’Auditorium Conciliazione di Roma per l’ultima delle due serate inserite all’interno della Rassegna Tersicore diretta da Daniele Cipriani.
Pas de deux for Toes and Fingers
Certo è che in più occasioni il nome di Daniele Cipriani è diventato ormai una sorta di “garanzia” per il pubblico romano al quale, negli ultimi anni, ha riservato vere e proprie parate di stelle internazionali della danza, conosciute e acclamate in tutto il mondo. A splendere in scena stavolta è stata Svetlana Zakharova, étoile del Teatro Bolshoi di Mosca e della Scala di Milano, amata dal pubblico e celebrata quale esempio di eleganza e perfezione, in coppia (nel vero senso della parola) con una stella della musica classica, il virtuoso violinista Vadim Repin. Come se non bastasse, a completare il quadretto, la presenza in scena del primo violino Anton Barakovskij e dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che con le sue note ha accompagnato le coreografie eseguite da Svetlana Zakharova e da alcuni suoi straordinari partner: Vjačeslav Lopatin e Mikhail Lobukhin, primi ballerini del Teatro Bolshoi di Mosca, Vladimir Varnava, ballerino e coreografo del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e Johan Kobborg, già primo ballerino del Royal Ballet di Londra.
La serata ha inizio e, come tradizione vorrebbe, si è invitati ad assistere a ciò che avviene sul palcoscenico, presi per mano dall’Orchestra che, sulle note del Divertimento in re maggiore kv 136 del grande Mozart, cattura la platea con quel magnetismo di cui solo la musica classica suonata dal vivo è capace. Una sensazione che accompagnerà il pubblico per l’intera serata e che risulta ancor più evidente con l’entrata in scena del prodigioso violino di Repin per l’adagio “Distant Cries” di Tomaso Albinoni, danzato su coreografia di Edward Liang dai due interpreti Svetlana Zakharova e Mikhail Lobukhin. È la danza in questo caso che dirige l’orchestra: la danzatrice, inizialmente sola in scena, con movimenti fluidi “da il la” all’ensemble permettendo a musica e danza di fondersi completamente. Il gesto coreografico è delicato ma energico al tempo stesso, i corpi dei danzatori in scena sembrano fluttuare nell’aria senza perdere quasi mai il contatto tra loro, fin quando la ballerina rimane nuovamente sola in scena, decretando con le sue lunghe braccia lo scemare della melodia.
Dopo una serie di scroscianti applausi si prosegue con il Concerto per violino e orchestra d’archi n. 1 in re minore di Felix Mendelssohn che vede unici protagonisti in scena l’Orchestra e il violinista Repin. Un perfetto mix tra adagio e allegro che rende onore sia al virtuosismo di Repin, sia alla bravura della formazione fondata nel 2004 da Riccardo Muti, e composta dai migliori strumentisti italiani under trenta. È la volta poi di Fratres “Plus minus zero” di Arvo Pärt eseguito ancora una volta dal vivo e danzato dalla Zakharova insieme a Vladimir Varnava su coreografia dello stesso. Note e movimenti sembrano qui diventare una cosa sola: impossibile prescindere l’una dall’altra, i piedi dei danzatori attendono le dita dei musicisti e viceversa. La danza è più frenetica, a tratti secca, quasi “scattosa”, a testimonianza di un repertorio sicuramente moderno ma caratterizzando da una profonda base classica. La sonorità degli archi e degli strumenti a percussione, in questo caso gioca un ruolo fondamentale regalando al pezzo coreografico una straordinaria musicalità, creando una danza via via sempre più vorticosa che si conclude infine in un abbraccio ricco di pàthos. 
“Tambourin Chinois op. 3” di Fritz Kreisler è un vero tripudio di “frizzantezza” che scuote la platea dando spazio al celebre virtuosismo di Vadim Repin, capace di un’esecuzione magistrale e coinvolgente. Il programma riserva poi uno spazio dedicato solo ed esclusivamente a Svetlana Zakharova, impegnata nell’assolo “Revelation”, coreografato dalla giapponese Motoko Hirayama su musica, in quest’unico caso registrata, di John Williams. Proprio sullo stesso palcoscenico, lo scorso gennaio, in occasione del Gala Les Étoiles, avevamo avuto modo di apprezzare una Svetlana Zakharova in parte inedita, in una mirabile esecuzione di questo assolo, sulle musiche della colonna sonora di Schindler’s List. L’esibizione di ieri è dunque stata per molti la conferma di un’evidente maturità artistica ed espressiva della danzatrice che in questo pezzo riesce sicuramente a combinare la perfezione tecnica, che l’ha resa nota al grande pubblico, ad una rinnovata consapevolezza stilistica. Il risultato è un’interpretazione struggente e intima alla quale difficilmente si resta indifferenti.
“Revelation” Svetlana Zakharova
La serata procede a ritmo serrato portando stavolta sotto le luci dei riflettori i due violini, Vadim Repin e Anton Barakovskij, che insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini rendono omaggio a Johann Sebastian Bach con il “Concerto per due violini e orchestra in re minore bwv 1043”. Pur correndo il rischio di cadere nella banalità sia in questo caso, sia per l’esecuzione di “Estrellita” di Manuel Maria Ponce con l’arrangiamento di Jascha Heifetz, è proprio il caso di dire “questa sì, che è musica per le orecchie!”. La sintonia tra i due violini e il resto dell’ensemble è percepibile anche per un orecchio non allenato e, proprio per questo, le dolci note riescono ad affascinare chiunque, anche chi non è propriamente un addetto ai lavori.
Attesissimo momento della serata quello de Il Cigno “La morte del cigno” di Camille Saint-Saens. Interpreti: al violino Vadim Repin, all’arpa Anna Astesano e chiaramente, su coreografia di Michel Fokine, il cigno bianco per eccellenza, Svetlana Zakharova. Le celebri note pervadono letteralmente l’intero Auditorium che, con il fiato sospeso, si prepara ad osservare una splendida creatura che danzando cambia la sua natura, tramutandosi in un elegante cigno. Le linee lunghissime di braccia e gambe, due piedi perfetti dal punto di vista tersicoreo, si sommano a un’intensità e a un’espressività che riesce a trasmettere la straordinaria bellezza di un classico senza tempo, si potrebbe persino osare definendolo il classico dei classici. Al termine di questo attimo magico il pubblico non può esimersi dall’applaudire a lungo la danzatrice, nella convinzione che probabilmente Svetlana Zakharova non avrebbe potuto esser altro fuorché una splendida creazione della Dea Tersicore. 
“La morte del cigno” Svetlana Zakharova
Il registro cambia totalmente per il gran finale di serata. Si chiude con Scherzo Fantastico op. 25 “La ronde des lutins” di Antonio Bazzini, coreografato da Johan Kobborg, protagonista in scena insieme a Svetlana Zakharova, Vjačeslav Lopatin e l’intera orchestra diretta da Vadim Repin. Il tono è appunto scherzoso, giocoso a tal punto da inserire all’inizio un simpatico scambio di battute tra musicisti e danzatori: si ipotizza, infatti, uno scambio di ruoli che vedrebbe Repin nel ruolo di ballerino, ruolo rifiutato prontamente con ironia dal violinista. Dal punto di vista musicale le note allegre, veloci e pizzicate si sposano alla perfezione con un disegno coreografico che mette in risalto le straordinarie doti tecniche e virtuosistiche dei danzatori, dando vita ad una sorta di sfida per chi riuscirà ad aggiudicarsi la bella Svetlana. Dal canto suo la danzatrice è sorprendentemente ironica e spiritosa, lontanissima dall’immagine fiabesca vista precedentemente ne Il Cigno, molto vicina invece all’idea di una “bimba dispettosa” che tra i due litiganti finisce per scegliere proprio il violinista, suo marito. 
“La ronde des lutins” Johan Kobborg Svetlana Zakharova Vjačeslav Lopatin
Definire “Pas de deux for Toes and Fingers” un successo appare a questo punto quasi superfluo e riduttivo, più opportuno invece è etichettarlo con l’aggettivo “unico”, uno di quegli eventi che qualsiasi amante dell’arte in senso lato dovrebbe segnare sul calendario, un appuntamento al quale sarebbe un vero peccato mancare.
Francesca Pantaleo

[foto di Pierluigi Abbondanza]

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